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“Col Pizzo…ci ‘mPizzo”, il 26 serata antiracket a Lazzaro
REGGIO CALABRIA – Mercoledì 26 settembre 2012, alle ore 20.15, presso l’Accademia di
Lazzaro sul Lungomare Cicerone, LazzaroLab e l’associazione culturale
Eureka presentano “Col Pizzo… ci ‘mPizzo”, serata di dibattito e
confronto sul tema del racket. Il racket delle estorsioni resta un
fenomeno diffuso: da uno studio pare emergere che siano circa 15mila i
commercianti in Calabria vessati dal fenomeno, con punte maggiori a
Reggio Calabria e nel Vibonese. Reggio Calabria è ai primi posti per
danneggiamenti ai locali legati alle estorsioni. Dato ancor più
preoccupante, se possibile, è il corrispondente calo delle denuncie
registrate.Racconteremo storie diverse.
Racconteremo storie di due persone che hanno avuto estremo coraggio,
hanno mantenuto alta la testa e hanno denunciato. A raccontarle saranno i
diretti protagonisti: Tiberio Bentivoglio e Filippo Cogliandro. La società civile pare essere “meno
sopita” rispetto a qualche tempo fa riguardo al fenomeno: tante le
associazioni nate con intenti di sensibilizzazione, tante le
manifestazioni di solidarietà. Noi vogliamo avanzare un’ipotesi di
crescita anche per il nostro territorio, vogliamo ascoltare e vogliamo
parlare.Vogliamo ascoltare Tiberio, che con
sacrificio fa nascere il suo negozio di articoli sanitari, che verrà
ripetutamente reso oggetto di furti, vandalismi, incendi nel corso di
tutto un ventennio.Vogliamo ascoltare Filippo, nelle vene
sangue di commerciante, con talento e passione riesce a gestire un
delizioso ristorante vista mare, fin quando non viene colto da richieste
vili ed estorsive.Ascolteremo i loro modi di reagire, i sacrifici, le paure. Ascolteremo coloro i quali vorranno dire la propria in quella sede in un aperto dibattito con la cittadinanza.
Per chi volesse concludere la serata con
una delizia per il palato, con 10 euro sarà possibile consumare un
Happy Hour confezionato su richiesta per noi dallo chef Filippo
Cogliandro. Per dare al ristoratore un numero
attendibile di persone su cui basarsi per preparare il menù, chiediamo
di fare pervenire la propria adesione con un commento sulla bacheca
dell’evento o inviando una mail a lazzarolab12@gmail.com, indicando nome
e cognome e numero di persone che parteciperanno all’Happy Hour.
Per Info, prenotazioni e contatti: Saverio: 338.4217334
Ristorante L’Accademia: 0965.714132
Facebook: “LazzaroLAB”
lazzarolab12@gmail.com
settembre 24, 2012 Commenti disabilitati su “Col Pizzo…ci ‘mPizzo”, il 26 serata antiracket a Lazzaro
La ‘ndrangheta davanti all’altare – l’incontro
REGGIO CALABRIA – «I mafiosi si ritengono uomini e, addirittura, "uomini d’onore": se c’è qualcuno che invece non è uomo è il mafioso, e se c’è qualcuno che non ha onore è il mafioso, i mafiosi non sono uomini e i mafiosi non hanno onore; questo dobbiamo dirlo tranquillamente con tutta la comprensione e la pietà». Questo uno dei passaggi fondamentali dell’omelia con cui don Italo Calabrò rispose, nel suo consueto modo diretto e duro, al rapimento dell’undicenne Vincenzo Diano. Era il 27 luglio 1984. Oggi queste parole risuonano ancora più attuali, continuando a porre domande e a esigere risposte."La ‘ndrangheta davanti all’altare" è il titolo provocatorio individuato da Stop’ndrangheta e sabbiarossa EDIZIONI per la serata di dialogo e confronto che si terrà al Pepy’s Beach, sulla Marina bassa di Reggio Calabria, lunedì prossimo, 10 settembre, alle ore 21. Partendo dalla frase che amava ripetere don Italo, "nel coraggio dei suoi pastori la gente ritrova il suo coraggio", tramite il dossier di Stop’ndrangheta, che sarà illustrato da Francesca Chirico, Alessio Magro e Cristina Riso, la storia si intreccerà con il presente, attraverso i tre sacerdoti protagonisti di senza targa, il viaggio nella Calabria della buonavita raccontato da Paola Bottero e Alessandro Russo, Sabbiarossa ED. Una conversazione a più voci con don Pino Demasi, referente Libera Piana di Gioia Tauro, don Giacomo Panizza, fondatore di Progetto Sud a Lamezia, don Ennio Stamile, parroco di S. Benedetto a Cetraro, e Giuseppe Creazzo, Procuratore della Repubblica di Palmi, per continuare a farsi domande e non smettere di cercare risposte, insieme. Ha un senso particolare la scelta di organizzare la serata durante le festività in onore della Madonna della Consolazione di Reggio Calabria: focalizzare al meglio l’attenzione sui bianchi e sui neri di un territorio in cui la Chiesa ha un ruolo fondamentale, che è quello di aiutare la società civile e le istituzioni a diradare, fino a cancellare, i grigi che si stanno appropriando di ogni spazio lasciato libero dai non detti. Non importa se si è laici o praticanti: oggi, più ancora che un tempo, è necessario chiamare le cose con il loro nome, liberare le parole dalle paure e dai silenzi per aiutare tutti coloro che, a vario titolo, operano in prima linea per restituire la Calabria ai calabresi. Quelli della buonavita.
