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Processo All Inside, 42 condanne e 20 assoluzioni

PALMI – Dopo 17 giorni di camera di consiglio i giudici del Tribunale di Palmi hanno emesso nel tardo pomeriggio di oggi la sentenza del processo All Inside, nei confronti di presunti affiliati della cosca Pesce di Rosarno. Il processo si è concluso con 42 condanne a pene da 6 mesi a 28 anni, 20 assoluzioni e due prescrizioni. Le condanne piu’ pesanti ai presunti boss Antonio Pesce ”testuni” (28 anni) e Salvatore Pesce (27 anni e 7 mesi), padre della pentita Giuseppina, condannata a 4 anni e 4 mesi. Assolto l’altro presunto boss Rocco Pesce. Oltre alle condanne per Antonio e Salvatore Pesce, spiccano le pene inflitte ad altri imputati: i 25 anni e 8 mesi del figlio di Salvatore, Francesco, classe ’84, i 13 anni e 5 mesi ad Angela Ferraro, moglie di Salvatore, e i 12 anni e 10 mesi per la figlia Marina Pesce. Altre condanne significative riguardano Giuseppe Pesce (figlio di Antonino), allo stato ancora latitante, a 16 anni; 12 anni a Francesco Pesce, classe ’79 e Francesco Pesce, classe ’87. Le altre donne della cosca, Maria Grazia Pesce e Maria Stanganelli, sono state condannate a 7 anni. Stangata anche per Giuseppe Ferraro, condannato a 26 anni; Claudio Lucia, 17 anni e 10 mesi; Yuri Odierna, 12 anni. Tra i condannati ci sono anche due ex carabinieri, Carmelo Luciano e Giuseppe Gaglioti (rispettivamente 12 anni e 6 mesi e 13 anni), accusati di concorso esterno per associazione mafiosa. Alla lettura del dispositivo erano presenti in aula, oltre ai pm, il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho, il questore Guido Longo, ed i comandanti provinciali dei carabinieri e della guardia di finanza, Lorenzo Falferi e Domenico Petrozziello. "E’ stato confermato – ha commentato Cafiero De Rahol’impianto accusatorio e c’e’ adeguatezza anche dal punto di vista delle pene inflitte per le posizioni apicali discusse nel dibattimento".

maggio 3, 2013   Commenti disabilitati su Processo All Inside, 42 condanne e 20 assoluzioni

Tonache sott’inchiesta

BONO DANIELE: doveva essere sparato in paese là vicino alla chiesa, perché lui andava tutti i giorni alle messe del mese, dei morti del mese e siccome andava a piedi per le viuzze, c’erano tutte quelle viuzze a piedi che si doveva fare là, solo che poi hanno messo quella telecamera e poi alla fine. (…)
Dott.ssa ROSSI: e il prete che vi ha detto di questa telecamera?
BONO DANIELE: Mi ha detto che la telecamera non prende tutto, a 360 gradi, ora non lo so se è vero se funziona così.
Dott.ssa ROSSI: Ma lui che ne sapeva?
BONO DANIELE: Si vede che lo sa.
Dott.ssa ROSSI: e quindi?
BONO DANIELE: Che massimo la telecamera poteva rimanere puntata da una parte, anzi gli ho detto pure se quelli fanno il fatto si possono andare a nascondere in una chiesa?
Dott.ssa ROSSI: Mh.
BONO DANIELE: e lui ha detto no, questo qua no. Questo non si può fare. C’era pure la messa avrà pensato, di fare l’attentato, visto che più giù c’erano i carabinieri in quella stradina.
Dott.ssa ROSSI: Ma il prete sapeva tutta la gente che dovevate ammazzare? Il prete sapeva che voi dovevate ammazzare queste persone?
BONO DANIELE: certo, certo che lo sapeva.
Dott. BORRELLI: Ma il prete che interesse aveva a farlo ammazzare?
BONO DANIELE: E perché aveva interessi. Per queste cose qua: i Bonavota non li può vedere proprio, non li può vedere proprio! E i piscopisani nemmeno. Lui come fa pensare lui, ha un attacco morboso con Nino Lopreiato, se è preso pure per l’omicidio di Nino Lopreiato come una vendetta.

