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Una nuova cosca ha rapito De Feo

REGGIO CALABRIA – E’ stata una nuova cosca di San Luca, antagonista della mafia "minore" e della "maggiore" che da decenni dominano sui paesi e sulla zona, ad operare il sequestro dell’ingegner Carlo De Feo, l’industriale napoletano rapito a Casavatore agli inizi del 1983 e liberato, dopo oltre un anno di prigionia, il 19 febbraio dell’anno scorso nelle campagne di Oppido Mamertina, in Calabria. Su ordine di cattura firmato dal sostituto procuratore napoletano Diego Marmo, gli uomini della squadra mobile reggina, guidati dal dirigente Alfonso D’Alfonso e dal suo vice Antonio Pitascio, hanno arrestato quindici personaggi di una cosca emergente mentre altre sei persone, tra cui fa spicco il nome di Sebastiano Pelle di 61 anni, sono riusciti ad evitare la cattura. Dopo la liberazione di De Feo, gli inquirenti arrestarono il dottor Francesco Grano, direttore della filiale della Banca Commerciale di Trapani che aveva lavorato in precedenza nell’agenzia di Gioia Tauro, e il capocassiere della agenzia calabrese Emilio Alagna. Proprio partendo dagli arresti dei due bancari e da quelli di alcuni commercianti trovati in possesso di banconote provenienti dal riscatto di 4 miliardi e 400 milioni pagato per la liberazione di De Feo, gli inquirenti concentrarono le indagini nel triangolo mafioso San Luca-Natile-Platì, nei cui territori erano stati nel frattempo localizzati ben cinque nascondigli in cui l’industriale era stato tenuto prigioniero. In base a quello che il dottor Ugo Toscano, questore di Reggio, ha riferito ai giornalisti, le indagini condotte congiuntamente dalle squadre mobili di Reggio e Napoli hanno portato alla scoperta di concrete tracce e hanno condotto alla raccolta di elementi fortemente indizianti per le persone che sono state arrestate. I ventotto ordini di cattura finora emessi a carico di presunti responsabili del sequestro De Feo, non fanno altro che confermare gli stretti legami tra la camorra campana, che aveva effettuato il sequestro e la ‘ndrangheta calabrese che poi ha gestito la fase della custodia, dei contatti con la famiglia e del rilascio, come è avvenuto per tanti altri sequestri di persona avvenuti al nord e conclusisi in Calabria. L’operazione è stata condotta domenica notte e tenuta nascosta fino a ieri mattina quando la questura di Reggio ha reso noti i nomi degli arrestati: Antonio, Domenico, Sebastiano e Salvatore Strangio, Sebastiano, Rosario, Bruno e Antonio Versaci, Antonio e Francesco Vottari, Giuseppe Giorgi, Sebastiano Giampaolo, Domenico Strangio, Sebastiano Giorgio ed Antonio Strangio. L’ordine di cattura è stato invece notificato in carcere a Giuseppe Strangio, Giuseppe e Francesco Mammoliti, Ernesto Solco, Giuseppe Nirta e Carmine Giordano. Tutti sono di San Luca. Solo il Giordano è napoletano.