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“Ho scoperto una Calabria bellissima”

REGGIO CALABRIA – A spingerli può essere la curiosità verso un mondo di cui hanno sentito tanto parlare. Oppure la voglia di impegnarsi in maniera attiva e concreta per attuare un cambiamento. O, molto più semplicemente, il desiderio di fare un’esperienza nuova in una realtà diversa. Le motivazioni che conducono tanti giovani, da tutta Italia, a dedicare una parte delle loro vacanze all’impegno in Calabria possono essere svariate. Una cosa, però, è certa e li accomuna tutti: tornati a casa, stanchi e con il viso arrossato dal sole, a chi li aspetta diranno «questa esperienza mi ha cambiato la vita». E’ quello che ha fatto Costanza Tortù, ventunenne fiorentina che da quattro anni ormai trascorre una settimana a Pentedattilo, per i Campi del Sole. A spingerla la curiosità e la voglia di concretizzare un percorso che – nella sua testa e nelle sue azioni – stava prendendo forma: già impegnata, nella sua città, con iniziative a sostegno di associazioni antimafia e cooperative che lavorano nei terreni confiscati alle mafie, ha deciso, nel 2010, di conoscere da vicino questo mondo e di dare al suo impegno una marcia in più. «Entrare in contatto con una realtà profondamente diversa dalla mia – racconta – studiare da vicino caratteristiche e modi di agire della ‘ndrangheta e poter parlare con chi sul territorio la combatte ogni giorno è stato incredibilmente istruttivo. Esperienze come queste fanno crescere e maturare il desiderio di contribuire attivamente per sconfiggere le mafie». Quella di Costanza è la voce di una generazione di giovani che, nonostante spesso si dica il contrario, vuole partecipare in maniera attiva e che, a prescindere dalla provenienza geografica, dall’età e dalle attitudini personali, decide di spendersi per un territorio che ha bisogno di tornare a vivere. E lo fa divertendosi ma anche – e soprattutto – lavorando. Giornate intense che scorrono veloci e Costanza, come gli altri ragazzi, quelle giornate calabresi continua a portarle nel cuore. Nelle sue parole l’entusiasmo di chi sa che sta facendo qualcosa di importante: «La sveglia suona alle 7 per portare avanti il lavoro sui terreni confiscati. Che si tratti di raccogliere ortaggi, scartavetrare tavoli e sedie o estirpare ricino la gratificazione che si prova è altissima. E allora sia il caldo che la fatica passano in secondo piano. Dopo il lavoro si torna in ostello per il pranzo e per qualche ora di riposo. Nel tardo pomeriggio e dopo cena ci sono incontri con personalità di vario genere dell’antimafia calabrese: forze dell’ordine, giornalisti, magistrati, parenti di vittime o più semplicemente ragazzi che mettono a disposizione il loro tempo libero per diffondere in quartieri "difficili" la cultura della legalità. Gli spunti che si traggono da queste chiacchierate sono sempre tantissimi». C’è poi la conoscenza del territorio e la scoperta di luoghi meravigliosi. C’è l’aspetto umano, quello che porta a creare legami indissolubili. E c’è soprattutto la voglia di raccontare un mondo: «Tornerò in Calabria, tornerò a fare campi antimafia. E raccontando la mia esperienza ce la metterò tutta per far conoscere a quante più persone possibili la Calabria bella, quella degli splendidi paesaggi e di uomini e donne che non voltano la testa dall’altra parte e si ribellano»