Le cosche devono risarcire, vittoria di Lavorato
La ‘ndrangheta di Gioia Tauro dovrà risarcire di nove milioni di euro la Provincia di Reggio Calabria. A cinque anni di distanza dalla prima storica sentenza, il Tribunale di Palmi ha nuovamente sancito, in sede civile, il principio del danno ambientale causato dalle cosche. Nel luglio 2007 è stato riconosciuto il danno ai comuni di Rosarno e Gioia tauro, adesso tocca alla Provincia. Una strada pionieristica battuta per primo da uno dei simboli dell’antindrangheta, lo storico sindaco di Rosarno Peppino Lavorato: fu lui a "imporre" agli enti locali la costituzione di parte civile al processo Porto, e fu lui a proseguire la partita in sede civile trascinando le amministrazioni dell’epoca.
La sentenza del giudice Claudio Parise condanna dunque al risarcimento Giuseppe e Gioacchino Piromalli, Girolamo Albanese, Domenico Stanganelli, Luigi Emilio Sorridente e Antonio Zito. Il principio affermato è rivoluzionario: come nel 2007, il tribunale è stato sollecitato a tenere conto del "discredito arrecato alla reputazione e all’immagine dell’Ente e alla sua popolazione, in virtù della presenza nel proprio territorio di tali consorterie mafiose". Una vittoria che conferma la bontà della linea Lavorato. Nell’esprimere soddisfazione per la sentenza, l’attuale presidente della Provincia, Giuseppe Raffa, s’è impegnato a utilizzare le risorse in questione per il rilancio dell’area di Gioia Tauro.