settembre 4, 2012 Commenti disabilitati su La ‘ndrangheta davanti all’altare – l’incontro
Sui “Sentieri della memoria” per ricordare Lollò e le altre vittime della ‘ndrangheta
quest’anno, il 22 luglio, si compie l’iniziativa denominata "I Sentieri
della Memoria", una marcia fino a Pietra Cappa, nel territorio di San
Luca, per ricordare Lollò Cartisano. L’associazione Libera
promuove ormai dal 2003 questo evento che ha una forte valenza
simbolica: percorrere il tragitto che compì Lollò Cartisano fino al
punto in cui vennero trovate le sue spoglie, in una sorta di
pellegrinaggio verso un luogo di dolore ma anche di trasformazione. E’
questo un sentiero di raccoglimento e di
memoria che vuole diventare testimonianza, impegno. Durante questo
cammino si ricorderanno anche altre vittime della ‘ndrangheta della
Locride: saranno infatti presenti alla marcia i familiari delle famiglie
Tizian, Grasso, Fava, Correale e Congiusta. Il programma della
giornata prevede la partenza da Bovalino (Bivio per S. Luca) alle ore
08.00 per poi proseguire a piedi fino a Pietra Cappa dove sarà celebrata
con Don Tonio Dell’Olio, responsabile del settore Internazionale di
Libera e membro del Consiglio Nazionale di Pax Cristi, una santa messa
in onore di tutte le vittime calabresi della ‘ndrangheta. Durante il
tragitto ci saranno delle tappe intermedie in cui vi sarà la
testimonianza di un familiare delle vittime di mafia, che racconterà la
propria storia. Quella conclusiva sarà effettuata in corrispondenza del
luogo ove furono ritrovati i resti di Lollò Cartisano.
luglio 20, 2012 Commenti disabilitati su Sui “Sentieri della memoria” per ricordare Lollò e le altre vittime della ‘ndrangheta
A Monasterace il 28 luglio per costruire “l’unico ponte che vogliamo”
Vent’anni da quel 26 luglio 1992 quando
Rita Atria, lasciata sola da tutti (famiglia, concittadini, società
"civile" e Istituzioni) ha deciso di non farsi uccidere da quello che
sarebbe accaduto dopo la morte del suo giudice, Paolo Borsellino,
gettandosi dal 7° piano di viale Amelia a Roma.
L’idea che abbiamo noi di Memoria è quella scritta dal nostro Mario Ciancarella:
"ricordare non basta. Memoria è un ricordo "attivo" che vuole
comprendere i meccanismi, le cause e dunque le ragioni che
determinarono una storia, e sa rileggerle nel presente per capirne le
"mutazioni" e le mimetizzazioni nelle forme nuove in cui quella stessa
violenza torna e tornerà ad esercitarsi. Forme diverse sempre più
evolute e sofisticate. E’ dunque solo la Memoria a dare senso al proprio impegno per costruire
un futuro in cui si possa sperare che quella violenza non torni a
mostrarsi, con volti diversi ma la con medesime atrocità, per il nostro
passivo ed ignaro consenso.
Perdere
"la Memoria storica" ci rende estranei a noi stessi, incapaci di
riconoscere le nostre radici, di capire il nostro presente, di costruire
un qualsiasi futuro."
Fare Memoria di Rita Atria dunque
significa innanzitutto ricordare le cause che l’hanno portata a
togliersi la vita e non solo esaltarne il gesto forte della
Testimonianza e della rottura con la propria famiglia. Sarebbe facile,
rientrerebbe nella solita prassi ormai consueta che si limita al
necrologio" da strumentalizzare, e tanti ne vediamo purtroppo di questi
"eventi".
La Testimonianza, in ogni tipo di settore e nella sua accezione reale,
di prassi, dovrebbe essere supportata dalla presenza sia politica che
civile: un Paese dove chi testimonia entra in un programma di protezione
non può di certo definirsi "normale".
Bisogna partire dal riconquistare il
senso della "normalità" e abbandonare la comoda e deviante definizione
di "eroe". Borsellino, Falcone, La Torre, Peppino Impastato, Pippo Fava,
Rita Atria e tanti come loro non sono eroi, ma persone normali che
hanno fatto della coerenza e dell’integrità etica e morale del proprio
lavoro e del proprio impegno l’unica linea guida della loro esistenza.
