>

Sentenze in sintesi: De Stefano+59

http://www.stopndrangheta.it/file/stopndrangheta_1842.pdf

febbraio 27, 2018   Commenti disabilitati su Sentenze in sintesi: De Stefano+59

Sentenze in sintesi: Tirreno

http://www.stopndrangheta.it/file/stopndrangheta_1841.pdf

ottobre 31, 2017   Commenti disabilitati su Sentenze in sintesi: Tirreno

Sentenze in sintesi: Montalto

http://www.stopndrangheta.it/file/stopndrangheta_1840.pdf

settembre 15, 2017   Commenti disabilitati su Sentenze in sintesi: Montalto

Primo: conoscere

Da Montalto (1970) a Crimine (2012). Oltre quarant’anni di sentenze che hanno tradotto in verità processuale la storia della ‘ndrangheta, fissandone struttura, modalità operative, scontri, complicità ed evoluzione. Un patrimonio prezioso di conoscenza relegato nelle cancellerie dei tribunali, negli studi di avvocati, nella memoria dei computer di addetti ai lavori o presunti tali. Da sempre convinti che la conoscenza diffusa del fenomeno sia prerogativa imprescindibile di un contrasto sociale che non si limiti a vuoto rituale, abbiamo provato in questi anni a "liberare" atti giudiziari e documenti istituzionali, rendendoli accessibili dalle pagine dell’archivio Stopndrangheta. Oggi rilanciamo. Grazie al prezioso impegno di un gruppo di lavoro coordinato dal professore Arturo Capone (associato di Diritto processuale penale preso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria), infatti, iniziamo la pubblicazione di una serie di sintesi snelle, complete e dal linguaggio accessibile delle principali sentenze contro la ‘ndrangheta (rese anch’esse contestualmente consultabili on line). Partiamo oggi con Crimine (sintesi di Anna Pino ed Arturo Capone) e proseguiremo, con cadenza mensile, con l’obiettivo, che è anche una speranza, di offrire uno strumento utile alla comprensione del fenomeno e, quindi, ad un suo contrasto più efficace.

Sentenze in sintesi: Crimine a cura di Anna Pino e Arturo Capone

Sentenze in sintesi: Montalto a cura di Giuseppe Perrone

Sentenze in sintesi: Tirreno a cura di Giuseppe Chiodo

luglio 14, 2017   Commenti disabilitati su Primo: conoscere

Sentenze in sintesi: “Crimine”

http://www.stopndrangheta.it/file/stopndrangheta_1837.pdf

luglio 13, 2017   Commenti disabilitati su Sentenze in sintesi: “Crimine”

La ‘ndrangheta nelle sentenze: materiali per una storia del presente

Il controllo del territorio da parte della criminalità organizzata e la risposta delle istituzioni giudiziarie sono senza dubbio fenomeni rilevantissimi nella storia contemporanea del nostro paese, in particolare delle regioni meridionali.
I documenti sulla base dei quali questa storia può essere scritta sono costituiti, in larga parte, dalle sentenze. Gli originali delle sentenze tuttavia sono poco fruibili, sia per l’enorme numero di pagine di cui si compongono, sia per l’oscurità dell’armamentario concettuale e lessicale dei giuristi. Così l’informazione del pubblico si basa o sulla cronaca quotidiana, destinata però ben presto a essere dimenticata, o su lodevoli ricostruzioni giornalistiche, che però hanno dei limiti: richiedono una lettura comunque impegnativa, "coprono" soltanto una parte minima del fenomeno e, inevitabilmente, danno conto sia di fatti accertati sia di ipotesi solo plausibili o suggestive. Manca insomma una fonte di informazione facilmente accessibile, sintetica e obiettiva.
La lacuna è grave. La conoscenza del fenomeno, così come accertata nelle fonti giudiziarie, è importantissima non solo per gli operatori o gli studiosi, ma per tutti i cittadini: consente di concentrare la riflessione collettiva su dati obiettivi e di acquisire strumenti di critica sociale e politica. È strano, ma quando si parla di criminalità organizzata, una realtà che in qualche si svolge sotto i nostri occhi, ci si basa molto, troppo sul sentito dire.
Questa sezione del sito, dedicata alla sintesi delle sentenze definitive, mira a colmare questa lacuna.
Le sentenze sono selezionate, in linea di massima, per la loro rilevanza storica. Sono sintetizzate da persone esperte di diritto, con un linguaggio accessibile, in un numero di pagine ridotto. Si tiene conto non soltanto della decisione di primo grado, ma anche di quelle successive, di appello e cassazione, in modo da includere solo ciò che è oggetto di accertamento definitivo.
Nell’analisi delle sentenze si è adottato uno schema comune: una breve sintesi del processo, l’esposizione dei fatti accertati, l’approfondimento tematico relativo alla struttura della ndrangheta, alle sue modalità operative e alle reti sociali che la sostengono.
L’indicazione della pagina della sentenza cui si riferisce il testo dovrebbe consentire a interessati e studiosi di muoversi più agevolmente nella lettura degli originali, di cui si fornisce il link.
Nelle intenzioni l’aggiornamento della sezione sarà lento ma costante, in vista della costituzione di un archivio del sapere giudiziario sulla ‘ndrangheta di pronta consultazione.
Il lavoro è molto impegnativo, la speranza è che sia utile.

