Tonache sott’inchiesta
BONO DANIELE: doveva essere sparato in paese là vicino alla chiesa, perché lui andava tutti i giorni alle messe del mese, dei morti del mese e siccome andava a piedi per le viuzze, c’erano tutte quelle viuzze a piedi che si doveva fare là, solo che poi hanno messo quella telecamera e poi alla fine. (…)
Dott.ssa ROSSI: e il prete che vi ha detto di questa telecamera?
BONO DANIELE: Mi ha detto che la telecamera non prende tutto, a 360 gradi, ora non lo so se è vero se funziona così.
Dott.ssa ROSSI: Ma lui che ne sapeva?
BONO DANIELE: Si vede che lo sa.
Dott.ssa ROSSI: e quindi?
BONO DANIELE: Che massimo la telecamera poteva rimanere puntata da una parte, anzi gli ho detto pure se quelli fanno il fatto si possono andare a nascondere in una chiesa?
Dott.ssa ROSSI: Mh.
BONO DANIELE: e lui ha detto no, questo qua no. Questo non si può fare. C’era pure la messa avrà pensato, di fare l’attentato, visto che più giù c’erano i carabinieri in quella stradina.
Dott.ssa ROSSI: Ma il prete sapeva tutta la gente che dovevate ammazzare? Il prete sapeva che voi dovevate ammazzare queste persone?
BONO DANIELE: certo, certo che lo sapeva.
Dott. BORRELLI: Ma il prete che interesse aveva a farlo ammazzare?
BONO DANIELE: E perché aveva interessi. Per queste cose qua: i Bonavota non li può vedere proprio, non li può vedere proprio! E i piscopisani nemmeno. Lui come fa pensare lui, ha un attacco morboso con Nino Lopreiato, se è preso pure per l’omicidio di Nino Lopreiato come una vendetta.
(dal decreto di fermo emesso dalla Procura di Cz, nell’ambito del procedimento n.4648/12 nei confronti di Iacopetta Giuseppina più 16)
Per il collaboratore di giustizia Daniele Bono, a Stefanaconi la faida tra la famiglia Patania e i piscopisani l’avrebbe combattuta anche il prete. Per organizzare l’agguato a Franco Calafati, ferito il 21 marzo scorso nel piccolo centro del Vibonese, il pentito avrebbe chiesto aiuto proprio a don Salvatore Santaguida, 43enne parroco del paese, indagato, insieme con il maresciallo Sebastiano Cannizzaro,ex comandante della locale stazione dei carabinieri, per associazione a delinquere di stampo mafioso. "Secondo quanto emerge dalle dichiarazioni di Patania Loredana e Bono Daniele – scrive nel decreto di fermo dell’inchiesta Gringia il sostituto procuratore Simona Rossi – proprio quest’ultimo, su mandato dei Patania, aveva avvicinato il prete di Stefanaconi, don Salvatore Santaguida, chiedendogli se poteva in qualche modo bloccare o far girare la telecamera installata in piazza, al fine di non riprendere l’eventuale agguato al Calafati, e, comunque, consentire poi la fuga dei killer all’interno della chiesa. Tuttavia, a causa della difficoltà e del rischio che simile azione presentava, il prete non aveva fornito la propria disponibilità ad utilizzare la chiesa quale via di fuga dei killer, rimanendo tuttavia pienamente al corrente della chiara intenzione da parte dei Patania di eliminare Calafati".
Quella di don Salvatore non è l’unica tonaca finita nella polvere nelle ultime ore in Calabria. Il Gup di Palmi ha infatti condannato ad un anno di reclusione (pena sospesa) l’ex parroco di San Martino di Taurianova, don Antonio Scordo e suor Mimma Rizzo. Il reato? Falsa testimonianza sugli abusi sessuali di cui fu vittima l’allora minorenne Anna Maria Scarfò.
La procura di Palmi ha contestato ad entrambi di aver mentito
durante il processo a carico del branco di San Martino di Taurianova che per anni violentò la ragazza. Durante il
dibattimento sia il sacerdote che la suora avrebbero taciuto ciò di cui
erano a conoscenza e sui quali erano stati interrogati come testimoni. Anna Maria Scarfò
adesso vive in una località protetta e il 17 dicembre tornerà in aula nel processo contro sedici persone accusate di persecuzione e minacce nei suoi confronti e in quelli della sorella.