Per troppi anni, chi è stato minacciato
dalle mafie o chi ha subito attentati è stato portato agli onori della
cronaca solo con lo scopo di fare audience. Per troppi anni abbiamo
visto andare via dal territorio i nostri riferimenti che presi dallo
sconforto e dalla solitudine hanno creduto che in Parlamento sarebbero
stati più utili. La politica non ha avuto il coraggio di rinnovarsi e
spesso i politici italiani si sono comportano come coloro che prima ti
inquinano causando tumori e poi ti pagano il letto all’ospedale
dicendoti che ti stanno curando. Non possiamo permettere più tutto
questo e quindi non è più rinviabile il momento dell’analisi.
Abbiamo pensato che non si può
fare Memoria da soli perché la Memoria è un processo collettivo che non
può prescindere da chi nei territori si spende ogni giorno per studiare
le dinamiche di aggressione del potere.
Così il 28 luglio sera, a Monasterace
(RC), ricorderemo Rita Atria cercando di capire come fare rete tra
realtà che hanno deciso di essere forza di opposizione alle mafie e di
controllo politico e sociale.
Ma non basta opporsi occorre anche
dimostrare che l’antimafia e le scelte antimafiose creano sviluppo e
maggiori possibilità occupazionali e di qualità della vita.
Ogni associazione, movimento, singolo
cittadino non può prescindere, soprattutto nei nostri territori da
questa analisi, sappiamo bene che le infiltrazioni mafiose sono dovunque
e ci riguardano tutti.
Le scelte della politica nazionale tanto
sulla Calabria che sulla Sicilia necessitano l’unione delle forze sane e
determinate di queste regioni al fine di dare delle letture più ampie
nella consapevolezza che ‘ndrangheta e mafia si alimentano dallo stessa
fonte di energia e che solo facendo fronte comune e supportandoci a
vicenda possiamo ottenere dei risultati.
L’iniziativa del 28 luglio crediamo
possa rappresentare un punto di partenza e speriamo un punto di non
ritorno per l’antimafia movimentista e sociale calabrese e siciliana.
Ai sindaci che lottano in terre di mafie chiediamo
di avere come unico partito di riferimento il Territorio; che si
chiami Monasterace, piuttosto che Rosarno, piuttosto che Isola Capo
Rizzuto, piuttosto che Barcellona P.G., piuttosto che Palermo.
Alla stampa chiediamo
di seguire quello che Pippo Fava definiva il concetto etico di
giornalismo e cioè "Un giornalismo fatto di verità, impedisce molte
corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere
pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali,
sollecita la costante attuazione della giustizia, impone ai politici il
buon governo[…]"
Agli abitanti dei Territori chiediamo di essere Cittadini e cioè di partecipare attivamente alla vita politica e sociale senza delegare.
Alle Associazioni chiediamo
di essere strumento di coesione e punti di riferimento sociali e
soprattutto chiediamo indipendenza dai partiti e dalle istituzioni.
Questo è "L’unico ponte che vogliamo",
quello della forza delle idee, della forza della Resistenza sociale e di
una antimafia antifascista e antimilitarista.
Documento nato dal confronto durante l’anno con: Associazione Peppino
Impastato e Associazione radio Aut nell’ambito del Forum Sociale
Antimafia Felicia e Peppino Impastato, Casablanca (Graziella Proto), "I
Siciliani" giovani (Riccardo Orioles), Stopndrangheta.it, Telejato.
luglio 18, 2012 Commenti disabilitati su A Monasterace il 28 luglio per costruire “l’unico ponte che vogliamo”
Omicidio Scopelliti, nuove indagini. Al vaglio della Dda le dichiarazioni del pentito Fiume
REGGIO CALABRIA – La Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria è tornata ad
indagare, da alcuni mesi, sull’omicidio del magistrato di Cassazione
Antonino Scopelliti, ucciso a Campo Calabro il 9 agosto 1991 alla
vigilia del maxi processo a Cosa nostra. La conferma è venuta oggi in
aula dal pm della Dda Giuseppe Lombardo nel corso della deposizione del
collaboratore Antonino Fiume durante il processo Meta contro le cosche
della ‘ndrangheta della città. Fiume, nell’udienza di mercoledì scorso,
interrogato da Lombardo, aveva detto che ad uccidere Scopelliti, su
mandato di Cosa nostra, erano stati due reggini. Il pm, a questo punto,
gli aveva impedito di fare i nomi. Una circostanza che già lasciava
intendere che la Dda stesse valutando la riapertura dell’inchiesta, come
scritto oggi dal Quotidiano della Calabria. Il riferimento del pentito
alle dichiarazioni fatte anche all’ex Procuratore della Repubblica di
Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, che da marzo è procuratore a Roma,
fa intendere che già da mesi la Dda sta indagando sull’omicidio
Scopelliti per verificare le affermazioni del collaboratore. Lo stesso
Fiume, oggi, rispondendo ad una domanda sull’ argomento dell’avv.