(dal decreto di fermo emesso dalla Procura di Cz, nell’ambito del procedimento n.4648/12 nei confronti di Iacopetta Giuseppina più 16)

Per il collaboratore di giustizia Daniele Bono, a Stefanaconi la faida tra la famiglia Patania e i piscopisani l’avrebbe combattuta anche il prete. Per organizzare l’agguato a Franco Calafati, ferito il 21 marzo scorso nel piccolo centro del Vibonese, il pentito avrebbe chiesto aiuto proprio a don Salvatore Santaguida, 43enne parroco del paese, indagato, insieme con il maresciallo Sebastiano Cannizzaro,ex comandante della locale stazione dei carabinieri, per associazione a delinquere di stampo mafioso. "Secondo quanto emerge dalle dichiarazioni di Patania Loredana e Bono Daniele – scrive nel decreto di fermo dell’inchiesta Gringia il sostituto procuratore Simona Rossi proprio quest’ultimo, su mandato dei Patania, aveva avvicinato il prete di Stefanaconi, don Salvatore Santaguida, chiedendogli se poteva in qualche modo bloccare o far girare la telecamera installata in piazza, al fine di non riprendere l’eventuale agguato al Calafati, e, comunque, consentire poi la fuga dei killer all’interno della chiesa. Tuttavia, a causa della difficoltà e del rischio che simile azione presentava, il prete non aveva fornito la propria disponibilità ad utilizzare la chiesa quale via di fuga dei killer, rimanendo tuttavia pienamente al corrente della chiara intenzione da parte dei Patania di eliminare Calafati".

Quella di don Salvatore non è l’unica tonaca finita nella polvere nelle ultime ore in Calabria. Il Gup di Palmi ha infatti condannato ad un anno di reclusione (pena sospesa) l’ex parroco di San Martino di Taurianova, don Antonio Scordo e suor Mimma Rizzo. Il reato? Falsa testimonianza sugli abusi sessuali di cui fu vittima l’allora minorenne Anna Maria Scarfò.
La procura di Palmi ha contestato ad entrambi di aver mentito
durante il processo a carico del branco di San Martino di Taurianova che per anni violentò la ragazza. Durante il
dibattimento sia il sacerdote che la suora avrebbero taciuto ciò di cui
erano a conoscenza e sui quali erano stati interrogati come testimoni. Anna Maria Scarfò
adesso vive in una località protetta e il 17 dicembre tornerà in aula nel processo contro sedici persone accusate di persecuzione e minacce nei suoi confronti e in quelli della sorella.

dicembre 11, 2012   Commenti disabilitati su Tonache sott’inchiesta

Disarticolata la “Corona” della ‘ndrangheta: tutti i dettagli dell’inchiesta “Saggezza”

http://www.stopndrangheta.it/file/stopndrangheta_1681.pdf

novembre 13, 2012   Commenti disabilitati su Disarticolata la “Corona” della ‘ndrangheta: tutti i dettagli dell’inchiesta “Saggezza”

Polistena, memoria e impegno antindrangheta scendono in piazza

REGGIO CALABRIA – Peppe Valarioti, Antonino Scopelliti, Peppino Impastato, don Pino Puglisi. I loro nomi e le loro storie scandiranno, in altrettante tappe della memoria, il corteo che la mattina del 10 novembre a Polistena aprirà la manifestazione antimafia organizzata dall’amministrazione comunale con il coinvolgimento delle scuole della Piana di Gioia Tauro e l’adesione delle realtà antimafia calabresi. Una giornata di memoria e di impegno antindrangheta che mescolerà testimonianze, racconti, interventi istituzionali, flash mob e musica per dare voce alla Calabria migliore. "Non possiamo – spiega il sindaco di Polistena Michele Tripodi – arrenderci alla ‘ndrangheta, alla corruzione, alla mancanza
di lavoro e di prospettiva per i nostri giovani, alle difficoltà
finanziarie che investono i comuni, ai tagli dei servizi e dei fondi
pubblici, alla crisi che colpisce il Mezzogiorno e travolge cittadini e
famiglie, alla sanità che non funziona come dovrebbe, alla scuola che
perde insegnanti e con essa cultura e saperi, a coloro che,
indifferenti, pensano che i problemi siano sempre degli altri e non i
propri. Promuoviamo questa manifestazione perchè abbiamo l’ambizione di far
sfilare al fianco degli studenti il meglio che c’è della Calabria,
quella onesta che non si piega e continua a sperare nel cambiamento". Il corteo partirà alle ore 9.00 da via F. Gullo e, attraverso alcune tappe con momenti celebrativi, terminerà in piazza del Popolo dove dal palco si sussegueranno una serie di interventi istituzionali e, a partire dalle ore 12.00, il concerto degli Etnosound. Saranno presenti, fra gli altri, i testimoni di giustizia Gaetano Saffioti e Teresa Cordopatri, il procuratore di Palmi, Giuseppe Creazzo, la componente della commissione parlamentare antimafia, Angela Napoli, il procuratore ff di Reggio Calabria, Ottavio Sferlazza, Carolina Girasole, sindaco di Isola Capo Rizzuto e vicepresidente di Avviso Pubblico, il referente di Libera per la Piana di Gioia Tauro, don Pino De Masi, Alessio Magro e Francesca Chirico di Stopndrangheta.it.

