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Sentenze in sintesi: “Crimine”

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luglio 13, 2017   Commenti disabilitati su Sentenze in sintesi: “Crimine”

Giuditta e i piagnistei

REGGIO CALABRIA – Difendere il seminato dai buoi. Il 28 novembre 1946 Giuditta Levato è nei campi di Calabricata per quello. Per mettersi tra la terra assegnata ai contadini e quelli che ci vogliono far passeggiare sopra gli animali. Per sfregio, per dimostrare che, legge o non legge, comunisti o non comunisti, i padroni della terra sono sempre gli stessi, alla faccia dell’anima bella di Fausto Gullo e dei suoi decreti. A difesa di quei semi piantati di fresco Giuditta Levato si piazza con la sua pancia di sette mesi e i suoi 31 anni di contadina calabrese che della terra conosce solo la fatica per averla annusata, da bambina, addosso al padre e alla madre di ritorno dai campi. Per essersela sentita addosso, presto e poi ogni santo giorno mandato da Dio. Per essersi aggrappata a quella polvere e a quel sudore, faticando nei campi di altri, con l’immagine dei due figli piccoli a casa e del marito portato lontano dalla guerra. Poi, un giorno, in paese è arrivato chi ha detto che la terra dev’essere di chi la fatica e a Giuditta è sembrato giusto, come certe cose semplici che uno le capisce pure se non ha studiato. "E che c’è bisogno delle scuole per capire? Se tu barone lasci la terra alle capre è perché hai la pancia piena, allora è giusto che me la prendo io, che la pancia ce l’ho vuota, e la coltivo e ci campo con tutta la mia famiglia invece di partire per Lamerica". Giusto e semplice. Sì, Giuditta Levato quella cosa la capisce, e l’abbraccia, e ci crede.

Dietro ai buoi c’è un fucile e lo sgherro che lo regge. Il colpo parte e non sembra accidentale. Non la colpisce di striscio. No. La prende nel ventre grosso. In ospedale sono in due a morire. I prima di una lista di donne e uomini e ragazzi che c’hanno provato, in quegli anni, a difendere in Calabria la "terza via". Tra servire ed emigrare, lottare, rivendicare i propri diritti, occupare gli spazi, pretendere il rispetto della legge. Di più, come Antonello in "Gente d’Aspromonte", giustizia. Lo sappiamo sulla nostra pelle: non vinsero. Troppa sproporzione nelle forze schierate, più o meno chiaramente, in campo. Dietro lo sgherro, il mezzadro, dietro il mezzadro, il barone, dietro il barone, il prefetto, la Chiesa, il ministro e il presidente che quegli straccioni del Sud li preferisce nelle miniere in Belgio, piuttosto che a piantar grane a casa loro. La valigia sostituisce la bandiera. I buoi passano sul seminato tra l’eco di brindisi nei salotti di città.

Eppure, in un paesaggio inaridito da illusioni, pacchetti vari e fatalismo, i calabresi non hanno mai smesso di piazzarsi davanti ai semi, per difendere il diritto di piantarli e vederli crescere in pace, nella propria terra o nella propria vita. Con la semplicità e l’ostinazione di Giuditta. Di fronte alle armi di altri sgherri, tutti con la stessa faccia, ai loro nuovi "padroni", e ad una filiera invisibile e oscura di accoliti che dai fucili continua a portare ai salotti. Sono caduti in tanti e in tanti ancora resistono sulla "terza via" che la contadina uccisa a Calabricata aveva scelto, su quello stesso fazzoletto di terra tra speranza e sopraffazione, diritto e violenza, bagnato negli anni da troppo sangue di calabresi semplici, ostinati ed onesti. Ignorati da vivi, dimenticati da morti.

E’ vero, oggi dietro quella linea il seminato sembra essersi ridotto sempre di più, mentre attorno il deserto, di uomini, fiducia ed impegno, cresce a vista d’occhio. Divora i paesi e le coscienze. Nelle case si insegna ai bambini che non è terra buona, questa, è che c’è solo da lasciarla ai buoi e partire. Piagnistei, li ha chiamati Matteo Renzi dal Giappone. Simile a certi generali dagli stivali puliti che sferzano i fanti dimenticati sulla linea fangosa del fronte. Infastiditi dalla continua richiesta di rinforzi, indifferenti alla fatica, ai caduti, ai piccoli quotidiani atti di resistenza. Non sa di Giuditta, non sa di Rocco Gatto e di Gioiosa jonica del ’77, non sa di Giuseppe Valarioti che aveva un anno in meno di Giuditta quando lo spararono, non sa dello sciopero a rovescio di Badolato, dei commercianti di Cittanova che hanno denunciato il pizzo, non sa di Cecè Grasso e delle sue mani sporche di grasso, non conosce Rocco Mangiardi e Gaetano Saffioti, che piagnucolare non sanno cosa significhi, non sa dell’urlo contro i boss dei ragazzi ai funerali di Ciccio Vinci, non sa del carattere spigoloso dell’ingegnere Demetrio Quattrone che voleva le cose fatte bene. Si informi, poi venga sulla linea, tra seminato e buoi, a rendere omaggio ai calabresi che ci restano e che ci sono morti sopra. Il 18 agosto saranno cent’anni dalla nascita di Giuditta Levato. Qualcuno glielo segnali.

