Micu u pacciu, smantellata la rete dei fiancheggiatori
REGGIO CALABRIA – "Cara commare Pina io me ne sto andando. Mi diceva l’amico qui che ogni tanto
per un paio di giorni posso venire, e io l’ho ringraziato. Lascio qui
tutto quello che mi avete mandato perché se torno mi può servire.Vi
ringrazio di tutto. Se avete bisogno mi fate sapere. Vi abbraccio e se Dio vuole ci rivedremo". "Compare M" firma su un foglio a quadretti qualche parola di ringraziamento per la gentile ospite che si è impegnata a rendere confortevole il suo soggiorno, per quanto breve. Ma promette che tornerà, ogni tanto, per un paio di giorni. Di più, per "Compare M", è pericoloso, visto che lo stanno cercando da 22 anni polizia e carabinieri, è in testa alla lista dei latitanti più pericolosi inseriti nel Programma speciale di ricerca, insieme con Matteo Messina Denaro, ed è inseguito da una condanna all’ergastolo per omicidio (quello del boss Paolo De Stefano, ucciso il 13 ottobre 1985), associazione mafiosa, traffico di stupefacenti e rapina, oltre che da una più recente ordinanza di custodia cautelare in carcere (inchiesta Reggio Nord). Da ieri, però, la latitanza di "compare M", ovvero del 56enne Domenico Condello, soprannominato U pacciu e cugino di Pasquale, detto U supremu, in carcere dal 2008, è divenuta più difficile.
L’OPERAZIONE LANCIO – Dopo l’operazione "Reggio-Nord", con cui il 5 ottobre
2011 avevano scoperchiato una parte degli interessi
economici della cosca, ed in particolare quelli relativi
all’acquisizione del villaggio-discoteca "Il Limoneto", i carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Reggio, infatti, ieri hanno eseguito 17 fermi nei confronti di altrettanti soggetti (sei sono donne) accusati, a vario
titolo, di aver agevolato la latitanza di Condello, di essere affiliati all’omonima cosca e di intestazione fittizia di beni aggravata dalle modalità
mafiose. Emessi dai sostituti procuratori della Dda di Reggio Calabria Rocco Cosentino e Giuseppe Lombardo, i carabinieri hanno notificato i provvedimenti a Giuseppa Cotroneo, 66 anni, suocera dell’ergastolano
Pasquale Condello, 49 anni, fratello del latitante; ad Antonino Imerti, 66 anni, "nano
feroce", in atto detenuto per scontare una pena definitiva
all’ergastolo, alla moglie Giuseppa Condello, 52 anni. Ed inoltre a
Mariangela Amato, 40 anni; Giuseppe e Giovanni Barillà, di 55 e 34 anni;
Caterina Condello, 45 anni; Francesco Condello, 82 anni; Francesco
Genoese, 33 anni; Giuseppe Martino, 74 anni; Maddalena Martino, 86 anni;
Cosimo Morabito, 25 anni; Bernardo Pedullà, 42 anni; Pasquale,
Massimiliano e Roberto Richichi, di 28, 34 e 27 anni; Demetrio Romeo, 25
anni e Margherita Tegano, 44 anni, coniugata con Domenico Condello.
IL COVO DI CATONA – Sabotaggio di videocamere, disattivazione di microspie, bonifica del territorio e uso di un linguaggio in codice. Non è stato semplice per gli investigatori dell’Arma penetrare la rete familistica di favoreggiatori a protezione della latitanza di Condello. Un passo in avanti importante i carabinieri, però, lo segnano l’11 gennaio 2010, giorno in cui, seguendo Bruno Antonio Tegano, individuano al civico n.3 della via Nazionale Bolano di Catona un covo ancora "caldo". Dentro, tra una statuetta di Padre Pio e una della Madonna della Montagna, i carabinieri hanno raccolto reperti da cui è stato estrapolato il profilo genetico del latitante, medicine (prescritte alla suocera del ricercato) e anche alcuni pizzini attribuiti al Condello dal Ris di Messina sulla base del confronto grafologico con due manoscritti scoperti in casa di Giuseppa Cotroneo. Nella disponibilità della donna – suocera dell’ergastolano Pasquale Condello Junior, ma anche dell’assessore all’Urbanistica del Comune di Reggio Calabria Luigi Tuccio e di Massimo Pascale, segretario amministrativo dell’Ufficio di Gabinetto del Presidente della Regione Scopelliti – sono stati trovati due brevi testi (uno di ringraziamento per la disponibilità di "commare Pina", l’altro di felicitazioni per la laurea della figlia) nei quali il mittente si firmava una volta "compare M" e l’altra "Mimmo e Margherita" (Margherita è il nome della moglie di Condello). Sempre la Cotroneo, secondo quanto riferito dal pentito Paolo Iannò, avrebbe fornito supporto logistico ad altri latitanti del cartello Imerti-Condello, adoperandosi anche a nascondere armi ed auto. Tutti gli oggetti non utili all’indagine (compresi 300 capi d’abbigliamento e attrezzatura sportiva) rinvenuti nel covo di Catona sono stati devoluti in beneficienza al centro "Don Orione" di Reggio Calabria.
PANE, PIZZA E FANTASIE – Nel provvedimento dell’operazione "Lancio" si ipotizza anche il reato di "intestazione fittizia" di beni, in riferimento all’esercizio commerciale "Pane Pizza e Fantasie" s.r.l., già sequestrato il 19 dicembre 2011, e di proprietà formale degli anziani zii materni del latitante, Maddalena Martino e Giuseppe Martino. Secondo i magistrati della Dda, l’attività, del valore di circa un milione di euro, farebbe invece capo a Giuseppa Condello, moglie di Antonino Imerti, alias Nano feroce. Nel corso dell’operazione sono stati sottoposti a sequestro anche le autovetture e i motocicli utilizzati dal gruppo di persone che gestivano la latitanza di Condello, per un valore complessivo di euro 100.000,00.






