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‘Ndrangheta, sequestrati beni per 3,5 mln a cosche della Piana

Non si arresta l’azione di aggressione della Guardia di Finanza e dell’autorità giudiziaria ai patrimoni illecitamente accumulati dalle cosche di ‘ndrangheta. I militari del Gico del Nucleo di polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, in collaborazione con i colleghi romani dello Scico, in esecuzione del provvedimento di sequestro emesso dal Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione, a firma del presidente Kate Tassone, su proposta della Procura della Repubblica di Reggio Calabria Dda, nelle persone del Procuratore aggiunto Michele Prestipino Giarritta e del sostituto procuratore Sara Ombra, hanno eseguito sequestri patrimoniali nei confronti di alcuni soggetti vicini e/o contigui alle potenti cosche Gallico di Palmi e Alvaro di Sinopoli. In particolare si tratta di Francesco Frisina, 56 anni, il quale risulta gravato da numerosi precedenti di polizia e giudiziari, quali associazione di tipo mafioso, porto abusivo e detenzione di armi, tentato omicidio, omicidio, stupefacenti, estorsione, tentata rapina, sorveglianza speciale, nonché una condanna per associazione a delinquere e detenzione e porto illegale di armi e munizioni. È noto alle cronache giudiziarie, inoltre, per essere stato condannato per estorsione tentata nell’ambito del procedimento convenzionalmente denominato "Tallone d’Achille", parimenti condotto dalla Dda di Reggio Calabria, nonché per essersi reso latitante dopo essere stato raggiunto, nel 1996, da un’ordinanza di custodia in carcere perché accusato di traffico di sostanze stupefacenti. La latitanza del Frisina terminò il 29 giugno del 1996, quando venne sorpreso all’interno del bagagliaio dell’autovettura condotta dal cognato Carmine Saccà. Maria Antonia Saccà, coniuge del Frisina, è sorella di Carmine Saccà e figlia di Rosaria Alvaro, la quale – a sua volta – è figlia del noto Carmine Alvaro 97 anni, detto "Pastina". Come altrettanto noto, Carmine Alvaro è fratello di Giuseppe Alvaro 80 anni – detto "U Rugnusu" – e di Cosimo Alvaro 92 qnni, tutti e tre considerati i capi storici della cosca Alvaro di Sinopoli. Sono fratelli di Carmine Alvaro, altresì, anche Domenico Alvaro 95 anni, padre del noto boss Carmine Alvaro 59 anni inteso "Cupirtuni" e Angela Alvaro, coniugata con Domenico Alvaro 75 anni, inteso "Micu U Scagghiuni". In sintesi, in ragione dei rapporti di parentela descritti, Maria Antonia Saccà è nipote di Carmine Alvaro – inteso "Pastina", il quale è zio di Carmine Alvaro "Cupirtuni", a sua volta cugino di secondo grado (per parte di madre) di Vincenzo Alvaro 48 anni, già noto in quanto sottoposto a misura di prevenzione patrimoniale nell’ambito della nota operazione di polizia giudiziaria, convenzionalmente denominata "Cafè De Paris", eseguita, nel luglio 2009, dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria. Alessandro Mazzullo, nipote di Francesco Frisina, Maria Antonia Saccà e Carmine Saccà, anche se formalmente incensurato, sul suo conto sono emersi numerosi elementi in ordine alla sua intraneità alla cosca Gallico; in tal senso, piuttosto esplicita è risultata una conversazione in carcere, intercettata nei confronti del noto Giuseppe Galimi il quale, conversando con i propri familiari, indica il Mazzullo – identificandolo proprio come nipote di Francesco Frisina – quale appartenente alla cosca. Anche il padre, Giuseppe Mazzullo 67 anni, è stato riconosciuto organico alla medesima cosca ed era già stato tratto in arresto nel 2002 per il delitto di cui all’art 416 bis C.P., noto anche per aver preso parte anche al conflitto a fuoco avvenuto il 14 febbraio 2005, a seguito del quale moriva Giuseppe Galimi, 25 anni. Dalle indagini esperite dal Gico, unitamente ai colleghi dello Scico, è emerso che i coniugi Saccà- Frisina, trasferitisi da tempo a Roma, nonostante redditi lecitamente percepiti neppure sufficienti a far fronte alle più elementari necessità, hanno, nel corso di pochi anni, acquistato un’abitazione di circa 10 vani nella capitale, vari beni mobili registrati nonché la titolarità delle quote del capitale sociale di varie società. Analoghe risultanze sono emerse in capo anche al Alessandro Mazzullo il quale, nonostante un reddito medio annuo al disotto della soglia minima di sopravvivenza, ha acquistato un’abitazione in Roma di 9,5 vani per un valore dichiarato in atti di 500.000 euro, oltre alla titolarità di quote societarie. È sulla base degli elementi raccolti dalla Guardia di Finanza che la Procura ha avanzato apposita proposta di sequestro anticipato nei confronti dei predetti soggetti ed il Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione ha disposto il sequestro di: Villino sito a Roma, di 10 vani, intestato a Maria Antonia Saccà, Unità Immobiliare sita a Roma intestata a Maria Antonia Saccà, Villino sito a Roma, di 9,5 vani, intestato a Alessandro Mazzullo, Unità immobiliare, di 125 mq., intestato a Alessandro Mazzullo, quote societarie relative a 3 persone giuridiche per un valore complessivo di circa 3,5 milioni di Euro. L’operazione conferma il consolidato interesse delle cosche reggine per il mondo economico capitolino e, in particolare, per il settore della distribuzione alimentare e dei bar e ristorazione, ulteriormente acclarando l’ormai provata capacità di proiezione affaristico/imprenditoriale sull’intero territorio nazionale e estero, avvalendosi sia di soggetti loro legati da legami di parentela sia attraverso prestanome e imprenditori compiacenti.

