Gli ideali di Valarioti ora soffiano in Africa
Il ricordo di Peppe Valarioti, giovane dirigente comunista ucciso trentuno anni or sono dalla ‘ndrangheta, è un patrimonio di valori morali, civili, sociali e di pensiero e lavoro politico volto ad affrontare i problemi che affliggevano ed ancora affliggono il nostro tempo. Quanto paventammo in quegli anni lontani è, purtroppo, accaduto: le strade, i quartieri di tanti paesi del Mezzogiorno sono diventati scuole primarie, secondarie ed università del crimine organizzato. Luoghi nei quali si impartiscono, secondo l’età delle reclute, i rudimenti del vivere malavitoso. L’atto vandalico, il furto e la rapina, l’attentato, l’aggressione razzista, il traffico degli stupefacenti ed, infine, i gravi delitti e l’assassinio. Mentre l’ottusità dei governanti è arrivata al punto di impoverire ed indebolire anche la scuola pubblica, nei territori più colpiti dai fenomeni criminali molti ragazzi vengono adescati, utilizzati e poi uccisi e tanti altri vanno ad ingrossare le fila delle organizzazioni mafiose. E’ il malefico sviluppo di quanto iniziò quattro decenni addietro. Quando le classi dirigenti tradirono i bisogni e le speranze dei giovani ed intrecciarono rapporti di scambio con le organizzazioni criminali. E’ sorprendente, incredibile, la sorpresa di governanti e di quanti sembrano (fingono) scesi dalla luna quando apprendono che la ‘ndrangheta ha penetrato anche attività economiche ed istituzioni in grandi città del centro e del nord del Paese. Chi non si era tappato occhi ed orecchi lo sapeva sin da quando grandi imprese nazionali, con l’aiuto di ascari locali, strinsero accordi con le ‘ndrine, depredando gli investimenti destinati allo sviluppo del sud. Tanto più perché era in piedi in quegli anni nella Piana di Gioia Tauro-Rosarno ed in Calabria un movimento di massa che denunciava pubblicamente quelle vergogne. E fece clamore nazionale la sentenza penale che, a Reggio Calabria nel gennaio del 79, condannò i grandi boss e rivelò una specie di "consorzio delle cosche", uno ‘stato maggiore’ della mafia. Quanto avvenne al porto di Gioia Tauro, nella Piana ed in Calabria fu solo la punta di un iceberg molto vasto che comprendeva tutti i settori economici nei quali confluivano le risorse nazionali e comunitarie. Iceberg che, coperto da collusioni e silenzi, si estese nella penisola e varcò i confini nazionali.
Con un lavoro prezioso, la magistratura e le forze dell’ordine stanno assestando colpi molto efficaci alla rete nazionale ed internazionale dei ‘locali’ della ‘ndrangheta. E stanno confermando che le radici calabresi detengono il comando ferreo del fenomeno che, nonostante i colpi subiti, ha sempre l’energia per ricostruire gli organici. Per vincere e debellare la ‘ndrangheta (così come le altre mafie) bisogna inseguirla in tutti i luoghi dove si insedia, colpirne i profitti e le collusioni, e bisogna essiccarne le radici nei territori dove è nata e spadroneggia. Risanando l’ambiente sociale e rinvigorendo il tessuto civile. Un compito che spetta alle istituzioni nazionali e locali, al mondo della cultura ed alle forze sociali. Ci sono esempi illuminanti. Federico Rampini ha descritto quanto è avvenuto in una delle favelas di Rio de Janeiro, chiamata emblematicamente "la striscia di Gaza", nella quale "gli spacciatori vendevano droghe sulle bancherelle all’aperto, con i kalashinikov a tracolla ed i bambini guidavano per mano ed a pagamento i fotografi verso le pozze di sangue caldo delle ultime vittime di regolamento di conti". Con uno degli ultimi atti il Governo Lula ha pianificato un efficace intervento di polizia, lo Stato ha preso per la prima volta nella storia il controllo di questo territorio e mafiosi e trafficanti sono fuggiti. Contemporaneamente lo scrittore Paulo Coelho e miriadi di cittadini anonimi costruiscono un piccolo miracolo, un’istituzione scolastico-culturale "Solar Meninos de Cruz" (La casa dei figli della Luce ) ed in quei vicoli oggi "sfilano cortei gioiosi di scolaresche in divisa bianca e verde, pulitissimi, ordinati, diretti verso le aule. Hanno una biblioteca con 20 mila testi, un teatro da 400 posti, palestre, ambulatori, mense, persino insegnanti specializzati nell’assistenza ai bambini con handicap gravi". Sono fatti che riportano in mente Gabriel Garcia Marquez : "L’America Latina è il primo produttore mondiale di immaginazione creativa, la materia più ricca e necessaria del mondo nuovo".
