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Fred Scott tra cronaca e marketing

"Suona la mezzanotte all’aria scura ed in silenzio dormono gli uccelli, suona la mezzanotte in quella cella e mi svegliava il suono di una campana. E dio nel cielo abbia pietà di me, sono chiuso in questa cella e faccio preghiera a te". (Canto di un carcerato, Fred Scott)

REGGIO CALABRIA – Sull’ultima strofa, alla parola "innocente", senti che la voce si inzuppa di lacrime ma senza perdere potenza. A Fred Scott non mancava di certo il fiato. Stazza da gigante, polmoni enormi, quando di notte cantava ubriaco per i vicoli del centro storico, a Cosenza rintronavano le case e per farlo smettere l’unica era trascinarlo in tre al "palazzo" sul Colle Triglio. Il "Canto di un carcerato" nasce forse in una notte così, con i postumi della sbronza che evaporano al freddo della cella e la sua fedina che si allunga di un altro fermo per disturbo della quiete pubblica. Le occasioni per trarre ispirazione dalla vita vera, d’altronde, non gli erano mai mancate. Resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali, porto e detenzione di pistola e coltello di genere vietato. Fred Scott il vecchio "palazzo" aveva imparato a conoscerlo presto e negli anni lo aveva frequentato con costanza. Non faceva differenza se ci era sempre entrato con il suo vero nome, Francesco Scarpelli, nato nel 1933, impiegato al mattatoio comunale per mestiere, cantautore per passione, attaccabrighe per vocazione.

Quando gli ficcano un proiettile in pancia, la notte di Pasquetta del 1971, non è per questione di "onore" o "rispetto", le parole che andava cantando, chitarra in mano, sui palchi e nelle piazze del Cosentino con la benedizione della mala locale. E’ perché quella sera gli gira storto, sta mangiando da solo nel bocciofilo di via Bendicenti e si vuole sfogare. Gli piacciono le cose facili. Sceglie Giuseppe Bruni che fa il fruttivendolo, ha 40 anni, è incensurato e gli arriva al petto. E’ entrato per chiedere al titolare gli avanzi per i suoi maiali. Partono gli sfottò e qualche scappellotto che il fruttivendolo incassa abbozzando. Lo conosce, sa com’è fatto, prova pure a farglielo capire che il confronto è poco "onorevole": "Tu sei un gigante, perché ti metti con me?". Fred Scott se la ride, prova a sollevarlo di peso ma perde l’equilibrio e cade. I pantaloni gli si spaccano al ginocchio. Un’ora dopo, a notte fonda, è davanti al portone di casa del fruttivendolo per chiedergli di pagare il danno. Ma ha solo voglia di farsi passare il prurito alle mani. Non fa molta differenza se Bruni è rientrato in casa per armarsi e tocca prendere a pugni la moglie Giuseppina uscito per difenderlo. Con il proiettile del fruttivendolo piantato nell’addome, Francesco Scarpelli sopravvivrà fino all’alba. Aveva 38 anni.

"Canto di un carcerato" chiude il primo Cd di musica di ‘ndrangheta uscito in Germania nel 2000. 150mila copie e una promozione mediatica in parte fondata anche sulla mitizzazione della figura di Fred Scott. Per i responsabili tedeschi e calabresi dell’operazione "culturale" il cantautore fu romanticamente ucciso "per aver molestato la donna di un mafioso". E infatti così lo ritroveremo ricordato dai media nazionali e internazionali. Magie del marketing.