1) Sentenze in sintesi: Crimine

(i link al testo completo della sentenza: Crimine 1/6; Crimine 2/6; Crimine 3/6; Crimine 4/6; Crimine 5/6; Crimine 6/6)

2) Sentenze in sintesi: Montalto

(il link al testo completo della sentenza: Montalto, la sentenza di I grado)

3) Sentenze in sintesi: Tirreno

* associato di Diritto processuale penale presso l’Università Mediterranea

luglio 13, 2017   Commenti disabilitati su La ‘ndrangheta nelle sentenze: materiali per una storia del presente

On line “Impronte ed Ombre”

La memoria va fatta, non celebrata. Vissuta, non rispolverata. Ecco
perché abbiamo immaginato – per raccontare le storie delle vittime della
‘ndrangheta nell’ambito del progetto "Impronte ed Ombre" – un’ideale
"città della memoria". Uno spazio virtuale in cui, evitando inutili
esercizi celebrativi o consolatori, le vittime ritornano cittadini
capaci di parlare al presente e di indicare, con le loro impronte, la
strada. Uno spazio da perfezionare ed arricchire anche con i vostri
suggerimenti.

http://www.impronteombre.it/

luglio 6, 2017   Commenti disabilitati su On line “Impronte ed Ombre”

Cara Alice, ti raccontiamo tuo nonno

Cara Alice,

Oggi sei troppo piccola per capire, ma con il tempo ti insegneremo ad amare il mese di settembre. Crescendo arriverà, infatti, il momento in cui comincerai a chiederci il come ed il perché delle cose. Avrai la curiosità di ogni bambino e pretenderai spiegazioni esaurienti dagli adulti a te più vicini. Faremo del nostro meglio, te lo garantisco. Ma sappiamo già che sarà difficilissimo provare a risponderti quando ci chiederai di nonno Mimmo e nonna Mimma. Per questo oggi, nel venticinquesimo anniversario dell’omicidio di Demetrio Quattrone, tuo nonno, e a qualche settimana dalla tua nascita, abbiamo deciso di regalarti una “foto” di famiglia. Non quella che si mette sulle mensole, ma quella che si porta nella memoria e nel cuore.