Per nostra fortuna questa materia, l’immaginazione creativa, è presente anche in Italia. Innanzi tutto nel lavoro generoso e infaticabile di Don Luigi Ciotti e di ‘Libera’, che motiva e coinvolge, su tutto il territorio nazionale, migliaia di giovani, studenti, operai, braccianti, intellettuali in attività dal forte e concreto valore civile, sociale ed economico. E’ presente a Riace (ed in altre comunità), divenuta per merito dei suoi cittadini e del suo sindaco, Domenico Lucano, simbolo di accoglienza e di legalità. Il bellissimo paese calabrese merita di essere insignito di un’opera d’arte che riproduca le parole scolpite alla base della statua della libertà innalzata all’ingresso del porto di New York : "Datemi i vostri sconfitti, i vostri poveri, le vostre numerose masse che sperano di respirare la libertà, i naufraghi nella tempesta", versi, della poetessa ebrea Emma Lazzarus, che accolsero milioni e milioni di esseri umani, milioni di italiani, moltissimi calabresi ed anche i nonni di tanti manigoldi che offendono, picchiano, derubano, schiavizzano i migranti, e di tantissimi padani, veneti, allora poverissimi, i cui nipoti, oggi benestanti, applaudono al razzismo leghista. Ed è presente in altre importanti iniziative. Il sindacato di strada della Cgil, in sperimentazione in provincia di Caserta, a Castelvolturno, nella Piana di Rosarno. Sindacalisti che alle 4 del mattino girano con i camper per incontrare immigrati, ascoltarne i bisogni, sottrarli al caporalato. La proposta della Coldiretti: destinare le risorse dei fondi Fas e Por per la ristrutturazione e riqualificazione delle colture ed imporre alle industrie di imbottigliamento di elevare di parecchio il contenuto di succo di arancia, affinchè gli agricoltori abbiano un reddito sicuro e conveniente, e per sostenere gli immigrati braccianti a ricostruire casolari diroccati ed abbandonati per abitare, vivere e lavorare anche alla rinascita di piccoli allevamenti di bovini, suini, ovini, di conigli, galline e di piccole coltivazioni di frutta, ortaggi, verdure. Attività scomparse o ridotte per lo spopolamento delle campagne, la cui ripresa può rendere evidente a tutti che la presenza dei migranti (come è avvenuto a Riace, ripopolata e risorta) contribuisce al superamento della crisi del territorio, ne utilizza e valorizza le potenzialità, migliora la vita economica, sociale, e civile di tutta la collettività. E vi è anche un fiorire di associazioni di volontariato impegnate nel lavoro culturale ed in attività di accoglienza, solidarietà e difesa dei diritti. Iniziative che convergono e fanno rivivere il pensiero e l’impegno di Peppe Valarioti: intransigenza assoluta contro i boss ed i loro complici, generosità ed affetto verso gli umili e poveri, costruzione di proposte concrete di lavoro onesto, pulito, capace di ricostruire la speranza nei giovani per sottrarli alle lusinghe delle ‘ndrine e portarli all’impegno democratico per abbattere violenze, corruzioni, e costruire un mondo più pulito, giusto ed umano. Mentre rimane immutato il dolore per il vile assassinio, rimasto ancora impunito, suscita commozione constatare che gli ideali, i sentimenti dell’indimenticabile compagno siano oggi gli stessi che soffiano sui paesi dell’Africa, li spingono alla lotta per la libertà e si incontrano con quelli che iniziano a sorgere e spirare anche in Italia.






