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Appalti, sangue e abusivismo nella “città dolente”

Reggio Calabria – Dopo la Pubblica Amministrazione, la principale voce dell’economia reggina per risorse umane ed economiche è l’attività edilizia. A confermarlo basta un semplice colpo d’occhio alla lunga teoria di costruzioni accatastate le une alle altre, alcune terminate, altre no, che si distende da un punto all’altro della città. In barba ad un Piano Regolatore Generale esistente ma ignorato ed abbondatemente violato, l’abusivismo è stato per lungo tempo il connotato delle trasformazioni urbanistiche cittadine.

IL BOOM – La politica del mattone spicca il salto intorno agli anni Ottanta, quando le cosche cavalcano la possibilità di reinvestire il ricavo dei sequestri e dei traffici degli anni Settanta, mettendo le mani sugli appalti, tessendo clientele, rendendo e ottenendo favori, permeando i settori strategici dell’edilizia e dell’urbanistica. I soldi sono tanti e a Reggio scalpitano non solo le ‘ndrine. Ad annusare l’affare sono anche i big della politica, i burocrati, i dirigenti delle grosse ditte costruttrici come la Extramed e la Pavimental che lavorano all’aeroporto o come la partecipata Bonifica Spa che entra mani e piedi nell’affare del Centro Direzionale, offrendo 113 miliardi di spesa su un piatto d’argento all’amministrazione comunale. Si costruisce ovunque, verso l’alto (Arangea e Gallina), verso sud (Pellaro), verso nord (Catona); in riva al mare, sul greto delle fiumare e nei loro alvei ormai prosciugati, sui costoni franosi. La movimentazione terra è un affare ciclopico che mette in moto interessi trasversali. L’impero si allarga e fagocita tutto sotto spettrali colate di cemento, ferri conficcati contro il cielo e miliardi che circolano per zittire o ringraziare. Un risultato impossibile se dietro le cosche non ci fosse stata una rete gigantesca e ben oliata di architetti compiacenti, falsi geologi, funzionari, impiegati comunali, urbanisti che con le coperture istituzionali, la concessione di permessi edilizi, la falsificazione delle carte, i condoni ha permesso la perpetuazione di pratiche criminogene. I soldi non sono l’unica forma di pagamento. Si paga anche in progetti assegnati; in affidamento degli appalti o dei subappalti ; in direzione dei lavori; in acquisto di forniture; in facilitazioni di carriera per i burocrati; in assuzioni.

GRANDI OPERE E GUERRA DI MAFIA – Accanto all’abusivismo "spiccio", poi, ci sono le grandi opere, quelle che promettono di far piovere sulla città i finanziamenti del Decreto Reggio, del Ponte sullo Stretto e del nuovo Centro Direzionale. Il controllo sui nuovi appalti che stanno per arrivare creano le condizioni perché nel 1985 scoppi la seconda guerra di mafia. Nello scontro tra i due schieramenti in cui si contrappongono per sei anni le cosche reggine (De Stefano-Tegano contro Imerti-Condello) si infittiscono sempre più anche le collusioni coi poteri politici ed i centri economici della città; si stringono patti; si spartiscono soldi e lotti di affari. Scorre anche molto sangue, però, ed a morire non sono solo boss e affiliati. La mattanza edilizia miete anche vittime eccellenti. Come nel caso di Lodovico "Vico" Ligato, potentissimo uomo della Democrazia Cristiana reggina, diventato successivamente Presidente delle Ferrovie dello Stato (senza staccare mai un occhio dalle vicende politiche della sua città), ucciso nel 1989 dalla cosca Imerti-Condello. Cinque ergastoli hanno confermato la matrice ‘ndranghetista dell’omicidio. Sullo sfondo i 1200 miliardi che stavano per arrivare in città come finanziamenti per opere pubbliche e che erano già stati spartiti tra i big della politica reggina. Quattro anno prima, nel 1985, erano finiti nel mirino anche Ferdinando Perpiglia, a cui viene incendiata l’automobile, e Giuseppe Macheda, freddato sotto casa. I due erano vigili urbani in forze alla squadra per la repressione dell’abusivismo edilizio che aveva eseguito un numero considerevole di arresti e sequestri di beni immobili. Nel 1982, le indagini del Pretore Angelo Giorgianni avevano portato alla sbarra Natale Filianoti, Michele Morabito, Bruno Taverniti, tutti impiegati alla sezione Urbanistica del Comune; mentre venivano sospesi dall’incarico l’allora sindaco Oreste Granillo ed il suo assessore all’urbanistica Giuseppe Gentile, poi finito vittima di un’intimidazione, nello stesso 1982 (Narcomafie, settembre 2011).