Nonno Mimmo era un ingegnere e, a Reggio Calabria, una città che ancora non conosci e che lui amava tanto e nonostante tutto, si occupava anche di difendere i diritti e la dignità del lavoro altrui. Era spigoloso, esigente con sé stesso e con gli altri, inflessibile con i furbi, sempre schierato dalla parte dei lavoratori, nella speranza che riuscissero a portare a casa “pane onesto”. Ci chiedeva il massimo perché il massimo era quello che aveva sempre dato nella vita, lui, figlio di una famiglia non agiata, arrivato al Politecnico di Torino grazie esclusivamente alla sua determinazione. Un giorno ti racconteremo di come non potendosi permettere i libri, dava lezione ad un collega meno “sveglio” di lui ma più facoltoso, studiando la notte dai suoi testi in prestito; ti racconteremo di come, per non addormentarsi, le studiava tutte, perché non aveva davvero tempo da perdere. A casa, a Reggio, lo aspettava la fidanzata, tua nonna. Ti racconteremo di quando, potendo scegliere tra la carriera universitaria al Politecnico ed un lavoro precario a Reggio, fece, come sempre, la scelta meno comoda. Tornò in Calabria. E ti racconteremo di come, giorno dopo giorno, con la stessa tenacia di prima, riuscì a dimostrare professionalità e inflessibilità in una città devastata da palazzinari e guerra di ‘ndrangheta, affarismi e cronica assenza di regole e senso dello Stato. E, infine, quando ce lo chiederai, ti racconteremo che la sera del 28 settembre di 25 anni fa pagò con la vita tutte le sue scelte. Vorremmo poterti dire chi e perché ma purtroppo, Alice, al momento non lo sappiamo neppure noi. Se ne andò senza saperlo anche tua nonna che lo aveva amato tutta la vita e che a 33 anni, nel suo esempio di tenacia, si mise sulle spalle tre figli ed un futuro incerto. Si era laureata, qualche anno prima, incinta di tua madre e, lasciata sola dalla gran parte degli amici di famiglia, e dallo Stato, continuò ad esercitare la libera professione nello stesso contesto che aveva decretato la morte di nonno. Ci ha lasciati nel settembre del 2000. Aveva 42 anni, la stessa età di nonno Mimmo quando fu ucciso.

Ora puoi capire, Alice, cosa significa “settembre” per la tua famiglia. In questo mese Demetrio Quattrone ha pagato con la vita le sue scelte di dignità e serietà; in questo mese Domenica Palamara è stata sopraffatta dallo sforzo compiuto per garantirci comunque una vita “normale”; in questo mese noi abbiamo scelto da che parte stare. Non è stata una scelta difficile. L’esempio quotidiano di vita, e i loro insegnamenti, ci hanno naturalmente indirizzati e continuano a mostrarci la via. Questo non vuol dire, Alice, che la strada sia stata e sia tuttora facile da percorrere. In tutti i traguardi raggiunti, in ogni gioia vissuta – da ultima, immensa, la tua nascita – siamo sempre stati affiancati da due compagni non voluti: il dolore per una mancanza incolmabile e la rabbia, spesso silenziosa e nascosta, in giorni come questo sorda ed invadente. La rabbia per le nostre domande rimaste senza risposte – chi e perché? – la rabbia per una città indifferente al destino amaro dei suoi figli migliori. Faremo di tutto per tenerteli lontani.

Con il tuo arrivo, Alice, ora abbiamo un compito in più. Riempire il vuoto che anche tu sentirai con mille racconti, e fotografie, con la certezza che saresti stata immensamente desiderata e amata, e con l’orgoglio di essere parte di una storia familiare fatta di dignità, libertà e coraggio. Senza mai abbandonare la speranza che un giorno possano arrivare anche giustizia e verità.

settembre 28, 2016   Commenti disabilitati su Cara Alice, ti raccontiamo tuo nonno

Catturato il latitante Giuseppe Alvaro

Nella mattina odierna, personale della Squadra Mobile di Reggio Calabria, collaborato dai colleghi della Squadra Mobile di Vibo Valentia e del Commissariato di P.S. di Polistena (RC), all’esito di prolungati servizi di osservazione e di infiltrazione sul territorio, ha localizzato e catturato, nel territorio di Monterosso Calabro (provincia di Vibo Valentia), il pericoloso latitante della ‘ndrangheta calabrese Giuseppe ALVARO, nato a Cinquefrondi (RC) il 10.11.1982, alias "Peppazzo", posto ai vertici della cosca ALVARO, intesa "CARNI I CANI", operante a Sinopoli con proiezioni in Lazio ed all’estero.

