Confisca da record: allo Stato il tesoro del “re dei videopoker”
REGGIO CALABRIA – Ha numeri da record la confisca con cui lo Stato italiano ha oggi incamerato l’ingentissimo patrimonio mobiliare e immobiliare dell’imprenditore reggino Gioacchino Campolo, 73 anni, conosciuto come "il re dei videopoker". Eseguito dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria – Gico, in collaborazione con i colleghi romani dello Scico, il provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio (presidente Kate Tassone) ammonta, infatti, ad un valore stimato di circa 330 milioni di euro.
IL RE DEI VIDEOPOKER – Arrestato nel gennaio 2009, Campolo è ritenuto dagli inquirenti legato a vari esponenti della ‘ndrangheta cittadina tra cui i De Stefano, gli Zindato, gli Audino ed il 14 gennaio 2011 è stato condannato a 18 anni di reclusione dal Tribunale di Reggio Calabria per estorsione aggravata dalle modalità mafiose (la sentenza allo stato è all’esame della Corte di Appello). Secondo gli inquirenti l’imprenditore aveva autonomamente sviluppato un suo personale metodo criminale, basato sulla sistematica alterazione degli apparecchi da gioco, dando vita, in tal modo, non solo ad una gigantesca frode fiscale ma, soprattutto, alla disponibilità di ingenti somme di denaro in nero che costituivano la "liquidità", da un lato, da mettere a disposizione di esponenti della ‘ndrangheta e, dall’altro, da investire nell’acquisto di numerosi immobili non solo in Reggio Calabria, ma altresì, tra l’altro, in Roma, Milano e Parigi.
LA LISTA DEI BENI CONFISCATI – Complessivamente, il provvedimento di confisca comprende il patrimonio aziendale e i relativi beni di 4 imprese (2 operanti nel settore immobiliare, una nel commercio di elettrodomestici e del gioco da intrattenimento e un’impresa agricola); 256 immobili (di cui 74 abitazioni, 126 locali commerciali, 56 terreni a Reggio Calabria e provincia, Roma, Milano, Taormina e Parigi); 3 veicoli commerciali; 6 autovetture di lusso; 5 motocicli; 27 rapporti bancari/postali/assicurativi/azioni, individuati in Italia ed in territorio francese; ed infine un patrimonio di ben 119 quadri tra i quali molti di rilevantissimo pregio artistico (la pinacoteca personale dell’imprenditore comprendeva anche opere di De Chirico, Guttuso, Ligabue).
L’AREA GRIGIA – "Gioacchino Campolo è una figura emblematica di quella che noi chiamiamo zona grigia", ha commentato il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Michele Prestipino per il quale l’imprenditore reggino "ha lavorato sotto l’ombrello protettivo delle più importanti cosche di ‘ndrangheta di Reggio Calabria e che potendo lavorare con il metodo mafioso ha anche accumulato patrimoni grazie a meccanismi di frode fiscale. Patrimoni che erano punto di riferimento di queste cosche e sono stati reinvestiti in grandi complessi immobiliari che oggi sono stati confiscati e passano nelle mani dello Stato". Quello di oggi, ha aggiunto Prestipino è "un grande risultato che è stato raggiunto non solo grazie al preziosissimo lavoro della Guardia di Finanza ma anche grazie alla sinergia che continua a caratterizzare le attività della Procura della Repubblica e del Tribunale che nonostante tutti i problemi è riuscito a rendere in tempi rapidi un provvedimento così importante". "Si tratta, infatti, – ha concluso Prestipino – del più importante e rilevante
provvedimento di confisca mai eseguito nel territorio di Reggio
Calabria".






