>

Ponte di Messina, bufera su Calarco. “Se la mafia ci aiuta sia la benvenuta”

ROMA – «Se la mafia è in grado di costruire il Ponte sullo Stretto, benvenuta mafia». È polemica per questa frase pronunciata da Nino Calarco, presidente della società per l’edificazione del Ponte che dovrà congiungere la Sicilia al continente, durante la trasmissione Sciuscià martedì sera. Il presidente dei verdi siciliani Saro Pettinato ha immediatamente scritto al presidente della Commissione Antimafia Giuseppe Lumia, chiedendo una «convocazione urgente dell’organismo parlamentare su questo gravissimo fatto». Proposta accolta in serata da Lumia, secondo il quale Calarco non può rimanere «al suo posto perché inaffidabile». Pettinato ha anche chiesto che la Commissione acquisisca la cassetta della trasmissione «perché tutti si possano rendere conto della gravità delle affermazioni di Calarco», e ha presentato un’interrogazione ai ministri dell’Interno, dei Lavori pubblici, dell’Industria e dei Trasporti in cui chiede la «rimozione immediata» di Calarco. «Non possiamo tollerare – ha detto Pettinato – che il presidente di una società nella quale lo Stato ha investito risorse possa continuare a ricoprire quel ruolo». Anche per gli esponenti di Rifondazione comunista Nichi Vendola e Giovanni Russo Spena il governo «deve revocare immediatamente l’incarico al presidente della società Ponte sullo Stretto», poiché ha espresso «opinioni di inaudita gravità». Vendola e Russo Spena hanno anche puntato l’indice contro il «doppio incarico» di Calarco, che è anche direttore della Gazzetta del Sud: «Sarebbe ora che qualche autorità competente si accorgesse degli straordinari profili di incompatibilità fra ruolo di editore, di direttore e di presidente di ente pubblico; ma anche di incompatibilità fra i suddetti ruoli e l’esplicita apologia della mafia». Sul fronte opposto, i deputati di An Enzo Fragalà e Nino Lo Presti, nel definire «patetici i verdi quando chiedono le dimissioni di Calarco, reo di aver fatto una battuta che dev’essere considerata come una provocazione nei confronti di una trasmissione viziata dal filtro ideologico», affermano che Sciuscià ha «criminalizzato» il Ponte sullo Stretto, e di conseguenza hanno chiesto l’intervento della Commissione di Vigilanza sulla Rai. Calarco da parte sua ha replicato: «Se gli onorevoli interroganti non sono riusciti a percepire il senso della mia provocatoria affermazione, significa che abbiamo raggiunto il massimo dell’incultura. Non mi resta che ripetere – ha concluso Calarco – la famosa frase di Aldo Moro: "Ma quanto sono noiosi"». Ma l’episodio ha innescato la polemica dei Verdi anche nei confronti del vertice della Commissione antimafia. Il capogruppo al Senato Maurizio Pieroni si è chiesto perché «nessuno dei soloni dell’Antimafia si sia sentito in dovere di intervenire: questa volta, prudentemente, tacciono». In serata è arrivata invece la presa di posizione del presidente della Commissione, Giuseppe Lumia: «L’affermazione di Calarco è gravissima». E ancora: «Calarco non può rimanere a presiedere la società: quanto da lui sostenuto rende il suo ruolo del tutto inaffidabile». Infine è scesa in campo la presidente dei verdi Grazia Francescato, spiegando che «i verdi in questi anni si sono sempre opposti alla costruzione del ponte, a partire da motivazioni economiche e ambientali, ma hanno fondato la propria opposizione sbandierando il rischio di coinvolgimenti mafiosi nell’opera».