novembre 7, 2012   Commenti disabilitati su Polistena, memoria e impegno antindrangheta scendono in piazza

Calabria Day, a Lamezia si racconta l’altra Calabria

Organizzato dall’associazione "Io resto in Calabria", sabato 27 ottobre a Lamezia Terme torna il Calabria Day, la kermesse dedicata alla Calabria migliore. Tra i partner dell’iniziativa anche Stopndrangheta.it. Di seguito il comunicato stampa delliniziativa.

PERCHE’ IL CALABRIA DAY – Non si contano più le manifestazioni di
protesta contro tutto e contro tutti. Giornate convocate per manifestare
con forza la propria insofferenza verso le ingiustizie. A noi, invece, è
venuto in mente di lanciare la proposta di una giornata a favore… della
Calabria. Dando così vita al "Calabria Day", una kermesse per
raccontare all’Italia una storia diversa, una "bella storia".Una giornata intera che abbiamo pensato
di svolgere nel cuore stesso delle istituzioni calabresi, e nel corso
della quale discuteremo di come può migliorare la nostra regione, di
come immaginare il nostro futuro in essa e di come vorremmo lasciarla ai
nostri figli. Per farlo partiremo dalle tante, tantissime, risorse
positive che la Calabria già possiede e del modo in cui queste possono,
con il loro esempio vincente, contaminare tutti i calabresi disposti a
scommettere ancora su loro stessi e su questa regione. Un incontro cui
sono invitati tutti i calabresi, specie i più giovani e magari anche
quelli che studiano fuori regione, consapevoli di come oggi più che mai
sia il momento di fare delle scelte irrinunciabili e affrontare a viso
aperto la sfida del cambiamento. Siamo convinti che una giornata dedicata
alla nostra regione possa rappresentare un segnale forte, che possa
infondere più coraggio ai tanti calabresi onesti che oggi si sentono
impotenti. Pensiamo, ancora, che ciascuno di noi abbia grandi
potenzialità che aspettano solo di trovare il loro giusto contesto
d’espressione, e possa fare tantissimo per avviare un cambiamento,
troppo spesso evocato e invocato, ma mai veramente praticato.Per riuscire in quest’impresa c’è,
naturalmente, bisogno dell’impegno di tutti, perché solo insieme potremo
riuscire a dare vita ad una manifestazione che faccia riflettere tutta
la Calabria e l’Italia intera, che spesso sta a guardare con troppa
indifferenza. Sta a noi fare in modo che le parole diventino fatti e
questi fatti siano realmente l’inizio della rivincita della Calabria e
dei Calabresi.Abbiamo una terra stupenda, grandi
realtà positive, dimostriamo di avere anche la voglia e l’orgoglio di
far vedere al mondo che quella che troppo spesso è definita come
"l’altra Calabria" è invece semplicemente "la Calabria, quella vera".
Lasciamoci contaminare dai lati positivi e guardiamo al futuro con
coraggio e ardore.

IL PROGRAMMA DEL 27 OTTOBRE: La giornata sarà suddivisa in diversi
momenti e aree tematiche, così da garantire lo scambio di esperienze tra
tutti gli attori del Calabria Day: incontri, dibattiti, collegamenti
con l’estero, ma anche arte, spettacolo e musica per mettere insieme la
Calabria migliore e i calabresi che in essa lavorano e credono.