Marcello Manna, difensore di Giuseppe De Stefano che era in collegamento
dal carcere di Tolmezzo, ha detto che "dell’omicidio del sostituto
procuratore generale Scopelliti ne ho parlato con il procuratore
Giuseppe Pignatone e con il dott. Giuseppe Lombardo". Il penalista, a
questo punto, ha chiesto chiarimenti su questa affermazione ed il pm,
rispondendo anche alla presidente del Tribunale Silvana Grasso, ha
confermato che sulle affermazioni del pentito ci sono indagini in corso.
Il collaboratore, rispondendo ad un’altra domanda sullo stesso
argomento sempre dell’avv. Manna, ha anche detto che "ci sono situazioni
che, se non stiamo attenti, si corre il rischio che ci ammazzano".
luglio 13, 2012 Commenti disabilitati su Omicidio Scopelliti, nuove indagini. Al vaglio della Dda le dichiarazioni del pentito Fiume
Reggio, Commissione d’accesso antimafia: venerdì la relazione al prefetto
REGGIO CALABRIA – E’ fissata per venerdì prossimo, 13 luglio, la conclusione
dell’attività della Commissione d’accesso antimafia nominata per
verificare eventuali infiltrazioni della criminalità organizzata nel
Comune di
Reggio Calabria. Il 13 luglio, infatti, scadono i tre
mesi di proroga concessi alla Commissione d’accesso per concludere il
suo lavoro. Nella stessa giornata di venerdì la Commissione
consegnerà al prefetto di Reggio Calabria, Vittorio
Piscitelli, la relazione in cui illustrerà l’esito dell’accesso
antimafia. Il prefetto avrà poi 45 giorni di tempo per formulare la sua
proposta al Ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, in merito
all’eventuale scioglimento del Comune sulla base del contenuto della
relazione della Commissione. Sarà poi il titolare del Viminale a
portare la sua eventuale proposta di scioglimento al Consiglio dei
Ministri. L’accesso antimafia al Comune di Reggio Calabria
era stato disposto nel gennaio scorso dal Ministro dell’Interno, che
aveva delegato al prefetto la nomina della Commissione d’accesso.
luglio 11, 2012 Commenti disabilitati su Reggio, Commissione d’accesso antimafia: venerdì la relazione al prefetto
Rapporto Ecomafia 2012, i numeri di Legambiente
ROMA – 33.817, tanti sono stati i reati ambientali scoperti nel 2011, quasi 93 al giorno, il 9,7% in più rispetto al 2010. Aumentano i reati contro il patrimonio faunistico, gli incendi boschivi, i furti delle opere d’arte e dei beni archeologici. Triplicano gli illeciti nel settore agroalimentare. E sono già 18 le amministrazioni comunali sciolte per infiltrazioni mafiose solo nei primi mesi del 2012, per reati spesso legati al ciclo illegale del cemento. Un dato allarmante che testimonia l’enorme pervasività dei traffici gestiti da ecomafiosi e ecocriminali che nel 2011 hanno accumulato ben 16,6 miliardi di euro.
Questi i numeri dell’attacco smisurato al Belpaese e al suo patrimonio ambientale, paesaggistico, culturale e artistico da parte di ecocriminali e ecomafiosi che saccheggiano e distruggono il territorio mettendo in pericolo la salute dei cittadini e il futuro del Paese, raccolti e descritti dal rapporto Ecomafia 2012, l’indagine annuale di Legambiente sull’illegalità ambientale, che anche quest’anno fotografa una situazione grave e impressionante, con un business illecito dalle cifre scioccanti, contrastato con impegno e perizia dalle forze dell’ordine che, solo nel 2011, hanno effettuato 8.765 sequestri, 305 arresti (100 in più, rispetto all’anno precedente con un incremento del 48,8%), con 27.969 persone denunciate (7,8% in più rispetto al 2010).
Il rapporto Ecomafia 2012, edito da Edizioni Ambiente, con la prefazione di Roberto Saviano, è stato presentato oggi a Roma nel corso di una conferenza stampa che ha visto la partecipazione di Enrico Fontana, responsabile Osservatorio nazionale ambiente e legalità di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, Presidente nazionale Legambiente, Corrado Clini, Ministro Ambiente, tutela del territorio e del mare, Carlo De Stefano, Sottosegretario Ministero dell’Interno, Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, Sonia Alfano, presidente Commissione parlamentare europea antimafia, Gaetano Pecorella, Presidente Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, Fabio Granata, Vice Presidente Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, Roberto Della Seta, Commissione Ambiente, Senato e Marco Marchetti, dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.
I clan, quindi, continuano a prosperare: 296 quelli censiti sino ad oggi, sei in più rispetto allo scorso anno. A cambiare invece, sembra essere l’immagine del mafioso di professione, che si è evoluto nel corso delle generazioni e ora si contraddistingue per buona educazione e cultura, conoscenza delle lingue straniere, aspetto distinto. Tutte caratteristiche utili a condurre truffe e falsificazioni di documenti anche nei circuiti legali. Solo nel 2012 sono 18 le amministrazioni comunali sciolte per infiltrazione mafiosa e commissariate (erano 6 lo scorso anno). Un numero altissimo, superiore anche al periodo buio degli anni ’90, che testimonia questa inesorabile tendenza alla pervasività della criminalità organizzata che sempre più s’infiltra nei circuiti economici e imprenditoriali legali.
