Stagionali nella Piana di Gioia Tauro, Msf: “Il lavoro manca, la situazione peggiora”
Rosarno (Rc) – A un anno dalla rivolta degli africani di Rosarno, che il 12 dicembre 2008 si ribellarono al ferimento di due ivoriani della ‘Cartiera’ in un agguato di stampo ‘ndranghetistico, la situazione di migliaia di lavoratori stagionali della Piana di Gioia Tauro "è peggiore" di quella dell’inverno scorso. E’ quanto rileva Alessandra Tramontano, responsabile medico di Medici Senza Frontiere, che, assieme a una squadra di personale sanitario e logistico e con un mediatore culturale, si trova a Rosarno da venerdì scorso per avviare un progetto stagionale di assistenza. "C’è più popolazione rispetto al lavoro offerto, è pieno ovunque di ragazzi africani – dice Tramontano – manca il lavoro nei campi sia per la crisi economica sia per la presenza dei neocomunitari che sbancano il mercato della manodopera agricola". Anche secondo l’Osservatorio Migranti Africalabria, i cui volontari visitano costantemente i siti "le presenze sono aumentate sensibilmente rispetto agli altri anni sia per quanto riguarda gli africani che gli europei dell’est".
L’anno scorso il ministero dell’Interno aveva stanziato 200 mila euro per l’emergenza, che dovevano essere gestiti dai comuni interessati per interventi a favore degli immigrati. Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando erano stati tutti commissariati nel corso 2008. I primi due sciolti per mafia, l’ultimo per le dimissioni dei consiglieri. A oggi, solo 50 mila euro sono stati utilizzati e con quei soldi sono stati installati dei bagni chimici nei siti. La conferma viene da Domenico Bagnato, commissario di Rosarno, comune capofila per l’emergenza immigrati. I residui 150 mila euro dovranno essere impegnati entro il 31 dicembre, per non perdere il finanziamento. Secondo quanto dichiarato da Bagnato, saranno usati per comprare 4 o 5 container per soli servizi igienici, collegati alla rete idrica e fognaria. "E’ partito venerdì scorso un bando urgente, che prevede una gara con procedura negoziale da risolvere in 15 giorni", spiega il commissario di Rosarno. Se la aggiudicherà la ditta privata che offrirà il prezzo più basso e che dovrà provvedere a impiantare i container-bagni nel più breve tempo possibile.
Attualmente, più di duemila africani sopravvivono patendo il freddo e senza assistenza sanitaria. In molti casi non hanno neanche le scarpe per l’inverno e camminano in ciabatte. I ricoveri sono case, casolari e vecchi stabilimenti industriali dismessi, con le persone accampate perfino dentro le cisterne. L’unica forma di assistenza fornita dai comuni sono i bagni chimici installati con i 50 mila euro del decreto Maroni. A prestare soccorso sono i volontari dell’Osservatorio Migranti, alcune vedove con la Caritas, guidate da Norina Ventre, e poche associazioni religiose. Ma qualche coperta e pasti caldi saltuari non possono certo soddisfare i bisogni di una popolazione così vasta e priva di tutto. Uno dei problemi fondamentali è la decentralizzazione rispetto agli ambulatori pubblici, che rende impossibile andarsi a curare. Per questo, Msf provvederà a creare cliniche mobili nei siti interessati e la distribuzione di kit per il freddo e per l’igiene. Obiettivo del progetto è migliorare le condizioni di vita e di salute. Si tratta di un’assistenza stagionale e itinerante che si sposta dalla Puglia alla Sicilia seguendo i movimenti migratori per le raccolte degli agrumi, delle olive, dei pomodori o delle patate.
Anche i volontari del corpo civile non violento di pace "Operazione Colomba" hanno visitato sabato scorso gli africani della Piana di Gioia Tauro. Da sei mesi operano a Castel Volturno e, vedendo che molti immigrati si stavano spostando a Rosarno per lavorare nei campi, hanno deciso di andare a conoscere di persona la situazione. "Siamo rimasti sconvolti per l’emergenza sanitaria e abitativa che c’è nella Piana – dice Marco Ramigni, a capo della spedizione – Gli immigrati ci chiedevano come possa esistere in Europa un posto peggiore dell’Africa. Tanti di loro esprimevano il desiderio di tornare indietro". Ramigni fa un paragone con Castel Volturno, dove gli africani riescono a vivere almeno in una casa con l’acqua corrente, seppur senza energia elettrica. "A Rosarno dormono nei silos dell’olio, o nelle capanne con i teli, in luoghi che sono in mezzo alla strada, davanti agli occhi di tutti, c’è un’indifferenza incredibile", conclude. (rc)






