Riccione 19 giugno. Premio Ilaria Alpi – seconda giornata.
La seconda giornata del premio Ilaria
Alpi è stata nel segno dei migranti. “Viaggiatori del destino”
convinti di trovare in Italia un mondo nuovo, una democrazia civile e
accogliente, ma che invece si è rivelata una terra strangolata dalla
xenofobia e impaurita dall’invasione straniera incapace di essere
solidale con gli afflitti delle terre piegate dalla miseria e dalle
guerre. A portare la testimonianza di questa condizione di esclusione
sociale i somali, gli eritrei e gli etiopi dell’associazione
Asinitas di Roma, una vera e propria scuola per insegnare l’italiano
ai migranti. Hanno raccontato, seduti incerchio, le loro vite in
Italia contraddistinte, fin dal loro arrivo, da marginalità,
sofferenze e solitudine. Non poteva mancare la testimonianza delle
donne somale in una manifestazione dedicata a Ilaria Alpi, una
giornalista che con le donne dei villaggi somali aveva un rapporto
fondato sulla fiducia. Furono loro per prime a confermare le
intuizioni di Ilaria. L’ avvertirono dell’aumento delle malattie
secondo loro dovuto allo scarico dei rifiuti tossici nei loro
villaggi. I migranti protagonisti della giornata di oggi hanno
inoltre criticato i governi italiani che con la politica dei
respingimenti sono diventati complici di Gheddafi, il dittatore che
massacra e umilia nei campi di concentramento i migranti in cerca di
una vita migliore. E quando una signora chiede loro se sono felici di
essere arrivati in Italia, la risposta unanime non è positiva:
“Siamo scappati dalla guerra,ma siamo arrivati in un posto dove non
abbiamo pane e non ci danno neanche il sapone”. Con questa parole
amare e cariche di disperazione i ragazzi e le ragazze di Asinitas
salutano e ringraziano chi per una volta ha ascoltato la voce degli
“ultimi”. Oggi è stato anche il giorno della proiezione dei
documentari finalisti del premio Alpi tra i quali “Colori d’agave”.
Nato da un idea di daSud, il documentario descrive il percorso che ha
portato al restauro del murales per Rocco Gatto, il mugnaio ucciso
dalla ‘ndrangheta, e ad una nuova primavera dell’antimafia
calabrese.