giugno 5, 2012   Commenti disabilitati su ‘Ndrangheta, sequestrati beni per 3,5 mln a cosche della Piana

Minacce al referente di Libera, la solidarietà di Stopndrangheta.it

REGGIO CALABRIA – La lettera di minacce al referente reggino di Libera, Mimmo Nasone, al quale Stopndrangheta.it esprime vicinanza e solidarietà, costituisce un episodio gravissimo che colpisce l’intero universo di associazioni e singoli cittadini protagonisti in questi anni, al fianco di Libera, di importanti battaglie contro la ‘ndrangheta. A questo evidente, quanto ignobile, tentativo di condizionamento siamo tutti chiamati a rispondere nei fatti e quotidianamente, proseguendo con maggiore impegno e determinazione nella strada del contrasto alle cosche e per la piena affermazione dei valori della legalità.

giugno 5, 2012   Commenti disabilitati su Minacce al referente di Libera, la solidarietà di Stopndrangheta.it

Estorsioni sui lavori della Sa-Rc: 12 fermi a Scilla

REGGIO CALABRIA – Associazione mafiosa ed estorsione aggravata. Con queste ipotesi di reato dodici presunti esponenti della cosca Nasone – Gaietti di Scilla sono stati fermati dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria nell’ambito di indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia reggina. Partite dopo l’arresto in flagranza di Giuseppe Fulco, pregiudicato ammanettato nel giugno 2011 per estorsione aggravata ai danni di un’impresa impegnata in lavori di ammodernamento della SS 18 in prossimità di Scilla, le attività investigative hanno permesso di delineare l’organizzazione, la composizione e le gerarchie interne della cosca Nasone-Gaietti, ma anche i suoi illeciti obiettivi economici e le strategie criminali messe in atto per raggiungerli. I soggetti fermati sono Arturo Burzomato, Carmelo Calabrese, Annunziatina Fulco, Matteo Gaietti, Francesco Libro, Antonino Nasone, Domenico Nasone (cl. ’83), Domenico Nasone (cl. ’69), Francesco Nasone, Rocco Nasone, Virgilio Giuseppe Nasone e Pietro Puntorieri. Tutti presunti componenti di una cosca, legittimata, secondo quanto emerso dalle indagini, ad imporre, "sollecitare" e riscuotere nella rispettiva zona di competenza una quota dei proventi delle estorsioni connesse ai lavori di ammodernamento dell’autostrada A3: il famigerato "tre per cento" del capitolato preteso dalle cosche sui lavori eseguiti nel territorio di dominio.