"Il confine tra legalità e illegalità è sempre più labile – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -. Vizi privati e relazioni pubbliche tendono a fondersi in un’unica zona grigia dove lecito e illecito si mischiano e si sostengono a vicenda, spesso con la mediazione di figure interne alla pubblica amministrazione, grazie al collante della corruzione sempre più diffusa. Questa mafia, evoluta e trasformata per meglio penetrare nei contesti legali e diffondersi ovunque, sembra non essere intaccata nemmeno dagli arresti dei boss, mentre l’unico strumento che si è dimostrato efficace, la destinazione sociale dei beni confiscati, rischia di essere rimessa in discussione col rischio che torni in campo l’ipotesi della vendita ai privati e quindi la scontata possibilità che i beni tornino in mano ai mafiosi. Su oltre 10.500 beni confiscati infatti, solo 5.835 sono stati destinati per finalità istituzionali o sociali. Il resto è bloccato in un limbo, spesso a causa delle ipoteche bancarie".
Le ecomafie si diffondono in tutto il Paese e non mancano i comuni sciolti per mafia anche al nord come Bordighera e Ventimiglia in provincia di Imperia, Leinì e Rivarolo in provincia di Torino, come non mancano i coinvolgimenti con i cosiddetti "colletti bianchi", soggetti dalla fedina penale pulita, con ruoli nelle pubbliche amministrazioni e in grado di gestire a fini illegali i loro canali burocratico-amministrativi. Grazie a queste collaborazioni e al dilagare della corruzione, aumentano i casi di gestione illegale dei soldi pubblici: così in Calabria i cantieri della ‘ndrangheta lavorano sempre a pieno ritmo e in Campania i finanziamenti dell’emergenza rifiuti hanno arricchito i camorristi. Mentre diminuisce il fatturato legale degli investimenti pubblici considerati a rischio nel sud, quello illegale si conferma stabile (16,6 miliardi di euro nel 2011).
Nello specifico, durante lo scorso anno sono aumentati gli incendi boschivi, che hanno devastato oltre 60 mila ettari di boschi; i reati contro la fauna (commercio specie protette, commercio illegale di pelli pregiate, bracconaggio, combattimenti tra cani, corse ippiche clandestine, macellazione clandestina), sono aumentati del 28% con ben 7.494 infrazioni; il patrimonio storico, artistico e archeologico ha subito un vero assalto con furti aumentati del 13,1% e più 50% di sequestri effettuati. Contro la filiera agroalimentare sono stati accertati 13.867 reati, più che triplicati rispetto al 2010. I sequestri sono stati pari a 1,2 miliardi di euro con un danno erariale di oltre 113 milioni.
In lieve flessione (ma con numeri sempre straordinari soprattutto se confrontati col business legale), i reati nel ciclo dei rifiuti e del cemento.
5.284 reati e 5.830 persone denunciate nel primo settore. Aumentano i traffici illeciti internazionali mentre i rifiuti gestiti illegalmente e sequestrati si sono attestati sulle 346 mila tonnellate, come se 13.848 enormi tir si snodassero in una fila lunga più di 188 chilometri.
Le inchieste sui traffici organizzati dei rifiuti dalla data della prima applicazione del delitto (art.260 dlgs 152/2006) ad oggi sono 199, con ben 1.229 persone sottoposte ad ordinanza di custodia cautelare, 3.654 persone denunciate e ben 676 aziende coinvolte in tutte le regioni, Val d’Aosta esclusa. Le inchieste hanno riguardato anche 23 paesi esteri, sempre più coinvolti nei traffici internazionali di rifiuti in partenza dall’Italia (dal 2001 al 30 aprile 2012 sono state 32 e hanno interessato ben 23 paesi tra Europa, Asia e Africa), per cui è necessario segnalare il recente e significativo fenomeno delle materie prime sottratte alle aziende e ai consorzi di riciclaggio legali che vanno ad arricchire le organizzazioni criminali. Rifiuti in plastica e rottami ferrosi risultano essere infatti, tra i materiali più ambiti dai trafficanti di mestiere che attraverso trattamenti fittizi e giri bolla movimentano il pattume fino alla sua destinazione finale: all’interno di piloni e strade, in vecchie cave, in cantieri edili o in siti oltreconfine.
Sono invece 6.662 gli illeciti e 8.745 le persone denunciate (circa 4 al giorno), nel ciclo del cemento, dove nonostante la crisi e il calo del 20% stimato dal Cresme nel mercato legale, l’abusivismo ha fatto registrare 25.800 casi tra nuove costruzioni o grandi ristrutturazioni, con un fatturato che si conferma stabile intorno a 1,8 miliardi di euro.
La maggior parte dei reati registrati (il 47,7%) riguarda ancora una volta le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, con la Campania in testa (con 5.327 infrazioni), seguita dalla Calabria (3.892), dalla Sicilia (3.552) e dalla Puglia (3.345). Mantiene il quinto posto il Lazio (2.463), mentre la prima regione del nord in classifica è la Lombardia (con 1.607 reati) seguita dalla Liguria (1.464).
