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Lo Statale Jonico ovvero la Calabria che ride di sé

Lo Statale Jonico è una pagina facebook, ma anche un blog, che mira a promuovere l’emancipazione della satira in Calabria. Gli ideatori – il reggino Isidoro Malvarosa e il catanzarese Antonio Soriero – hanno trent’anni, lavorano nel mondo della comunicazione e vivono a Roma. Sono loro i creatori del primo esperimento di satira calabrese 2.0. Li abbiamo intervistati per capire come sia possibile combattere gli stereotipi scherzando su tutto quello che riguarda la Calabria, ‘ndrangheta compresa.

Com’è nato Lo Statale Jonico?

"Volevamo fare qualcosa per emancipare la satira calabrese, per tirarla fuori da quella chiusura mentale che impone o che si parli bene della Calabria o che se ne parli male in maniera grottesca. Volevamo creare una satira pungente, senza confini politici, che parlasse anche di ‘ndrangheta e fosse in grado di coinvolgere un alto numero di utenti. A marzo 2013 abbiamo creato la pagina facebook "Lo Statale Jonico". Il nome rappresenta un’idea: l’eterno sogno calabrese del lavoro sicuro, quello statale appunto a cui abbiamo solo aggiunto l’aggettivo jonico. Per qualche tempo abbiamo mantenuto una sorta di anonimato, poi ad agosto abbiamo presentato il progetto a Podargoni, nel corso del DeaFest e ad ottobre abbiamo creato il blog per raccogliere le battute che altrimenti andrebbero perse su facebook. L’idea principale era ed è, quella di fare satira parlandone da Sud perché, anche se viviamo entrambi a Roma, non soffriamo del complesso dell’abbandono della terra natia né temiamo l’eroismo del giorno dopo di chi rimane. Piuttosto che credere a chi dice che vivendo fuori non avremmo diritto a parlare della Calabria, restiamo convinti che il nostro contributo può essere fornito proprio attraverso lo Statale".

Raccontare la Calabria con lo strumento della satira serve anche ad emanciparsi dallo stereotipo calabrese nazional popolare?

"La nostra vita quotidiana è influenzata da questo stereotipo, spesso un po’ ingombrante. Crediamo che per realizzare questa emancipazione serva aprirsi all’esterno, tanto che un altro possibile sottotitolo per Lo Statale potrebbe essere "per la sprovincializzazione della satira" ossia il tentativo di affermare un certo tipo di satira che non c’è mai stato. L’unico modo per migliorare è aprire i propri orizzonti, differenziandosi dal solito immaginario comico calabrese che parla solo di ‘nduja e sottoli. Vogliamo che diventi normale scherzare in maniera pungente e concreta sulla Calabria, perché è chiaro che un popolo che non riesce a ridere di sé stesso è narcotizzato. Ci distinguiamo da altre pagine perché la nostra è una satira antagonistica al Sud che punta a colpire i problemi della Calabria, senza paura di risultare offensiva ma sempre con l’intento di provocare. I problemi ci sono e noi vogliamo poter far satira su tutto: ‘ndrangheta, sanità, immigrazioni. È un approccio amaro, critichiamo la Calabria amandola.

C’è un target particolare tra coloro che vi seguono su Facebook e sul blog?

"Una volta lanciata la pagina, abbiamo evitato volutamente promozione per ottenere consensi forzati, volevamo che si arrivasse autonomamente alla nostra pagina con la predisposizione adatta a capire il tipo di satira che proponiamo in modo da sentirci sempre liberi di scrivere, mantenendo un certo disincanto e mai sovraccaricando i temi sui quali scherziamo. La satira comporta sempre un sorriso amaro, a volte una certa cattiveria di fondo che può risultare anche difficile a chi è più chiuso e magari è contento dello status quo. Noi però non puntiamo ad essere amici di tutti, gratificati e gratificanti, ma vogliamo dire la nostra nel nostro stile. Oggi sono circa 900 le persone che ci seguono – molti anche non calabresi – e che ridono con noi dei falsi invalidi, dei bilanci truccati, della mala gestione politica. Stiamo intaccando questi sepolcri intoccabili".

Ci siamo abituati a ridere della Calabria raccontata spesso in modo grottesco, da Rocco Barbaro a Lillo e Greg passando per Franco Neri. La vostra satira, che richiama l’irriverenza di Spinoza, è invece un prodotto originale. Vi siete ispirati a qualcuno in particolare?