LE ESTORSIONI – Il danneggiamento dei mezzi di lavoro era il segnale lanciato alle ditte per spingere i responsabili a mettersi in contatto con gli emissari criminali di volta in volta designati. L’escalation delle attenzioni criminali – dai vetri infranti, ai mezzi incendiati fino alle bottiglie piene di liquido infiammabile fatte ritrovare sul cantiere – era sempre pianificata con metodo per raggiungere l’obiettivo prefissato. Non sono state risparmiate neanche le piccole attività economiche del territorio. "Nessuno poteva interferire con gli interessi della cosca – affermano gli inquirenti – emblematico il caso di una piccola attività commerciale storica scillese che, nella notte tra il 18 e 19 febbraio scorso, ha subito la distruzione totale a mezzo incendio dell’esercizio commerciale ubicato nel porticciolo turistico di Scilla; unica colpa del titolare è stata di aver richiesto al Comune di Scilla una nuova concessione in un’area del Porto di interesse cosca". Sono sei gli episodi estorsivi consumati e/o contestati dagli inquirenti. A seguito del provvedimento di fermo, inoltre, è scattato anche il sequestro preventivo di ben 32 immobili (appartamenti, fabbricati, terreni) oltre ad un bar ed una pasticceria, conti correnti bancari polizze assicurative ed altri titoli finanziari per un totale di 5 milioni di euro.

"ORA TOCCA AGLI IMPRENDITORI" – "Dopo gli illeciti accertati nelle zone di Gioia Tauro, Rosarno e Palmi – ha commentato il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Michele Prestipino, presentando gli esiti dell’operazione – oggi completiamo il quadro delle indagini con questa operazione sul territorio di Scilla che ci consente di liberare dal controllo mafioso tutti i cantieri che interessavano queste aree. Tempo fa era stata sollecitata una maggiore attenzione nell’opera di vigilanza e prevenzione sui cantieri dell’Autostrada. L’indagine di oggi dimostra che già da tempo stavamo operando in questa direzione. Abbiamo fatto la nostra parte, adesso ci attendiamo che gli imprenditori facciano la loro e che siano adeguatamente sollecitati a collaborare con le indagini".

maggio 30, 2012   Commenti disabilitati su Estorsioni sui lavori della Sa-Rc: 12 fermi a Scilla

La Carovana antimafie approda in Calabria: iniziative a Crotone, Lamezia e Reggio

REGGIO CALABRIA – Il 28 maggio a Crotone, il 29 a Lamezia Terme, il 30 a Reggio Calabria. Sbarca in Calabria la Carovana Antimafie, "nata" nel 1994 e promossa da Arci, Libera e Avviso Pubblico, con Cgil, Cisl e Uil. Partita da Roma l’11 aprile scorso per arrivare l’undici ottobre in Sicilia, la Carovana attraverserà in un viaggio di circa 90 giorni tutte le regioni italiane, toccando anche la Francia (Nizza, Tolone, Marsiglia, Bastia, Parigi) e l’Africa settentrionale (Tunisi). In ognuno dei luoghi raggiunti sono previste iniziative, alcune dal forte valore simbolico, con l’obiettivo di coinvolgere e sensibilizzare gli abitanti e le istituzioni locali. Dibattiti, convegni, testimonianze di familiari di vittime di mafia, incontri con la cittadinanza, cene della legalità con i prodotti delle terre confiscate alle mafie, concerti, spettacoli, animazione nelle piazze e nelle scuole e la produzione di una mostra grafica dedicata alle vittime di mafia, caratterizzeranno un viaggio civile e sociale. Momenti salienti della Carovana saranno i passaggi del testimone da tappa a tappa, rappresentati fisicamente dall’arrivo e dalla partenza dei due furgoni di Carovana con a bordo i carovanieri, ovvero i "narratori" ufficiali del lavoro di antimafia sociale. La memoria di ogni tappa verrà fissata attraverso i diari di bordo giornalieri tenuti dai carovanieri e i corti di Carovana, realizzati da video maker o documentaristi della regione coinvolta, che al termine saranno raccolti in un unico documentario. Ad ogni tappa, un pezzo di stoffa con il nome della città protagonista della tappa sarà aggiunto alla bandiera della legalità democratica, simbolo della Carovana.

