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Francesco Borrelli e il senso del dovere

Francesco Borrelli era un carabiniere, un elicotterista. La morte era nel conto. Un mestiere pericoloso, soprattutto in Calabria. Il maresciallo Borrelli è caduto per il senso del dovere. Quel 13 gennaio 1982 è in piazza con gli amici, nella sua Cutro, in provincia di Crotone. Qualche giorno a casa con la famiglia, lontano dal centro elicotteristi di Vibo.

Ma l’istinto non va mai in vacanza: sullo sfondo vede un’auto, vede le canne dei fucili, si volta dal lato opposto della piazza e nota sugli scalini del bar il boss Antonio Dragone. Come in un film. Ci vuole solo qualche secondo per realizzare che sta per scoppiare l’inferno. Il carabiniere Francesco Borrelli non è in divisa, e in fondo non è pagato per morire. Ma fa il proprio dovere fino alle streme conseguenze. Si mette ad urlare per far allontanare la gente. I fucili sparano, il boss si salva, il maresciallo Borrelli è colpito in pieno, il comandante dei carabinieri di Cutro è al riparo dietro la saracinesca del bar che aveva abbassato per nascondersi (sarà poi espulso dall’Arma).

Per Francesco Borrelli i funerali di Stato e una medaglia d’oro al valor civile (non militare, nonostante fosse un carabiniere, perché non aveva sparato nessun colpo di arma da fuoco). Nessun colpevole, anche per lui, anche questa volta. Neppure una targa per ricordarlo a Cutro, paese colpevolmente senza memoria. Il maresciallo Borrelli è stato ricordato nell’estate 2008 nel corso della Lunga marcia della memoria.