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Segnali(bri) di memoria – voltare pagina senza smarrire il segno

La memoria e il suo linguaggio – Negata, smarrita o affidata a stanche liturgie, la memoria delle vittime della ‘ndrangheta rappresenta un obiettivo, ma anche un mezzo fondamentale nel contrasto alla mentalità mafiosa. Insegnanti e magistrati, imprenditori e mugnai, studenti e fotografi, carabinieri e poliziotti, commercianti, dirigenti politici. Le storie di chi in Calabria è stato ucciso per essersi opposto alla violenza mafiosa o, più semplicemente, per il solo fatto di esistere costituiscono un prezioso patrimonio di esempi e modelli da indicare soprattutto alle giovani generazioni, opponendoli a quelli della tracotanza mafiosa. I mattoni di un immaginario antindrangheta da costruire con l’utilizzo di nuovi linguaggi, di nuove forme di comunicazione capaci di liberare l’esercizio della memoria dal rituale degli anniversari per farlo vivere ogni giorno nella coscienza.
Segnali(bri) di memoria – Voltare pagina, ma senza smarrire il segno. E ad ogni segno, un volto e una storia come pro-memoria. L’iniziativa di Stopndrangheta “Segnali(bri) di memoria” incrocia il tema del ricordo delle vittime di ‘ndrangheta con quello della cultura e della diffusione della lettura, affidando all’oggetto-segnalibro e alla sua funzione di richiamo per la memoria, il racconto essenziale della storia di alcune vittime di ndrangheta. Ogni segnalibro, una storia. Ogni segnalibro il pezzo di un quadro da ricomporre per restituire l’immagine di una moltitudine di dimenticati – le centinaia di vittime di ‘ndrangheta – senza volto e senza nome.
Cinque storie – Giuseppe Russo aveva 22 anni quando fu fatto sparire da Acquaro, nel Vibonese. Il 15 gennaio 1994 lo sequestrarono, torturano e uccisero perché si era innamorato della ragazza sbagliata e aveva cominciato a corteggiarla senza chiedere il “permesso”. Demetrio Quattrone faceva l’ingegnere a Reggio Calabria. La sera del 28 settembre 1991due killer lo attesero sulla strada di casa. Sotto i colpi, insieme a Quattrone, morì anche il giovane amico medico Nicola Soverino. L’omicidio è ancora senza un colpevole. Giuseppe Valarioti fu ammazzato l’11 giugno 1980 a Nicotera all’uscita da una cena di festeggiamento per una vittoria elettorale. Aveva trent’anni, era il segretario rosarnese del Pci e aveva sfidato apertamente la ‘ndrangheta. Peppe Tizian viene assassinato nella serata del 23 ottobre del 1989 a Locri. Stava tornando a casa, a Bovalino lungo la statale 106. All’altezza dell’area archeologica e del museo della Magna Grecia di Locri l’agguato, a colpi di lupara. Aveva 36 anni ed era funzionario del Monte dei Paschi di Siena di Locri. Era secondo gli investigatori un “funzionario integerrimo”. Maria Concetta Cacciola si è suicidata il 20 agosto 2011 nella sua casa di Rosarno, ingerendo acido muriatico. Aveva 30 anni, tre figli e aveva scelto di diventare testimone di giustizia per liberarsi dal contesto mafioso in cui era cresciuta. La prima serie dei “Segnali(bri) di memoria” di Stopndrangheta.it è dedicata a loro.