Anche le tre tappe calabresi, che seguono di pochi giorni l’attentato a Brindisi, proprio nel giorno del passaggio di Carovana Antimafie, vedranno momenti di riflessione e di confronto con studenti, associazioni e società civile con iniziative organizzate presso alcune istituzioni scolastiche (Liceo Scientifico "Filolao" di Crotone e Liceo "Tommaso Campanella" di Lamezia Terme) e presso la sede del Consiglio Regionale della Calabria (Bottega della legalità e sala Giuditta Levato). Altre iniziative saranno organizzate presso la Libreria Tavella di Lamezia Terme con una mostra grafica sulle vittime di mafia e Parco Pignara di Crotone.

maggio 25, 2012   Commenti disabilitati su La Carovana antimafie approda in Calabria: iniziative a Crotone, Lamezia e Reggio

La tappa di Lamezia tra diritti e immaginario: il programma

XV CAROVANA INTERNAZIONALE ANTIMAFIE
29 MAGGIO 2012 – LAMEZIA TERME

Fare Società: costruire comunità responsabili
cultura, legalità democratica, diritti, educazione popolare, giustizia sociale

TRIBUNALE DI LAMEZIA TERME, ore 8.30
Passaggio di Carovana e accoglienza davanti al Palazzo di Giustizia.
Corteo dal Palazzo di Giustizia all’Istituto T. Campanella.

AUDITORIUM DEL MAGISTRALE ore 9.00-13.00
Accoglienza dei carovanieri nel cortile dell’Istituto da parte dei ragazzi del Liceo e di una rappresentanza degli altri istituti lametini.
A seguire incontro pubblico nell’auditorium del Tommaso Campanella

modera
Maria Scaramuzzino, giornalista

saluti introduttivi
Enzo Caroleo, Libera Lamezia Terme
Giovanni Martello, dirigente scolastico "T. Campanella"
Paolo Tramonti, segretario generale Cisl

interventi
Luigi De Sena, vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia
Michele Prestipino, procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia Reggio Calabria
Florindo Rubbettino, editore
Danilo Chirico, giornalista Paese Sera
Alessandro Cobianchi, coordinatore Carovana Antimafie
Paolo Beni, presidente Arci
testimonianze degli studenti del T. Campanella

intervento di Dario De Luca
tratto da U Tingiutu. Un Aiace di Calabria di Dario De Luca – Scena Verticale

conclusioni
Francesco Talarico, presidente del Consiglio Regionale Calabria
Wanda Ferro, presidente della Provincia di Catanzaro
Gianni Speranza, sindaco di Lamezia Terme

LIBRERIA TAVELLA, ore 18.30
Presentazione della mostra "15 poster come carte di agrumi" di Mauro Bubbico dedicata alle vittime di mafia. Interviene Francesca Chirico, Stopndrangheta.it

Soggetti promotori di Carovana Antimafie:
Arci | Libera | Avviso Pubblico | CGIL | CISL | UIL | Banca Etica | La Ligue de l’enseignement | Ucca Cinema
Aderiscono alla XV Carovana Internazionale Antimafie:
Re-volution legalità | Associazione Antiracket Lamezia Terme | Centro Riforme Democrazia Diritti | Legambiente Calabria | Stopndrangheta | Forum del Terzo Settore Calabria | Ammazzateci Tutti! | Associazione per la Ricerca Neurogenetica | Associazione Altrove | Arci Servizio Civile Calabria | Associazione La Strada | Comunità Progetto Sud | Movimento Agende Rosse Calabria | Comitato Civico "Salviamo il nostro tribunale a Lamezia Terme" | Ordine degli avvocati di Lamezia Terme | Scena Verticale | Rubbettino Editore | Libreria Tavella

maggio 25, 2012   Commenti disabilitati su La tappa di Lamezia tra diritti e immaginario: il programma

In Puglia per parlare di “Dimenticati”