Le plenarie: in
apertura per presentare gli attori della giornata; in chiusura, per fare
la sintesi e comprendere quali sono stati i frutti dei "laboratori
tematici".

Le sessioni tematiche: nelle quali i partner del progetto si relazioneranno con il pubblico presente.

– L’innovazione sociale e la cittadinanza attiva,
un dibattito a cui prenderanno parte i giovani delle scuole superiori,
confrontandosi con le esperienze più significative in merito;

– Il "caffè delle arti e dei mestieri",
uno spazio reale che durerà tutta la giornata, intervallato
dall’alternarsi dei partners che, in un ambiente informale,
dialogheranno con i giovani che si affacciano al mondo del lavoro o
dell’imprenditoria;

– La Calabria in movimento, esperienze a confronto tra chi resta e chi è andato via, per dare il proprio contributo alla crescita del territorio.

La via della creatività:
all’interno dello storico chiostro di San Domenico, recentemente
ristrutturato, e nelle salette di Palazzo Nicotera, per uno totale di
oltre 250 m², allestiremo un percorso creativo così suddiviso:

ArTECA, Pittura, Scultura, Fotografia;

Mani Maestre, Artigianato, Restauro, Strumenti e Prodotti dei mestieri antichi;

AltraVisuale, Grafica, progetti multimediali, video installazioni, prodotti ed opere innovative.

Calabria Day Usa:
diverse importanti istituzioni statunitensi hanno voluto contribuire
nel dare un respiro internazionale all’intera manifestazione; infatti,
parallelamente al Calabria Day, grazie al contributo del Calandra Italian-American Institute, del KIT-Kairos Italy Theater, della Calabrisella Films, della Mare Nostrum Elements e The Italian Cultural Foundation at Casa Belvedere,
direttamente da New York, si svolgerà il Calabria Day Usa, un evento
ricco di attività e performance, atte a promuovere ed a documentare la
presenza ed il lavoro dei Calabresi negli Stati Uniti.

I collegamenti in web conference,
previsti a partire dalle ore 18 italiane, consentiranno l’interazione e
la visione dell’evento al di là e al di qua dell’oceano.

The Show: sarà lo
spazio dedicato alle performance teatrali e musicali di talenti nati nel
nostro territorio; fra gli altri, la Spasulati Band, Meissa e la
cantastorie Francesca Prestia.

Per informazioni: www.calabriaday.it

ottobre 24, 2012   Commenti disabilitati su Calabria Day, a Lamezia si racconta l’altra Calabria

Intercettazioni processo Pesce: “Ammazzatela o sono guai”

”Ho visto quella gatta morta di sua sorella, ammazzatela subito o sarà
una valanga di guai”: ad esprimersi cosi’ è Rocco Pesce parlando con i
suoi familiari in carcere ed il riferimento è a

Giuseppina Pesce, la nipote, diventata collaboratrice di giustizia. Del
colloquio, il Tribunale di Palmi, su richiesta del pm, ha autorizzato la
trascrizione ed il 24 ottobre affiderà l’incarico peritale nell’ambito
del processo alla cosca Pesce di Rosarno. L’intercettazione è
avvenuta nel luglio del 2011, quando Rocco Pesce non era ancora al
regime di carcere duro, che gli è stato inflitto dopo avere inviato una
lettera di minacce al sindaco di Rosarno Elisabetta Tripodi, episodio
per il quale è stato condannato a cinque anni di reclusione. Il
colloquio avviene mentre, a fianco, è in corso il colloquio del nipote
Francesco, fratello di Giuseppina, figlia del boss Salvatore, con i suoi
familiari. L’acquisizione e la trascrizione dell’intercettazione è
stata chiesta dal pm della Dda reggina Alessandra Cerreti al termine di
un’attivita’ integrativa d’indagine. Oltre a quella di Rocco Pesce, il
pm ha chiesto ed il tribunale ha accolto, la trascrizione di alcune
intercettazioni agli atti delle inchieste Crimine e Cosa Mia, oltre ad
altri colloqui dai quali emerge, secondo l’accusa, il tentativo di
pressione dei familiari di Giuseppina di indurla a ritrattare in una
fase, l’estate del 2011, nella quale aveva interrotto la collaborazione.
In un’altra intercettazione in carcere, il fratello di Giusi dice
alla nonna che ”e’ una storia di famiglia e la risolveremo noi”, al
che la nonna risponde mimando il gesto dello sgozzamento, portandosi il
pollice sotto la gola e facendolo scorrere da un lato all’altro, che e’
stato ripreso in una fotografia dagli investigatori. In un’altra ancora,
la madre della pentita parla con la nipote di 17 anni e le dice che se
chiama la madre le deve dire che per loro e’ morta. Il Tribunale ha
anche accolto la richiesta delle difese di sentire il padre ed i
fratelli del marito di Giuseppina Pesce, mentre ha respinto la richiesta
di sentire l’ex procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Salvatore Boemi ed il magistrato di Cassazione Corrado Carnevale,
citati dalla pentita nel corso della sua deposizione. Boemi ha querelato
Giuseppina Pesce e Carnevale, in una dichiarazione, ha smentito di
avere mai conosciuto qualcuno del clan Pesce.

