Reggio sfida il racket sull’esempio di Palermo
La Calabria sulle orme della Sicilia. Reggio segue l’esempio di Palermo. Anche in riva allo Stretto si colgono finalmente incoraggianti segnali della crescente voglia di liberarsi dalle perverse logiche mafiose.
La ribellione all’imposizione del pizzo appare il terreno più fertile per cogliere la grande voglia di cambiamento, l’aspirazione della maggioranza degli onesti a liberarsi dal giogo delle cosche. La città lancia la sua sfida civile contro l’omertà, il silenzio e la paura della ‘ndrangheta. E lo fa tappezzando i muri con i manifesti che riportano frasi di Libero Grassi, l’imprenditore palermitano ucciso per non essersi piegato alla legge del pizzo, o facendo viaggiare su internet e-mail di solidarietà a chi ha denunciato e fatto arrestare gli estortori.
Laddove imperava il silenzio, l’omertà figlia della paura, adesso spuntano i semi della pianta della coraggiosa denuncia. Una sottolineatura forte di questa splendida pagina che si è cominciata a scrivere nella nostra regione e nella nostra provincia è contenuta in una nota del prefetto Francesco Musolino.
Il rappresentante del Governo prende spunto «dall’ampio e opportuno risalto riservato nei giorni scorsi alla denuncia della coppia del Vibonese che ha posto fine alle intimidazioni di due malviventi determinati ad impadronirsi con la forza della prevaricazione della struttura agrituristica che i coniugi volevano realizzare».
Un fatto di straordinaria importanza strategica per portare avanti un’autentica battaglia di civiltà. «Onore al merito», chiosa il prefetto nella sua nota, prima di introdurre il secondo argomento: la solidarietà e il sostegno all’imprenditore che con la sua denuncia aveva fatto finire in carcere, negli ultimi giorni del 2008, il suo presunto estortore.
«Ho ricevuto in questi giorni – spiega il prefetto – una e-mail, firmata, che un cittadino reggino indirizza come lettera aperta "all’imprenditore di Lazzaro che ha denunciato il racket" che, sul finire dell’anno con la sua coraggiosa denuncia, aveva già consentito alla Guardia di Finanza locale di arrestare un altro soggetto convinto di poter vivere alle spalle della gente che lavora».
Il prefetto ripropone il testo della lettera, chiedendone la pubblicazione: «Perché dalle colonne del giornale – aggiunge – possa raggiungere il suo destinatario». Ma c’è anche l’intenzione di evidenziare la citazione in apertura di una frase di J.W. Goethe: "La paura bussò alla porta, il coraggio aprì, non c’era nessuno. Era il coraggio di un intero popolo".
«In verità, credo – commenta Musolino- che il senso profondo della stessa sia concentrato nella sola prima frase: molte volte se il coraggio si alza ad aprire quella porta non ci trova nessuno. Ma, seppure qualcuno ci fosse, è bene che si sappia che c’è anche uno Stato pronto ad affiancarsi alla vittima, sia per arrestare gli estortori, sia per risarcire i danni che la resistenza al racket abbia eventualmente causato».
Il prefetto ricorda che sotto l’ultimo profilo la vigente normativa prevede la possibilità di ottenere il risarcimento integrale dei danni subiti dall’imprenditore che denuncia e che gli uffici della Prefettura sono pronti ad accogliere i richiedenti le provvidenze per garantire loro ogni supporto necessario.
Ecco il testo della lettera aperta all’imprenditore di Lazzaro che ha denunciato il racket: "Carissimo, mi permetto di scriverti in questo momento per Te particolare, per testimoniarti la mia vicinanza .
Desidero che queste parole di J.W. Goethe con le quali ho aperto questa lettera, possano essere un ulteriore sostegno al tuo coraggio.
"Un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità", così recitavano i volantini con cui i giovani di "Addio pizzo" tappezzarono, tempo addietro, le vie e le piazze di Palermo.
Tu, con la tua fiducia nelle Istituzioni e con il tuo gesto ci hai ricordato che la libertà è la dignità e nobiltà morale di chi ha il coraggio della denuncia. È lo sforzo di chi non vuole avere alibi".
Anche l’autore della lettera al coraggioso imprenditore di Lazzaro fa riferimento all’esperienza fatta a Palermo e in altri centri della Sicilia dal movimento ispirato all’esempio di Libero Grassi, il cui sacrificio è stato sicuramente un seme importante per far germogliare la pianta del riscatto morale di un’intera regione. Uno dopo l’altro l’isola ha fatto una serie di passi lungo il cammino del cambiamento e se oggi la sconfitta della mafia non è pura utopia lo si deve a quanti hanno avuto la forza di andare avanti, superando angosce e paure, fortificati dalla speranza di un domani migliore.