Una giornata nel segno delle vittime dimenticate di ‘ndrangheta. E’ quella che il 28 maggio si svolgerà a San Giorgio Jonico, nel Tarantino, con l’iniziativa "…conoscere la mafia per sconfiggerla" che vedrà la presentazione del libro "Dimenticati" di Alessio Magro e Danilo Chirico (Castelvecchi editore 2010, II ed.2012). Due i momenti in cui si snoderà l’evento: un incontro mattutino con gli studenti dell’istituto comprensoriale "G.Pascoli", alla presenza dell’autore di Dimenticati e coordinatore di Stopndrangheta, Alessio Magro, e la presentazione pomeridiana del libro. Nell’occasione interverranno, tra gli altri, il sindaco di San Giorgio Giorgio Grimaldi, il procuratore capo della Repubblica, Giorgio Grimaldi.

maggio 25, 2012   Commenti disabilitati su In Puglia per parlare di “Dimenticati”

Braccianti africani schiavizzati nel campi del Sud, 16 arresti

Immigrati fatti entrare in Italia clandestinamente e poi obbligati a lavorare nei campi del Sud, "prigionieri" dei loro aguzzini e costretti a vivere in condizioni disumane. Per questo sono state emesse 22 ordinanze di custodia cautelare, di cui 16 già eseguite, in un’indagine condotta dal Ros di Lecce dal gennaio 2009 al marzo 2010, con ulteriori specifiche attività nei mesi estivi del 2010 e del 2011, nonché fino a ottobre 2011. Coinvolto un sodalizio criminale transnazionale, costituito da italiani, algerini, tunisini e sudanesi attivo in Puglia, Sicilia, Calabria e Tunisia. Di nazionalità tunisina e ghanese le vittime.

L’indagine "Sabr", condotta dal Ros di Lecce e compendiata in più informative di reato, ha consentito, tra altri aspetti, di far emergere la sussistenza delle fenomenologie criminose di "riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù" e "tratta di persone", in un contesto criminale transnazionale in cui ognuno ricopriva compiti e ruoli ben delineati. Un vero e proprio ‘sistema’ criminale, efficientemente organizzato, nato e proliferato anche grazie alla "disperata e obbligata" partecipazione delle vittime.

Il reclutamento all’estero (in molti dei casi in Tunisia) di disperati allettati da false e ingannevoli prospettive di svolgere una regolare attività lavorativa in agricoltura, con paghe dignitose e buone condizioni di vita, avveniva col semplice ma efficace metodo del ‘passa parola’ a opera di ‘reclutatori’ che provvedevano poi a organizzare i ‘viaggi della speranza’ verso la Sicilia e successivamente attraverso i complici in Italia, gli spostamenti massivi degli operai dapprima nell’agro pachinese (Sr) e, in un secondo momento, in quello Neretino (Le). Il sistema criminale era ben organizzato, con rapporti di cooperazione tra ‘datori di lavorò (in particolare a Nardò associatisi in una sorta di ‘cartello’) e ‘caporali o capi cellula’, in grado di dare vita a massicci fenomeni di tratta di persone all’interno dei confini dello Stato italiano, al fine di procurare manodopera in grado di soddisfare le esigenze di lavoro stagionale agricolo in piu’ Regioni d’Italia. Una volta a destinazione gli ‘schiavi operai’ erano collocati in campi lontani chilometri dai centri abitati, e di fatto ‘prigionieri’ dei loro aguzzini. La permanenza in alloggi fatiscenti (senza acqua corrente, servizi igienici e corrente elettrica), non affatto casuale era gestita direttamente da ‘datori di lavoro’ e ‘caporali’. Gli operai erano costretti a lavorare nei campi 10-12 ore al giorno, a condizioni pesanti tali da rasentare i limiti della sopportazione psico-fisica, nonché remunerati con paghe al di sotto della soglia di povertà (20-25 euro al giorno). Un fenomeno che rappresenta l’estremità finale di un asse che descrive le diverse macro-configurazioni del lavoro dipendente (lavoro formalizzato, lavoro irregolare e lavoro forzato), quello che coinvolge appunto gli immigrati. Parallelamente, le investigazioni hanno messo in evidenza come gli "spostamenti" massivi (dall’estero ed all’interno dei confini dello Stato) dei lavoratori migranti fossero inevitabilmente connesse alle condizioni di lavoro irregolare che, nelle sue forme più penalizzanti, si è espressa nel lavoro para-schiavistico. Le fasi iniziali d’insediamento degli immigrati, infatti, erano generalmente caratterizzate dalla condizione di irregolarità tale da "costringere" i lavoratori stranieri ad accettare qualsiasi tipo di impiego pur di acquisire un minimo reddito per la sopravvivenza.