agosto 5, 2015   Commenti disabilitati su Giuditta e i piagnistei

Gianluca Canonico

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luglio 3, 2015   Commenti disabilitati su Gianluca Canonico

Progetto “Impronte ed ombre” – il bando di partecipazione

http://www.stopndrangheta.it/file/stopndrangheta_1805.pdf

gennaio 16, 2015   Commenti disabilitati su Progetto “Impronte ed ombre” – il bando di partecipazione

Francesco Borrelli

http://www.stopndrangheta.it/stopndr/dettaglio.aspx?id=1806

gennaio 16, 2015   Commenti disabilitati su Francesco Borrelli

Progetto “NEMESIS. Topografia delle mafie” – modello 1

http://www.stopndrangheta.it/file/stopndrangheta_1798.docx

novembre 9, 2014   Commenti disabilitati su Progetto “NEMESIS. Topografia delle mafie” – modello 1

Progetto “NEMESIS. Topografia delle mafie” – modello 2

http://www.stopndrangheta.it/file/stopndrangheta_1799.docx

novembre 9, 2014   Commenti disabilitati su Progetto “NEMESIS. Topografia delle mafie” – modello 2

Progetto “NEMESIS. Topografia delle mafie”: i documenti del bando

E’ stato prorogato al 7 dicembre il termine ultimo per partecipare al bando del progetto NEMESIS, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Gioventù nell’ambito del bando "Giovani per la valorizzazione dei beni pubblici", a realizzato dall’Osservatorio sulla ‘ndrangheta e da Stopndrangheta.it. Il bando selezionerà 20 giovani calabresi che, dopo un corso di
formazione, potranno partecipare allo start-up di una cooperativa che
fornirà percorsi didattici interattivi a studenti e visitatori del bene
confiscato Osservatorio sulla ndrangheta, servizi di consulenza nei
confronti di enti affidatari di un bene confiscato e sviluppo di
pacchetti turistici di turismo responsabile sui luoghi simbolo della
storia della ‘ndrangheta e della lotta alla ‘ndrangheta. Il progetto prevede inoltre la mappatura dei beni confiscati in provincia di Reggio Calabria e il potenziamento dell’offerta didattica dell’Osservatorio. La fase iniziale della formazione consisterà in un ciclo di lezioni frontali (100 ore distribuite in tre mensilità), ma il percorso formativo includerà alcune visite ai beni confiscati alle principali cosche della provincia reggina. La fase successiva prevede la partecipazione allo start-up di una cooperativa sociale che avrà lo scopo di elaborare percorsi didattici rivolti agli studenti, servizi di consulenza nei confronti di enti affidatari di un bene confiscato e sviluppo di pacchetti di turismo responsabile sui luoghi simbolo dell’antindrangheta. I 20 selezionati saranno preparati alle future attività della coop – le cui spese di costituzione rientrano nel budget del progetto – che durante lo start-up potrà svolgere esclusivamente attività senza fine di lucro. Possono partecipare al bando i residenti in Calabria, in stato di disoccupazione da almeno 12 mesi, si età massima 30 anni, in possesso di una laurea triennale o specialistica.

SCARICA I DOCUMENTI

IL BANDO

Il modello 1

Il modello 2

novembre 8, 2014   Commenti disabilitati su Progetto “NEMESIS. Topografia delle mafie”: i documenti del bando

A Palmi l’incontro “Memoria e Testimonianza di una Calabria che cambia”

http://www.stopndrangheta.it/stopndr/dettaglio.aspx?id=1791

luglio 30, 2014   Commenti disabilitati su A Palmi l’incontro “Memoria e Testimonianza di una Calabria che cambia”

Un albero d’alloro per ricordare Giuseppe Marino e Giuseppe Macheda

http://www.stopndrangheta.it/stopndr/dettaglio.aspx?id=1790

luglio 17, 2014   Commenti disabilitati su Un albero d’alloro per ricordare Giuseppe Marino e Giuseppe Macheda