"Lillo e Greg, cosi come Franco Neri, tendono ad essere molto caricaturali. Una figura di riferimento è Nino Frassica che comunque è messinese. Lo stile satirico di Spinoza, rapida efficacia, ci ha sicuramente stimolato. Non c’è comunque un punto di riferimento definito, ma dal momento che lavoriamo entrambi come comunicatori, è il mezzo che ci ha incuriosito: arrivare a tante persone in maniera breve attraverso post o articoli di blog. Quindi, piuttosto che guardare indietro, cerchiamo di aprire una strada guardando avanti e restando fedeli al nostro stile".

"Aeroporti Lamezia e Reggio: presentate nuove rotte internazionali. Dal prossimo mese di maggio emigrare sarà più semplice". Per restare in Calabria bisogna sapersi prendersi poco sul serio?

"Crediamo fortemente in una Calabria differente, dove si possa operare e lavorare, altrimenti avremmo creato una pagina intitolata "Lo statale rassegnato". Si tende a prendersi molto sul serio quando c’è da allinearsi a determinati interessi di potere o quando ci si ritrova a fare l’eroe di cartone che difende a spada tratta la propria terra dagli attacchi esterni, ma non si riesce ad avere quella serena soddisfazione rispetto alla propria condizione che è l’unica chiave utile all’emancipazione. Anche se siamo convinti che bisogna prendersi poco sul serio, spesso ci pesa fare qualche battuta. Sappiamo però che è normale che la satira faccia incazzare, per cui la contro domanda può essere: è possibile dire che non è vero che si emigra dalla Calabria? Se la situazione è questa, perché non ci possiamo scherzare? Qualcuno ci ha detto che a volte siamo pesanti, ma chi riesce ad andare oltre battute, capisce che partire da un dato di fatto è la quintessenza del nostro stile. E poi di fondo c’è sempre un grande amore per la Calabria. Possiamo essere eccessivi o anche cattivi, ma mai ipocriti o falsi".

"La ‘ndrangheta preoccupata dall’arrivo dell’ora legale" ci fa sorridere, ma quanto è facile o difficile distruggere il falso mito dell’organizzazione criminale più potente?

"La nostra posizione è sempre tra le righe, non facciamo mai nomi e cognomi perché non siamo giornalisti di inchiesta e non è compito nostro. Il nostro obiettivo è toccare tutti gli argomenti che riguardano la Calabria, quindi non abbiamo grandi difficoltà a scrivere battute dal momento che la ‘ndrangheta è una delle protagoniste principali del teatro calabrese assieme alla disfunzione della Regione, all’inquinamento e a tante altre tematiche. Quando è scoppiato il polverone sulle armi chimiche al Porto di Gioia Tauro abbiamo voluto sottolineare il fatto che da lì sono sempre transitate forniture di droga e armi e che i nostri mari sono pieni di rifiuti per cui avevamo scritto "per la prima volta i rifiuti chimici vengono smaltiti al di sopra del livello del mare". La ‘ndrangheta cerca sempre di fare paura, di inculcare il brutto dentro di noi. Invece parlarne, riderne, normalizzarla anche senza entrare sul personale, non solo è un vantaggio col minimo rischio per noi, ma riesce a danneggiare la struttura ‘ndranghetista. L’ipocrisia di chi vuole sottolineare solo i lati positivi della Calabria è anche frutto di un certo tipo di omertà, di quel sentirsi vittime della ‘ndrangheta dimenticandosi che è pur sempre un prodotto calabrese".

Programmi per il futuro?

"La scelta è di non rimanere fine a se stessi ma dare continuità allo statale perché facebook è il mezzo, non il fine. Il nostro ideale sarebbe diventare l’inserto di un giornale calabrese che pubblichi magari la Domenica dello Statale. Collaboriamo già con Radio Antenna Febea che ogni venerdì presenta una selezione delle nostre battute nel programma Satiricon Valley. Abbiamo rifiutato l’offerta di un giornale online, anche perché non vogliamo essere limitati da eventuali legami politici. C’è stata una proposta da una casa editrice per la pubblicazione di un e-book ma diciamo che alla base c’è anche un po’ di sana pigrizia calabrese per cui, stiamo ancora pensando al da farsi".

Saverio Strati in un’intervista ha definito la calabresità come "un misto di ostinazione, lealtà, rancore e senso altissimo dell’onore", voi come la definireste?

"La calabresità può essere riassunta dall’eccellenza calabrese che viene sbandierata come un’eccezione eroica, dagli esempi di meschinità e grettezza, dall’abitudine a fare il massimo col minimo sforzo. Parafrasando Campanella, sono tre i mali estremi dell’essere calabrese: rassegnazione, vittimismo e senso di inferiorità, ma visto che il calabrese vuole essere parlato, noi gli parliamo con la Satira".

Facebook Lo Statale Jonico

Il blog http://lostatalejonico.wordpress.com/

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