La moglie di Lo Giudice strangolata e fatta sparire.”Angela era sdisonorata”
"A ‘sdisonorata era iddha, se ci mangiau … ci mangiau a iddha; non ci importava tanto, perché Angela aveva sgarrato e poi lei era ‘na mala donna e lui non doveva essere toccato" (Maurizio Lo Giudice).
"Aveva la fama di esser una donna facile, (…) aveva uno sguardo profondamente triste e la testa fra le nuvole".
"Era depressa e diceva che si voleva buttare giù dal porto".
REGGIO CALABRIA – La pentola col sugo che sfrigola, bruciandosi, sul fuoco, il pianto dei quattro figli piccoli, da soli in casa, la carta d’identità e gli anelli sulla mensola d’entrata. La verità è già tutta lì, nell’appartamento di via XXV luglio da cui Angela Costantino, la mattina del 16 marzo 1994, è svanita nel nulla. Quattro anni dopo, archiviando per mancanza di prove le indagini sulla sua scomparsa, il Gip di Reggio Calabria dimostra di averla pienamente compresa: "L’ipotesi omicidiaria in danno della Costantino è certamente da ritenersi altamente verosimile, alla luce delle modalità della "scomparsa" della stessa e dell’assenza di una plausibile ragione giustificativa di un allontanamento volontario". In tutto ce ne vorranno diciotto, di anni, prima che la Procura di Reggio Calabria arrivi a scriverla nero su bianco: la 25enne Angela Costantino, moglie di Pietro Lo Giudice, dell’omonima cosca di ‘ndrangheta, è stata ammazzata perché giudicata "sdisonorata". A risolvere il "problema" di famiglia sarebbero stati il nipote della donna, Fortunato Pennestrì, e i due cognati Bruno Stilo e Vincenzo Lo Giudice, raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip Domenico Santoro su richiesta del sostituto procuratore Beatrice Ronchi. Sposa a 16 anni, madre giovanissima di quattro figli, Angela – questa l’accusa – sarebbe stata strangolata e fatta sparire a causa di una presunta relazione extraconiugale intrattenuta mentre il marito si trovava in carcere.
Il racconto dimenticato dei pentiti – A fare luce sulla fine della donna sono stati i racconti di tre collaboratori di giustizia. Racconti datati e a lungo dimenticati. In particolare, Maurizio Lo Giudice, cognato di Angela, aveva parlato chiaramente di omicidio, indicando movente e responsabilità, già nel corso di un interrogatorio del 10 maggio 1999, all’inizio del suo percorso di collaborazione. Ma bisognerà aspettare il 2009 per arrivare alla riapertura delle indagini e per verificare che di Angela Costantino avevano riferito anche Domenico Cera nel 1997 ("la moglie di Pietro Lo Giudice … è stata uccisa dal cognato, da Vincenzo Lo Giudice perché secondo lui tradiva il fratello") e Paolo Iannò nel 2002: "Una sera c’era Bruno Stilo e siccome era uscito l’articolo nel giornale era stato "specificato" che l’uccisione, decisione presa da "loro i famigliari tutti", "con un accordo di famiglia", era stata dovuta al fatto che la donna, "la moglie di Pietro", "aveva sbagliato" e che, dunque, non era vera "la notizia uscita sui giornali" che Angela fosse "pazza", "fatta" o se ne fosse andata volontariamente per le "preoccupazioni".
La scomparsa di Barbara Corvi – Archiviate nel 1998 e dimenticate, nonostante le dichiarazioni convergenti del pentiti, le indagini su Angela Costantino sono state riaperte il 21 dicembre 2009, due mesi dopo la sparizione di Barbara Corvi, moglie 35enne di un altro dei fratelli Lo Giudice, Roberto. Scomparsa da Amelia, in provincia di Terni, il 27 ottobre 2009, anche Barbara si sarebbe "macchiata" di una relazione extraconiugale confessata al marito prima di sparire nel nulla.