ottobre 16, 2012   Commenti disabilitati su Intercettazioni processo Pesce: “Ammazzatela o sono guai”

Catturato il boss Domenico Condello. Era latitante da 20 anni

REGGIO CALABRIA – La latitanza ventennale di Domenico Condello è finita questa sera a Rosalì, un quartiere della zona nord di Reggio Calabria dove il boss, cugino di Pasquale Condello "il Supremo", è stato catturato dai carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Reggio Calabria. Condannato all’ergastolo per omicidio e associazione mafiosa, Domenico Condello, 56 anni, noto come "Micu u Pacciu", era dal 1992 inserito nello speciale programma di ricerca del ministero Interno. Al momento del blitz dei militari, Condello era disarmato e non ha opposto resistenza.

ottobre 10, 2012   Commenti disabilitati su Catturato il boss Domenico Condello. Era latitante da 20 anni

Leonia, blitz contro i Fontana. Arrestato anche il direttore De Caria

http://www.stopndrangheta.it/file/stopndrangheta_1669.pdf

ottobre 10, 2012   Commenti disabilitati su Leonia, blitz contro i Fontana. Arrestato anche il direttore De Caria

Sciolto per “contiguità con la mafia” il Comune di Reggio Calabria

REGGIO CALABRIA – Il Consiglio dei ministri ha deciso lo scioglimento del Consiglio comunale di Reggio Calabria. Lo ha annunciato il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, durante una conferenza stampa a palazzo Chigi.

LE PAROLE DEL MINISTRO – La
titolare del Viminale ha parlato di "decisione sofferta" perchè "è la
prima volta che viene sciolto il consiglio comunale di un capoluogo di
provincia". "Noi – ha aggiunto il ministro – vogliamo che Reggio Calabria possa
trovare la serenità". Alla guida della citta dello Stretto si insediera
una commissione, presieduta dal prefetto di Crotone Vincenzo Panico e da altri esperti
nella gestione economica anche perchè "c’è una gravissima situazione
debitoria – ha spiegato Cancellieri – e il comune è in una posizione
altamente delicata per quanto riguarda il dissesto". "All’interno del Cdm c’è stata decisione unanime" sullo scioglimento,
ha precisato il ministro, sottolineando che la decisione di sciogliere
il consiglio comunale di palazzo San Giorgio "è avvenuta non per
dissesto ma per contiguita e non per infiltrazioni criminali". "Siamo assolutamente consapevoli" della scelta fatta, che è stata
"valutata con molta sofferenza". Ma "abbiamo la volontà di restituire il
paese alla legalità: senza legalità non c’è sviluppo". Così il ministro
dell’Interno Annamaria Cancellieri ha spiegato la decisione di
sciogliere il comune di Reggio Calabria. "Dobbiamo aiutare – ha aggiunto
– le regioni più compromesse".

LE MOTIVAZIONI – Le vicende che hanno portato allo scioglimento del comune, ha spiegato
il ministro, riguardano "diversi episodi che toccano gli amministratori o
atti che non sono stati posti in essere, come i controlli preventivi
per gli appalti
, la gestione dei beni confiscati alla mafia, la gestione
dei mercati e delle case popolari".