Contro questi criminali che saccheggiano e devastano il Paese, tante forze dell’ordine impegnate a contrastare abusi e illeciti: dal Corpo forestale dello Stato al Comando tutela patrimonio ambiente, dalle Capitanerie di porto alla Guardia di Finanza, col Corpo tutela patrimonio culturale e la Direzione investigativa antimafia, l’Agenzia delle dogane, la Polizia di Stato, il Corpo forestale delle regioni autonome e la Polizia provinciale, insieme al Comando dei Carabinieri politiche agricole e al Comando dei carabinieri tutela della salute.
"L’Italia – ha dichiarato il responsabile dell’Osservatorio nazionale Ambiente e legalità di Legambiente Enrico Fontana – ha bisogno di stringere un vero patto per l’ambiente e la legalità che faccia leva sull’effettiva applicazione delle leggi e preveda nuove forme di tutela dell’ambiente dai fenomeni di illegalità. Per questo lanciamo oggi la campagna Abbatti l’abuso, perché è da qui che bisogna cominciare, non ci sono scuse. Le case illegali vanno demolite come prevede la legge. In attesa di vedere finalmente l’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel Codice penale, è urgente contrastare questo assalto al Belpaese compiendo tutti il proprio dovere, senza eccezioni".
La gravità dei fatti e i numeri denunciati in questo rapporto esigono una risposta efficace, un nuovo sistema di tutela del patrimonio naturale e culturale che passi necessariamente attraverso la semplificazione normativa, che riduca i margini di discrezionabilità e di incertezza; la riforma del sistema dei controlli, per evitare duplicazioni e sacche di inefficienza, e l’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel codice penale, come previsto dalla direttiva comunitaria del 2008, formalmente recepita ma di fatto finora disattesa dal nostro paese.
luglio 4, 2012 Commenti disabilitati su Rapporto Ecomafia 2012, i numeri di Legambiente
Legambiente, le mani delle ecomafie sulla Calabria – Il rapporto 2012
Se la ‘ndrangheta è ormai accreditata come la principale organizzazione mafiosa del Paese e del continente europeo, le cosche nostrane non sono da meno nella gestione del ciclo del cemento e dei rifiuti. Il rapporto Ecomafia 2012, l’indagine annuale di Legambiente sull’illegalità ambientale, anche quest’anno fotografa una situazione impressionante, con un business illecito in costante aumento, contrastato con impegno e perizia dalle forze dell’ordine. In un contesto di grave attacco al patrimonio del Belpaese, la Calabria è sempre più terra di frontiera: al 2° posto tra le regioni più colpite dietro la Campania e davanti a Sicilia, Puglia e Lazio con l’11,2% delle infrazioni accertate nel 2011 (3.892 casi, con 2.561 persone denunciate, 42 arresti e 980 sequestri). E sono ben tre le province calabresi tra le prime dieci: al 3° posto il territorio di Cosenza (il 4,6% delle infrazioni accertate con 1.543 casi), al 6° Reggio Calabria (2,8%, 956 infrazioni) e al 10° Crotone (2,0%, 675 infrazioni). Un quadro che conferma l’allarme lanciato da Legambiente Calabria nel corso della recente audizione alla Commissione regionale antimafia guidata dal presidente Salvatore Magarò.
"Il dossier Ecomafia 2012 – commenta il presidente di Legambiente Calabria, Francesco Falcone – conferma le denunce degli ambientalisti e legittima sempre più all’operato delle forze dell’ordine e della magistratura. Lo abbiamo dichiarato di recente di fronte alla commissione antimafia: dalla depurazione alla gestione delle discariche, dalle infiltrazioni negli appalti pubblici all’abusivismo edilizio, dalla piaga degli incendi ai misteri delle navi dei veleni, la Calabria è sempre più una terra di frontiera in mano alle ecomafie. Occorre reagire, creare sinergie tra gli attori istituzionali e non, tra la politica e l’associazionismo, per riconquistare i territori a una sana gestione pubblica orientata al bene comune".
"La fotografia dei reati ambientali – ha dichiarato Nuccio Barillà, della segreteria nazionale di Legambiente – restituisce l’immagine di una situazione inquietante, resa ancora più opaca e vischiosa dalla torbida contaminazione di settori istituzionali che nel settore dei rifiuti e delle ecomafie si manifesta particolarmente. Sta germogliando però nella società calabrese una nuova orgogliosa consapevolezza, com’è testimoniato dalle crescenti denunce e da un crescente impegno a difesa dei territori. Da qui può partire la molla decisiva per una ribellione diffusa da parte dell’altra Calabria".
La politica debole.