All’indagine hanno collaborato il Comando Provinciale Carabinieri di Lecce, il Comando Carabinieri Tutela del Lavoro e il Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari, soprattutto in ordine ai contributi pubblici Agea – Ministero Politiche Agricole, di cui hanno beneficiato alcuni degli indagati.

maggio 23, 2012   Commenti disabilitati su Braccianti africani schiavizzati nel campi del Sud, 16 arresti

Bomba contro una scuola di Brindisi: muore una sedicenne, grave un’altra ragazza

Un ordigno composto da tre bombole di gas è esploso questa mattina davanti all’Istituto professionale Morvillo-Falcone di Brindisi. È successo tutto intorno alle 7.50, quando i ragazzi stavano per entrare a scuola. Almeno 6 gli studenti rimasti feriti, una ragazza non ce l’ha fatta. Si tratta di Melissa Bassi, 16 anni (nella foto). L’amica Veronica Capodieci, che si trovava con lei al momento dell’esplosione, lotta tra la vita e la morte. «La ragazza è grave ma è viva – ha detto Paola Ciannamea, direttore sanitario dell’Asl di Brindisi 1 – aspettiamo la fine dell’intervento chirurgico a cui è stata sottoposta per diramare un bollettino medico. Le sue condizioni sono comunque stabili e il polmone ha ripreso a funzionare». Le due studentesse erano da poco scese dal pullman che porta da Mesagne a Brindisi, quando sono state colpite dalla bomba. Sono subito state ricoverate all’ospedale Terrino di Brindisi, la più grave, Melissa, aveva ustioni sul 90% del corpo e aveva perso un arto durante l’esplosione. Veronica ha traumi toraco-addominali e ustioni su gran parte del corpo. Altre studentesse sono rimaste ferite e tre, in prognosi riservata, sarebbero entrate in sala operatoria. Degli altri studenti coinvolti nell’esplosione, due soli hanno ferite di lieve entità e se la caveranno con poco.

LA SCUOLA – La scuola, un istituto professionale per i servizi sociali-moda-turismo frequentato soprattutto da ragazze, è stato fatto sgomberare e tutta la zona è stata transennata. A terra libri bruciati, scarpe e vetri rotti. Secondo gli inquirenti l’obiettivo era la scuola e si propende per la pista mafiosa. È per questo che polizia, carabinieri e Guardia di finanza stanno facendo perquisizioni nelle abitazione di noti pregiudicati della città per controllare i loro alibi delle ultime ore.

L’ESPLOSIONE – «Le bombe sono scoppiate proprio davanti al cancello della nostra scuola – racconta al telefono Valeria Vitale, dirigente amministrativa dell’istituto scolastico – due deflagrazioni distinte – specifica la Vitale che non era presente allo scoppio ma è arrivata subito dopo -. Ho visto ambulanze, polizia e vigili del fuoco che sono ancora nella scuola per i sopralluoghi. Hanno ispezionato tutti i bidoni della spazzatura. L’apertura della scuola è alle 8, quindi lì davanti non c’erano molti studenti. Di solito ad arrivare prima sono i pendolari che arrivano con le corriere». Come Melissa e Veronica.