UNA LUNGA SCIA DI SANGUE – Sono anni bui, quelli, in cui iniziano ad allungarsi ombre di difficile interpretazione sul settore urbanistico del Comune; ombre che verranno rese patenti durante gli anni Novanta. Nel 1992 la Giunta di un giovanissimo sindaco Dc, Agatino Licandro, viene travolta dalla Tangentopoli reggina, con l’arresto di 11 assessori, più lo stesso Licandro, per falso ed abusi in atti d’ufficio (quella stagione sarà raccontata ne "La città dolente" di Agatino Licandro-Aldo Varano, Einaudi, 1993). Un anno prima, nel 1991, l’ingegnere Demetrio Quattrone, cugino del chiacchierato segretario regionale Dc Franco Quattrone, viene ucciso in un agguato assieme all’amico medico Nicola Soverino, colpevole di trovarsi accanto alla vittima designata. Quattrone era funzionario dell’ispettorato del lavoro, con mansioni di controllo sui cantieri edilizi, aveva interessi in alcune nascenti cooperative edilizie (soprattutto quelle di un complesso residenziale in zona Pentimele), ed era stato anche socio della srl "Aurion" creata dal cugino ma dalla quale si era allontanato negli ultimi tempi. Il suo omicidio resterà senza colpevoli. Nel 1998 torna a muoversi la magistratura, ma l’inchiesta del Pm Stefano Billet su un presunto giro sospetto di concessioni edilizie e condoni finisce con un nulla di fatto: dei cinquanta avvisi di garanzia, nessuno rimarrà in piedi e l’inchiesta sarà archiviata. Dal 2001 al 2008, poi si infittirà la serie di intimidazioni: la cronaca registra attentati incendiari ai danni dell’architetto Giuseppe Romeo-Filocamo (2001), assunto per dirigere il dissestato ufficio Urbanistico del Comune; di Franco Germanò (2001), assessore ai Lavori Pubblici; di Saverio Putortì (2008); fino al ferimento, nel 2009, dell’ingegnere Pasquale Crucitti (vedi Francesca Chirico, "Una lunga scia di abusivismo, Narcomafie, settembre 2011).

LA COMMISSIONE – Quello che oggi sappiamo sul pantano dell’Urbanistica reggina lo dobbiamo alla relazione della Commissione speciale d’indagine del Consiglio comunale istituita nel 2008 e presieduta da Nuccio Barillà. L’indagine partì dalle gravi dichiarazioni del presidente del Consiglio comunale di allora, Aurelio Chizzoniti il quale aveva lanciato l’allarme rispetto ad una paventata gestione non corretta dell’apparato burocratico nei settori urbanistica, lavori pubblici, manutenzioni. Si erano anche fatti precisi riferimenti ad anomalie gestionali, come il possibile rapporto di interessi tra dipendenti comunali e attività di studi privati e possibili connivenze tra burocrazia e imprese, oltre ad un collaudato sistema di richiesta e riscossione di mazzette ed un ampio giro di appalti truccati. Il cattivo, e viziato, governo del territorio portato avanti da politici, tecnici, funzionari ed Enti corrotti si è così saldato ad un impoverimento generale della qualità delle maestranze e della professionalità delle ditte edili sempre più parcellizzate; si è ancorato anche ad un sistema autorizzativo e di controllo, che fosse la Sovrintendenza o il Genio Civile o il Coreco permeato dalla logica della cosiddetta "spinta", intesa come il pagamento delle mazzette per portare avanti le pratiche. La situazione, negli anni, insomma, non sembra essere cambiata. A Reggio si continua a costruire fregandosene dei rischi sismici e dei vincoli paesaggistici. Un formicaio frenetico e disorganico che rinnova il volto asprigno della città dolente.