È chiaro che la criminalità organizzata, e le ecomafie in particolare, prosperano nell’assenza di una gestione razionale della cosa pubblica. Con i consigli comunali sciolti per infiltrazioni (6 nel 2011 in Italia e già 18 nel 2012, una cifra destinata a crescere), politici e burocrati coinvolti dagli scandali, imprenditori senza scrupoli e controlli allentati, il Paese scivola nell’illegalità. Una presenza, quella mafiosa e ‘ndranghetista in particolare, che la Dna definisce ormai "strutturale" (relazione 2011). Gli amministratori infedeli finiti in manette (è emblematico il caso degli Staface a Corigliano) e quelli onesti sempre più sotto tiro, le nubi dense sul consiglio regionale (dall’arresto di Santi Zappalà a quello di Franco Morelli, passando per il coinvolgimento dell’ex Franco La Rupa), le decine di inchieste in corso, è questa la fotografia della realtà calabrese.
Il ciclo del cemento.
Anche in questo caso la Calabria è al 2° posto dietro la Campania (il 12,3% delle infrazioni accertate, 821 casi) perdendo lo scettro dell’abusivismo. E anche nella gestione degli appalti e del calcestruzzo le province di Cosenza e Reggio Calabria si piazzano tra le prime dieci, rispettivamente al 3° e al 4° posto. Ma se si rapporta il numero di reati ambientali alla popolazione, la fotografia che emerge è davvero inquietante: la Calabria è al 1° posto nella classifica regionale, con addirittura Crotone al 1° posto nella classifica provinciale, Vibo al 5° posto, Reggio Calabria all’8° posto e Cosenza al 9° posto. Un ein plein. Nel 2011, le inchieste Cosa Mia, Bellu Lavuru e Affari di Famiglia – con le sentenze e le indagini ancora in corso – illuminano la gestione degli appalti per l’ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria e della Statale 106: la tangente fissa del 3-4%, la spartizione al millimetro dei subappalti, la scelta di forniture e maestranze affidata alle cosche, cemento depotenziato e minacce e ritorsioni a chi non si sottomette. Con l’inchiesta Entourage a Catanzaro emerge il ruolo della borghesia ‘ndranghetista: un cartello di imprenditori capaci di creare una sorta di monopolio e pilotare le aste pubbliche. Ancora più inquietante l’inchiesta Ceralacca tra Reggio Calabria e Catanzaro: con l’appoggio di funzionari compiacenti (tre dei quali della Sorical, la società mista che gestisce le acque calabresi), attraverso la gestione della Stazione unica appaltante della Provincia di Reggio Calabria si determinavano le gare d’appalto aprendo le buste e correggendo le offerte. Un sistema quasi perfetto, ovviamente gestito dalla ‘ndrangheta.
Che l’abusivismo in Calabria sia una vera e propria piaga lo dimostra il sequestro, in contrata Lagani a Catanzaro nel 2011, di un intero quartiere costruito in barba alle norme. Ultimo ma non ultimo, il Caso Reggio: dal 2001 in poi le concessioni edilizie sono state gestite in maniera clientelare da un cartello che ha curato gli interessi di un gruppo di potere, favorendo speculazione e abusivismo. L’affaire Urbanistica – che nasce dalle rivelazioni della relazione del 2009 della commissione d’inchiesta comunale guidata da Nuccio Barillà – ha fruttato un enorme scandalo e diversi arresti. Uno scandalo che sembra destinato a nuove puntate, con l’operato dell’Amministrazione comunale posta sotto la lente della commissione d’accesso agli atti.
Il ciclo dei rifiuti.
Sul fronte dei rifiuti un 2011 nero per la Calabria che sale al 2° posto, ancora dietro la Campania (il 12,6% delle infrazioni accertate, 664 casi con 671 denunce, 18 arresti e 218 sequestri), e piazza tre province tra le prime dieci, occupando il podio: al 2° posto Cosenza, al 3° Reggio Calabria, al 10° Vibo. Anche in questo caso, raffrontando il numero dei reati alla popolazione emerge un quadro drammatico: Calabria al 1° posto nella classifica regionale, e nella classifica provinciale Vibo al 1° posto, Crotone al 3° posto, Reggio al 4° posto e Cosenza al 6° posto.
Il fallimento della ultradecennale gestione commissariale dei rifiuti e della depurazione, le inchieste e i sequestri, gli scandali e gli arresti hanno caratterizzato un 2011 a tinte fosche per la Calabria. I sigilli alla discarica di Alli e di Casignana, entrambe successivamente riaperte o in via di riapertura, chiudono davvero un epoca. Due vicende simili: secondo gli inquirenti, in entrambi i casi le discariche sarebbero state gestite non senza alcun controllo, ma addirittura con il sistematico e consapevole sversamento del percolato nei corsi d’acqua vicini e dunque nel mar Ionio, con grave pericolo per l’equilibrio dell’habitat costiero e soprattutto per la salute dei cittadini.
Che la gestione del ciclo dei rifiuti sia un "fronte caldo" è dimostrato, secondo gli inquirenti, da un semplice dato: sono 171 in provincia di Reggio Calabria le società del settore, una cifra abnorme, sproporzionata rispetto alle esigenze del territorio. Ma quando il piatto è ricco, in tanti ci si fiondano.