I RILIEVI – Agenti della Digos e carabinieri sono impegnati nei rilievi. L’ordigno sarebbe stato posizionato su un muretto poco fuori dall’Istituto, che si trova vicino al Tribunale di Brindisi. Non, come emerso nei primi minuti successivi alla tragedia, in un cassonetto della raccolta differenziata. L’esplosione è stata violenta: rotti i vetri dell’istituto scolastico ma anche quelli delle palazzine vicine. La bomba è esplosa intorno alle 7.50: molti studenti sarebbero di Mesagne, la culla della Sacra Corona Unita dove qualche settimana fa il presidente dell’associazione antiracket Fabio Marini è stato coinvolto in un attentato: esplosa la sua auto. Ancora ignota la matrice, ma colpiscono alcune coincidenze: in questi giorni ricorre il ventennale dalla morte di Giovanni Falcone, assassinato insieme alla moglie e alla scorta il 23 maggio ’92. Alla moglie di Falcone è intitolato l’istituto professionale di Brindisi. Oggi proprio a Brindisi era attesa la carovana anti-mafia partita da Roma l’11 aprile. Nelle ultime settimane nel territorio si era registrata una recrudescenza di criminalità organizzata.

L’ATTACCO –
Episodi che hanno portato il sindaco della città pugliese Cosimo Consales a fare dichiarazioni precise: «È un attacco della criminalità organizzata senza precedenti. Ci sono troppe coincidenze in questa vicenda – ha detto ai microfoni di TeleNorba Consales – mi auguro che siano solo tali, anche se in questo momento la nostra unica preoccupazione è quella dei ragazzi». «È un attentato mafioso fatto per uccidere» ha aggiunto Nicola Fratoianni, assessore alle legalità della Regione Puglia. L’ordigno «poteva provocare una strage – ha detto Salvatore Giuliano, preside dell’istituto superiore Majorana di Brindisi, che ha nove classi nella sede dell’istituto Morivillo-Falcone -. Pochi minuti dopo sarebbero arrivati tutti i ragazzi, sarebbe successa una tragedia infinita. Qui ci sono quaderni zuppi di sangue, brandelli di oggetti. L’esplosione l’hanno sentita in tutta Brindisi, non era certo una azione dimostrativa».

LE TESTIMONIANZE –
Secondo alcune testimonianze, il cassonetto per la raccolta differenziata su cui all’inizio si pensava fossero stati posizionati gli ordigni, si trovava in una posizione diversa dall’abituale, dietro un grande tabellone pubblicitario. Al vaglio degli investigatori l’ipotesi, dunque, che possa essere stato spostato appositamente. La bomba era composta da tre bombole di gas collegate tra loro: un ordigno confezionato artigianalmente. Le tre bombole di gas erano probabilmente collocate anche ad un timer. Gli investigatori non hanno però ancora stabilito con più precisione il tipo di innesco che ha dato il via all’esplosione. A Brindisi stanno arrivando sia gli uomini del Ros dei carabinieri sia quelli del Servizio centrale operativo della polizia. Atteso anche il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo. Il capo della polizia Antonio Manganelli, d’intesa con il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, ha inviato a Brindisi oltre al direttore centrale della polizia criminale anche i vertici del servizio centrale operativo che affiancheranno un pool di investigatori già presente sul posto.

maggio 19, 2012   Commenti disabilitati su Bomba contro una scuola di Brindisi: muore una sedicenne, grave un’altra ragazza

Confisca da record: allo Stato il tesoro del “re dei videopoker”

REGGIO CALABRIA – Ha numeri da record la confisca con cui lo Stato italiano ha oggi incamerato l’ingentissimo patrimonio mobiliare e immobiliare dell’imprenditore reggino Gioacchino Campolo, 73 anni, conosciuto come "il re dei videopoker". Eseguito dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria – Gico, in collaborazione con i colleghi romani dello Scico, il provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio (presidente Kate Tassone) ammonta, infatti, ad un valore stimato di circa 330 milioni di euro.

IL RE DEI VIDEOPOKER – Arrestato nel gennaio 2009, Campolo è ritenuto dagli inquirenti legato a vari esponenti della ‘ndrangheta cittadina tra cui i De Stefano, gli Zindato, gli Audino ed il 14 gennaio 2011 è stato condannato a 18 anni di reclusione dal Tribunale di Reggio Calabria per estorsione aggravata dalle modalità mafiose (la sentenza allo stato è all’esame della Corte di Appello). Secondo gli inquirenti l’imprenditore aveva autonomamente sviluppato un suo personale metodo criminale, basato sulla sistematica alterazione degli apparecchi da gioco, dando vita, in tal modo, non solo ad una gigantesca frode fiscale ma, soprattutto, alla disponibilità di ingenti somme di denaro in nero che costituivano la "liquidità", da un lato, da mettere a disposizione di esponenti della ‘ndrangheta e, dall’altro, da investire nell’acquisto di numerosi immobili non solo in Reggio Calabria, ma altresì, tra l’altro, in Roma, Milano e Parigi.

