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«Noi denunciamo»

Poche ore prima, 20 persone di varie nazionalità, Niger, Costa D’Avorio, Burkina Faso, Senegal e Nigeria, arrivate sabato da Rosarno, erano state trasferite in altri Cie: 10 a Bari, 1 a Ponte Galeria a Roma e 9 a Lamezia Terme. Altri 9 che si trovavano a Sant’Anna sono stati arrestati da agenti della squadra mobile di Crotone per inottemperanza all’espulsione e trasferiti nel Cie che si trova all’interno della stessa struttura. Sono un marocchino, quattro ghanesi, tre mauritani e un liberiano. Tre di loro sono finiti in carcere domenica sera, sei nella giornata di lunedì.

Il Sant’Anna è il più grande centro d’Europa con una capienza di 1492 posti. È gestito dalle “Misericordie d’Italia”, con gli operatori della sede locale. Al suo interno ci sono sia il Centro di identificazione ed espulsione, con dentro 50 persone al momento e il Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara), che ospita in questi giorni 682 persone, in gran parte iracheni, afghani e turchi sbarcati sulle coste. Dei 428 africani arrivati da Rosarno, solo una decina sono rimasti. Gli altri sono andati via subito, percorrendo a piedi la statale 106, nota come la strada della morte per i numerosi incidenti, fino alla stazione di Crotone. Un serpentone umano per 14 km, tanto dista la città. La web Tv Crotonews ha documentato come tra loro ci fossero anche dei feriti. Un ivoriano con la caviglia rotta ha detto: «Mi sono fatto male mentre correvo per fuggire da Rosarno». È stato l’ennesimo esodo su una strada battuta quotidianamente da centinaia di ospiti del Cara.

La presenza del centro crea incidenti con gli abitanti del quartiere Sant’Anna. «Per due giorni sulla 106 non vedevi altro che neri», dice Pasquale Pullano, un residente, che racconta di aver subìto furti da parte degli immigrati del Cara. Nel 2009, dopo un’aggressione subita da due residenti sulla strada, la gente ha bloccato la 106 per protesta. «Capisco quello che è successo a Rosarno, qui è stato solo il nostro buonsenso a far sì che non succeda. Per non rischiare un’altra Rosarno lo Stato deve essere presente».