LA COMMISSIONE – La Commissione d’accesso al Comune di Reggio Calabria, la cui relazione
sta alla base dello scioglimento, è stata nominata il 20 gennaio scorso
dall’allora prefetto di Reggio Luigi Varratta, e si è
insediata il 24 gennaio. Il 13 luglio ha concluso i suoi lavori e nelle
settimane successive è stata inviata al Viminale una relazione dal nuovo prefetto Luigi Piscitelli.
La Commissione ha avuto mandato a "indagare" su due ambiti: le
inchieste della Direzione distrettuale antimafia sulla società
partecipata Multiservizi e su quella che ha portato
all’arresto del consigliere comunale Giuseppe Plutino, per stabilire se
potessero esserci stati condizionamenti dell’attuale amministrazione
guidata da Demetrio Arena, eletto nel maggio del 2011.

LE INCHIESTE/ La multiservizi – La Multiservizi è finita nell’occhio del ciclone dopo
l’arresto, nel 2011, dell’allora direttore operativo Giuseppe Rechichi,
accusato di associazione mafiosa e ritenuto il prestanome della cosca
Tegano nella società. A Rechichi, condannato nel luglio scorso a 16 anni
di reclusione, il 31 luglio è stata poi notificata un’altra ordinanza
di custodia cautelare nell’ambito di un’operazione nel corso della quale
è stato arrestato un ex consigliere comunale di centrodestra, Dominique
Suraci
, al quale avrebbe garantito un apporto elettorale proprio in
virtù del suo ruolo all’interno della Multiservizi. La società è stata
sciolta dal Comune nel luglio scorso dopo che la Prefettura ha negato la
certificazione antimafia al socio privato per avere accertato tentativi
di infiltrazioni della criminalità organizzata.

L’affaire Plutino – Referente politico della cosca Caridi all’interno del Comune: con questa accusa il consigliere Giuseppe Plutino
(poi sospeso), prima dell’Udc e poi del Pdl, in carica da tre
legislature, viene arrestato nel dicembre 2011 per concorso esterno in
associazione mafiosa.
Plutino avrebbe garantito la copertura politica alla
cosca venendo gratificato con i consensi elettorali. Il consigliere
comunale avrebbe fornito alla cosca un "concreto, specifico, consapevole
e volontario contributo come referente politico". Tra i favori che
Plutino avrebbe
assicurato alla cosca Caridi, secondo l’accusa, anche il tentativo di
costringere un consigliere regionale ad assumere come collaboratore
temporaneo delle struttura del gruppo Pdl alla Regione Calabria la
nipote di un presunto campo cosca, Eugenio Borghetto. Dopo il suo
rifiuto, il consigliere trovò una tanica con liquido infiammabile sul
cofano della propria autovettura.

ottobre 9, 2012   Commenti disabilitati su Sciolto per “contiguità con la mafia” il Comune di Reggio Calabria

Nuova intimidazione al giornalista de “Il Quotidiano” Michele Inserra

REGGIO CALABRIA – Intimidazione a Reggio Calabria ai danni del caposervizio del Quotidiano
della Calabria Michele Inserra. Ignoti hanno sfondato il vetro
dell’automobile del giornalista ed hanno portato via una borsa in cui
erano custoditi un computer e documenti su un’inchiesta che il
giornalista sta conducendo, secondo quanto ha riferito Inserra, su
‘ndrangheta e area grigia. Il parabrezza della vettura (una Opel Vectra)
e’ stato anche lesionato con una spranga. L’automobile era parcheggiata
sotto l’abitazione del giornalista, nel centro cittadino. Inserra ha
denunciato l’episodio ai carabinieri. E’ la terza intimidazione che
viene compiuta ai danni di Inserra. L’ultima risale al 27 luglio scorso,
quando al giornalista fu inviata una lettera di minacce. "Mi trovo di
fronte ad una situazione – ha detto Inserra – particolarmente delicata e
allarmante. Quest’ultima intimidazione, tra l’altro, cade in un momento
in cui la tensione in città è abbastanza alta per vari motivi".
"Confido – ha aggiunto Inserra – nel lavoro delle forze dell’ordine e
della magistratura perché si faccia luce su quanto sta accadendo e per
consentire il libero esercizio dell’attività giornalistica a Reggio
Calabria".

settembre 24, 2012   Commenti disabilitati su Nuova intimidazione al giornalista de “Il Quotidiano” Michele Inserra