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Calabresimafiosi e africanicriminali

È terra di paradossi la Calabria. Si contano a centinaia di migliaia gli emigranti, da quelli con la valigia di cartone degli anni 60 a quelli laureati dei giorni nostri. Storie di drammi, radici tagliate, ma anche affrancamento dalla miseria e dalla noia intellettuale. Storie di razzismo, senza mezzi termini. Quell’identità negata, che fa di un emigrante un pericolo, un diverso, altrodasé. Lo sanno bene i “germanesi”, i figli dei contadini che hanno dato il sangue all’industria tedesca, che hanno ingoiato pane e cioccolata e anche qualcos’altro. Calabresimafiosi.

A Rosarno (chi ignora dove si trovi che impari, anche questo è razzismo culturale) sanno bene cosa sono la terra, la zappa, la fame, 5-10-20 anni lontani da casa, le umiliazioni. Lo sanno anche gli ‘ndranghetisti, che contadini lo sono stati (a volte di sinistra) ed emigranti anche. Eppure la memoria è corta. Più di 2mila a stagione, da diversi anni gli africani arrivano sulla Piana di Gioia Tauro per la raccolta delle arance. Sfruttati, costretti a dormire nei cartoni in un’ex fabbrica abbandonata, a lavorare per pochi euro. Adesso gli sparano pure addosso. Africanicriminali. Basta.

Un attentato lo scorso dicembre, un agguato che ha scatenato la reazione di quei fantasmi dalla pelle nera. Un corteo, una protesta dura, una speranza. Nasce così Africalabria.org, l’Osservatorio invernale sulla raccolta della arance nella Piana di Gioia Tauro, un contenitore web dove confluiscono tutte le notizie sui migranti della Cartiera (la struttura dove vivono) e sull’immigrazione al Sud. Un modo per “mantenere alta la tensione, fermare il razzismo mafioso”. L’Osservatorio è un’aggregazione di associazioni e singoli, calabresi e non solo, avvocati e militanti, qualche sindaco (come il pioniere e veterano Peppino Lavorato), coordinamenti che in questi anni si sono mossi per non lasciare soli quegli uomini e quelle donne, per sollevare il caso. Ci ha pensato la ‘ndrangheta ad accendere i riflettori. Adesso con un libro, il volume curato da Antonello Mangano “Gli africani salveranno Rosarno”, si prova a mantenerli accesi.

Africalabria, stereotipo in chiave ironica un po’ infelice. Ma fecondo. Non si tratta di vicinanza geografica, cultura, religione, dna, razza, etnia: ad unire chi emigra è la condizione di minorità, ad unire i paesi dell’emigrazione è – e chiamiamola col suo nome – la loro condizione neocoloniale.

Mafia e razzismo, accostamento molto più illuminante, perché ci invita a riflettere su un elemento sociologico, e a rinfrescare la proprietà transitiva e la teoria dei pieni e dei vuoti. Ad emigrare sono le energie migliori e non solo i criminali. A Rosarno e in Italia i giovani partono ancora (dal Sud al Nord, e da ovunque all’estero). Ad arrivare sono i migliori figli dell’Africa e dell’Est, e non solo i criminali. Forse ha ragione Antonello Mangano col il suo libro: “Gli africani salveranno Rosarno. E probabilmente anche l’Italia”. Forse resteremo umani.