LA LISTA DEI BENI CONFISCATI – Complessivamente, il provvedimento di confisca comprende il patrimonio aziendale e i relativi beni di 4 imprese (2 operanti nel settore immobiliare, una nel commercio di elettrodomestici e del gioco da intrattenimento e un’impresa agricola); 256 immobili (di cui 74 abitazioni, 126 locali commerciali, 56 terreni a Reggio Calabria e provincia, Roma, Milano, Taormina e Parigi); 3 veicoli commerciali; 6 autovetture di lusso; 5 motocicli; 27 rapporti bancari/postali/assicurativi/azioni, individuati in Italia ed in territorio francese; ed infine un patrimonio di ben 119 quadri tra i quali molti di rilevantissimo pregio artistico (la pinacoteca personale dell’imprenditore comprendeva anche opere di De Chirico, Guttuso, Ligabue).

L’AREA GRIGIA – "Gioacchino Campolo è una figura emblematica di quella che noi chiamiamo zona grigia", ha commentato il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Michele Prestipino per il quale l’imprenditore reggino "ha lavorato sotto l’ombrello protettivo delle più importanti cosche di ‘ndrangheta di Reggio Calabria e che potendo lavorare con il metodo mafioso ha anche accumulato patrimoni grazie a meccanismi di frode fiscale. Patrimoni che erano punto di riferimento di queste cosche e sono stati reinvestiti in grandi complessi immobiliari che oggi sono stati confiscati e passano nelle mani dello Stato". Quello di oggi, ha aggiunto Prestipino è "un grande risultato che è stato raggiunto non solo grazie al preziosissimo lavoro della Guardia di Finanza ma anche grazie alla sinergia che continua a caratterizzare le attività della Procura della Repubblica e del Tribunale che nonostante tutti i problemi è riuscito a rendere in tempi rapidi un provvedimento così importante". "Si tratta, infatti, – ha concluso Prestipino – del più importante e rilevante
provvedimento di confisca mai eseguito nel territorio di Reggio
Calabria
".

maggio 18, 2012   Commenti disabilitati su Confisca da record: allo Stato il tesoro del “re dei videopoker”

Omicidio Pioli, fermata la madre di Simona Napoli

A distanza di pochi giorni dal fermo, poi tramutato in ordinanza di custodia cautelare in carcere, di Francesco Napoli, i carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro hanno arrestato nella tarda serata di ieri, Rosina Napoli, moglie di Antonio Napoli, ancora latitante. La donna è stata rintracciata a Melicucco, presso la propria abitazione di contrada Sbaratto, proprio in quella casa da dove, secondo l’accusa, sarebbe partita la spedizione punitiva che ha portato alla morte violenta di Fabrizio Pioli, il giovane elettrauto di Gioia Tauro "punito" per la sua relazione con la figlia, già sposata, della donna. Nei confronti di Rosina Napoli, la Procura della Repubblica di Palmi ha spiccato ieri un decreto di fermo di indiziato di delitto, contestandole i reati di omicidio, detenzione e porto di armi da sparo nonché soppressione di cadavere, commessi in concorso con il marito Antonio, con il figlio Domenico e con il nipote Francesco. Le indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Palmi e dai carabinieri di Gioia Tauro e Melicucco, si legge in un comunicato stampa "hanno portato alla luce una serie di concordi elementi indiziari che valutati nel loro insieme, consentono di ritenere Napoli Rosina perfettamente consapevole e partecipe del progetto criminale portato a compimento dal marito, dal figlio e dal nipote".

maggio 14, 2012   Commenti disabilitati su Omicidio Pioli, fermata la madre di Simona Napoli