Estorsioni sui lavori della Sa-Rc: 12 fermi a Scilla
REGGIO CALABRIA – Associazione mafiosa ed estorsione aggravata. Con queste ipotesi di reato dodici presunti esponenti della cosca Nasone – Gaietti di Scilla sono stati fermati dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria nell’ambito di indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia reggina. Partite dopo l’arresto in flagranza di Giuseppe Fulco, pregiudicato ammanettato nel giugno 2011 per estorsione aggravata ai danni di un’impresa impegnata in lavori di ammodernamento della SS 18 in prossimità di Scilla, le attività investigative hanno permesso di delineare l’organizzazione, la composizione e le gerarchie interne della cosca Nasone-Gaietti, ma anche i suoi illeciti obiettivi economici e le strategie criminali messe in atto per raggiungerli. I soggetti fermati sono Arturo Burzomato, Carmelo Calabrese, Annunziatina Fulco, Matteo Gaietti, Francesco Libro, Antonino Nasone, Domenico Nasone (cl. ’83), Domenico Nasone (cl. ’69), Francesco Nasone, Rocco Nasone, Virgilio Giuseppe Nasone e Pietro Puntorieri. Tutti presunti componenti di una cosca, legittimata, secondo quanto emerso dalle indagini, ad imporre, "sollecitare" e riscuotere nella rispettiva zona di competenza una quota dei proventi delle estorsioni connesse ai lavori di ammodernamento dell’autostrada A3: il famigerato "tre per cento" del capitolato preteso dalle cosche sui lavori eseguiti nel territorio di dominio.
LE ESTORSIONI – Il danneggiamento dei mezzi di lavoro era il segnale lanciato alle ditte per spingere i responsabili a mettersi in contatto con gli emissari criminali di volta in volta designati. L’escalation delle attenzioni criminali – dai vetri infranti, ai mezzi incendiati fino alle bottiglie piene di liquido infiammabile fatte ritrovare sul cantiere – era sempre pianificata con metodo per raggiungere l’obiettivo prefissato. Non sono state risparmiate neanche le piccole attività economiche del territorio. "Nessuno poteva interferire con gli interessi della cosca – affermano gli inquirenti – emblematico il caso di una piccola attività commerciale storica scillese che, nella notte tra il 18 e 19 febbraio scorso, ha subito la distruzione totale a mezzo incendio dell’esercizio commerciale ubicato nel porticciolo turistico di Scilla; unica colpa del titolare è stata di aver richiesto al Comune di Scilla una nuova concessione in un’area del Porto di interesse cosca". Sono sei gli episodi estorsivi consumati e/o contestati dagli inquirenti. A seguito del provvedimento di fermo, inoltre, è scattato anche il sequestro preventivo di ben 32 immobili (appartamenti, fabbricati, terreni) oltre ad un bar ed una pasticceria, conti correnti bancari polizze assicurative ed altri titoli finanziari per un totale di 5 milioni di euro.
"ORA TOCCA AGLI IMPRENDITORI" – "Dopo gli illeciti accertati nelle zone di Gioia Tauro, Rosarno e Palmi – ha commentato il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Michele Prestipino, presentando gli esiti dell’operazione – oggi completiamo il quadro delle indagini con questa operazione sul territorio di Scilla che ci consente di liberare dal controllo mafioso tutti i cantieri che interessavano queste aree. Tempo fa era stata sollecitata una maggiore attenzione nell’opera di vigilanza e prevenzione sui cantieri dell’Autostrada. L’indagine di oggi dimostra che già da tempo stavamo operando in questa direzione. Abbiamo fatto la nostra parte, adesso ci attendiamo che gli imprenditori facciano la loro e che siano adeguatamente sollecitati a collaborare con le indagini".