Era il latitante più longevo della Piana di Gioia Tauro, essendo colpito dall’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere, emessa in data 17.02.2009 dal Gip presso il Tribunale di Reggio Calabria, per i seguenti reati contestati nell’ambito dell’operazione "VIRUS", condotta dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria:

– delitto di cui all’art. 416 bis c.p., per aver fatto parte della ‘ndrina ALVARO, intesa CARNI I CANI, svolgendo funzioni di tramite tra il capocosca ALVARO Carmine e gli altri associati, trasferendo le direttive ricevute e riportando le notizie di volta in volta acquisite; per aver preso parte alle riunioni mafiose presiedute dall’ ALVARO Carmine; per aver gestito, anche con funzioni decisionali, volte al riciclaggio valuta estera tra la Calabria, Roma, Milano, Torino ed i Paesi dell’est Europa; per aver mantenuto contatti con soggetti appartenenti alle altre ‘ndrine, finalizzati in particolare alla cessione di armi;

– delitto di cui agli artt. 110, 648 bis, aggravato dall’art. 7 della Legge 203/91 perché, in concorso con altri soggetti, procedeva all’acquisizione di denaro estero, prevalentemente del tipo dinaro Croati, won Coreani e dollari Coreani di provenienza illecita, ovvero al trasferimento di tale valuta, compiendo operazioni finanziarie, quali transazioni o versamenti, finalizzate ad ostacolarne l’identificazione della provenienza delittuosa, il tutto al fine di agevolare la cosca ALVARO;

– delitto di cui agli artt. 81, 1 comma, 110 c.p., 10, 12 e 14 della Legge 497/74 e art. 7 della Legge 203/91, per avere, in concorso con SCHIMIZZI Paolo (nel frattempo scomparso), nell’ambito di un medesimo contesto temporale di azione, detenuto e portato in luogo pubblico una pistola calibro 6.65 con relativo munizionamento e due ordigni esplosivi che ALVARO Giuseppe, ALVARO Nicola cl. 1986, ALVARO Nicola cl. 1982 e CARUSO Rocco cedevano allo SCHIMIZZI ed al BORRUTO, esponenti della ‘ndrina denominata TEGANO di Archi, frazione di Reggio Calabria;

– delitto di cui agli artt. 110 c.p., e 23, commi 1, 3 e 4 della Legge 110/1975, per avere, in concorso con altri soggetti, detenuto e portato in luogo pubblico la pistola sopra indicata da considerarsi clandestina perché recante la matricola abrasa.

Il ricercato è stato catturato all’esito di prolungati servizi di osservazione svolti in un’ampia zona rurale. Al momento dell’irruzione eseguita in un frantoio, l’ALVARO ha tentato la fuga lanciandosi da una finestra, ma poco dopo è stato raggiunto dal personale operante che lo ha bloccato ed ammanettato. Dopo le rocambolesche fasi della cattura, l’arrestato è stato trasportato presso l’ospedale di Vibo Valentia per essere sottoposto ad intervento chirurgico, poiché, cercando la fuga dal frantoio, ha riportato la frattura scomposta della caviglia.

Il provvedimento restrittivo sopra indicato compendia i risultati acquisiti durante l’attività investigativa che aveva svolto la Squadra Mobile di Reggio Calabria per la cattura di ALVARO Carmine cl. 1953 (padre dell’odierno arrestato), rimasto latitante dal 9 giugno 2003 al 18 luglio 2005, condannato dalla Corte di Appello di Reggio Calabria, con sentenza del 18.11.2002, per associazione mafiosa, quale promotore, organizzatore e capo dell’omonima famiglia mafiosa.

In tale contesto era emerso un ruolo di assoluto rilievo dell’ALVARO Giuseppe nell’organigramma della cosca. I vari accoliti, infatti, non esitavano ad eseguire puntualmente ed immediatamente le direttive da lui impartite anche, perché, probabilmente, ne riconoscevano il ruolo di portavoce del padre boss.

Gli incontri con il padre, dunque, non erano semplici incontri tra padre e figlio, ma vere e proprie riunioni per stabilire le attività illecite della cosca e per ricevere le direttive del boss latitante.

L’ALVARO era ricercato sin dall’inizio della propria latitanza, allorché riusciva a sottrarsi alla cattura insieme al cugino Paolo ALVARO, nato a Sinopoli il 05.06.1965, catturato in data 20.11.2015 a Melicuccà (RC) da militari dell’Arma dei Carabinieri.

Egli annovera diversi precedenti penali e di polizia per associazione mafiosa, ricettazione, furto, rapina, truffa, riciclaggio, violazioni della legge sulle armi, favoreggiamento personale e procurata inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità.