Un altro caso eclatante è quello del progetto di costruzione di una discarica in località La Zingara di Melicuccà, nei pressi di un elettrodotto, addirittura sopra una falda acquifera che rifornisce un vasto territorio della Piana sottostante, in un’area balzata negli anni scorsi agli onori delle cronache per i traffici di rifiuti gestiti dalla ‘ndrangheta. Una battaglia lanciata dal circolo Aspromonte di Legambiente e sostenuta da diversi attori.
Rifiuti tossici e navi dei veleni.
È il caso del torrente Oliva, nella zona del Basso Tirreno cosentino, a tenere alta la tensione sulla questione dei rifiuti tossici: addirittura fusti contenenti scorie radioattive sepolti sotto l’alveo del corso d’acqua, con gravissimo pericolo per la popolazione. Ma non è un caso isolato. La scoperta di una megadiscarica alla foce del fiume Budello a Gioia Tauro è inquietante: una buca di 100.000 metri quadrati riempita di ogni genere di rifiuti. Segno che i segreti sepolti in Calabria sono ancora tutti da scoprire. Così come è ancora da scrivere la storia delle scorie radioattive e delle navi dei veleni. In particolare è tornata prepotentemente d’attualità la vicenda dei tombamenti dei rifiuti tossici in località montane e dello scambio con la ‘ndrangheta tra armi e siti di occultamento delle scorie che Legambiente per prima la lanciò con un esposto nel 1994. Una storia caduta nell’oblio e oggi ritorna, arricchita oltre che dalle rivelazioni di numerosi pentiti, dalla testimonianza esplosiva del prefetto Giorgio Piccirillo, direttore dell’Aisi, audito dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti guidata dal presidente Gaetano Pecorella: già nei primi anni ’90 i servizi segreti sapevano dei traffici calabresi coperti da settori dello Stato, e hanno prontamente informato gli investigatori, ma quelle carte non sono mai arrivate in mano ai magistrati. L’ennesimo mistero.
Gli incendi.
La Calabria scende al 2° posto nella classifica degli incendi, dietro la Campania (1.322 infrazioni accertate, il 16,7% del totale, con 36 denunce, 1 arresto e 9 sequestri). Ma è Cosenza al 1° posto nella classifica provinciale (una conferma, con 716 infrazioni accertate, il 9% del totale), con Crotone al 6° posto. Dati che rendono sempre più urgente l’istituzione dei catasti comunali delle aree boschive colpite dai roghi, unico baluardo in difesa dei piromani. Nonostante l’obbligo previsto dalla legge, la gran parte delle amministrazioni non ha ancora provveduto a dotarsi di uno strumento fondamentale contro la speculazione.
luglio 4, 2012 Commenti disabilitati su Legambiente, le mani delle ecomafie sulla Calabria – Il rapporto 2012
Amministratori sotto tiro, Stopndrangheta.it: fare fronte comune
C’è una Calabria che fa paura alla ‘ndrangheta. E’ la Calabria degli amministratori perbene, dei sindaci e degli assessori che sul territorio oppongono onestà e coraggio al tentativo di controllo della criminalità, diventando bersaglio di minacce od oggetto di vere e proprie escalation criminali. Le due ultime, gravissime intimidazioni ai danni del capogruppo di maggioranza del Comune di Monasterace, Clelia Raspa, e dell’assessore comunale di Polistena, Domenico Muià, confermano questo inaccettabile assedio, finalizzato al condizionamento delle istituzioni democratiche calabresi. Nell’esprimere a Raspa e Muià la nostra vicinanza e il nostro invito a proseguire nel quotidiano impegno, siamo ben consapevoli che le parole di solidarietà non bastano: agli amministratori sotto tiro serve il concreto sostegno di tutte le forze sane del territorio, un fronte comune eretto da cittadini, associazioni, istituzioni, per questo riteniamo grave lo spirito di rassegnazione con cui questi ignobili episodi, quasi si trattasse di fenomeni ineluttabili, vengono ormai registrati dalla cronaca.
luglio 2, 2012 Commenti disabilitati su Amministratori sotto tiro, Stopndrangheta.it: fare fronte comune
“Il dono e lo scambio”, il 6 luglio la presentazione a Reggio con don Panizza
REGGIO CALABRIA – Un dialogo sull’importanza del dono e dello scambio, ma anche sulla ragione
critica, l’etica, la proprietà, la solidarietà, la pace, la povertà e il
benessere. E’ quello che intrecciano ne "Il Dono e lo scambio" il filosofo Dario Antiseri e don Giacomo Panizza (nella foto), sacerdote di frontiera in prima linea
nella lotta al bisogno, all’emarginazione e alla criminalità. Pubblicato da Rubbettino nella collanza Zonafranca, il libro sarà presentato, per iniziativa dell’associazione "A Rua", venerdì 6 luglio a Reggio Calabria. All’incontro, in programma alle 17.30 presso l’auditorium
giugno 28, 2012 Commenti disabilitati su “Il dono e lo scambio”, il 6 luglio la presentazione a Reggio con don Panizza