In relazione all’Ordinanza di custodia cautelare in carcere per la quale l’Alvaro risultava ricercato, in data 07.04.2010 il predetto è stato condannato, all’esito del rito abbreviato, alla pena di otto anni di reclusione ed euro 8.000 di multa dal GUP presso il Tribunale di Reggio Calabria. La sentenza di condanna è stata confermata dalla Corte di Appello di Reggio Calabria in data 20.04.2010.

luglio 21, 2016   Commenti disabilitati su Catturato il latitante Giuseppe Alvaro

Giornalista rischia 8 anni di carcere per avere “ricettato” una notizia

Giovedì 14 luglio si torna in aula nel processo al giornalista Agostino Pantano, imputato di "ricettazione di notizie" per la sua inchiesta sullo scioglimento per mafia del consiglio comunale di Taurianova, in Calabria.

Nell’udienza in programma al Tribunale di Palmi per la mattinata, si attendono le conclusioni del dibattimento iniziato il 16 aprile 2015, e, così come disposto dal Giudice Onorario Silvana Labate, si assisterà alla requisitoria del pubblico ministero e alle arringhe del collegio difensivo composto dagli avvocati Salvatore Costantino e Claudio Novella.

Non è escluso che già nel pomeriggio possa arrivare la sentenza di un procedimento che, come si ricorderà, ruota intorno alla presunta segretezza della Relazione della Commissione Prefettizia di Accesso, il documento richiamato dal giornalista nei suoi articoli sul quotidiano Calabria Ora.

La condotta di Pantano, la cui inchiesta lunga 28 articoli era stata pubblicata tra l’aprile e il maggio 2010 – ad 1 anno e 1 mese di distanza dallo scioglimento del civico consesso decretato dal Governo Berlusconi – viene valutata per la seconda volta in sede giudiziaria, dopo che un primo giudice, chiamato a esprimersi sulla presunta diffamazione denunciata dall’ex sindaco di Taurianova Rocco Biasi, aveva archiviato la posizione del cronista, dichiarando come egli abbia agito «nell’esercizio del diritto di cronaca» e riconoscendo nei suoi articoli l’esistenza di «presupposti di interesse pubblico, verità della notizia e continenza».

Ma il caso del giornalista Pantano è reso straordinario anche dal particolare capo di imputazione scelto dalla Procura di Palmi che considera oggetto ricettato le notizie scritte da Pantano e non la Relazione della Commissione Prefettizia d’Accesso che conterrebbe, secondo l’ipotesi accusatoria, informazioni coperte dal segreto d’ufficio dalla cui pubblicazione il giornalista avrebbe «tratto un profitto» avvantaggiandosi da un reato presupposto commesso da altri.

Viste le gravi caratteristiche del doppio processo per la stessa inchiesta giornalistica, e tenuto conto di una imputazione sui generis che fa rischiare a Pantano fino a 8 anni di carcere, questo caso limite è stato a più riprese denunciato dai vertici della Federazione Nazionale della Stampa, attraverso il presidente Beppe Giulietti e il segretario nazionale aggiunto Carlo Parisi, e due interrogazioni parlamentari sono state presentate dai senatori Francesco Molinari e Lucrezia Ricchiuti.

In entrambe le iniziative sindacali e politiche, è stata messa in evidenza la straordinaria gravità di un bavaglio alla stampa tentato nuovamente per via giudiziaria e la penalizzazione che il diritto di cronaca subisce nel doveroso racconto del connubio perverso in certi enti locali tra la mafia e la malapolitica.

Sostegno al giornalista è stato inoltre espresso attraverso una petizione on line in cui è stato chiesto alla Procura di rivedere la grave accusa formulata, tenuto conto che Pantano ha scritto in un tempo parecchio successivo alla stesura della Relazione, quando eventuali contenuti segreti del testo sarebbero apparsi considerevolmente sfumati.

Una mobilitazione che ha visto al fianco del giornalista anche gli attivisti dei presidi di Reggio Calabria e Foligno dell’associazione antimafia Libera, nonché i rappresentanti della start up sociale "Cosa Vostra".

luglio 13, 2016   Commenti disabilitati su Giornalista rischia 8 anni di carcere per avere “ricettato” una notizia