Calabria, agguato ai carabinieri
Trappola mortale per due carabinieri uccisi ieri sera da un commando mafioso in provincia di Reggio Calabria. Si chiamavano Vincenzo Garofalo e Antonino Fava, 31 e 36 anni, entrambi sposati, due figli il primo, tre il secondo. I due, entrambi appuntati, originari rispettivamente di Scicli in provincia di Ragusa e di Taurianova, nel Reggino, erano in servizio al Nucleo Radiomobile della Compagnia di Palmi. Sono stati crivellati a colpi di mitraglietta calibro nove e kalashnikov. Un inferno di fuoco, al quale hanno tentato disperatamente, quanto inutilmente, di sottrarsi. Secondo una prima ricostruzione, Garofalo e Fava erano sulla "Gazzella" e solo all’ultimo istante si sarebbero resi conto di essere il bersaglio del commando della ‘ Ndrangheta. I sicari si sono affiancati all’auto dei carabinieri, sulla corsia Sud dell’Autostrada Salerno-Reggio Calabria, a tre chilometri dallo svincolo di Scilla. Una spedizione punitiva in piena regola. Resta da capire se l’obiettivo era simbolico, per "spaventare" gli altri, oppure l’agguato era mirato. In questo caso come facevano i killer a sapere del passaggio a quell’ora e in quel punto? Pare infatti che i due si stessero recando a Messina per prelevare un detenuto, forse un collaboratore di giustizia che, con l’agguato mortale, i clan hanno inteso terrorizzare perché tenga chiusa la bocca. Se confermata la circostanza si tratterà di accertare chi sapeva della missione. Garofalo e Fava sono morti all’ istante. Hanno cercato di difendersi, hanno tentato la fuga, forse uno di loro ha risposto al fuoco. Per duecento metri (sono rimaste lunghe tracce di gomma sull’ asfalto), con un disperato zig-zag hanno cercato di evitare la pioggia di proiettili. Ma il commando omicida ha avuto il sopravvento. Addirittura uno dei sicari, al termine della corsa, quando l’auto dei carabinieri si è bloccata, è sceso e da distanza ravvicinata ha sparato una raffica finale, un simbolico colpo di grazia come quello che i nazisti sparavano alla nuca delle loro vittime. Sul luogo della strage è stato quindi un via vai di auto delle forze dell’ ordine. Dopo pochi minuti sono arrivati anche i magistrati della procura distrettuale antimafia. La Gazzella dell’Arma con i due militari uccisi era un colabrodo colpita da tanti proiettili . I sicari non hanno risparmiato munizioni: una barbarie. La corsia sud dell’autostrada è stata bloccata per tutta la notte. Ed è iniziata anche una caccia ai killer in base alle scarne indicazioni sull’auto da loro usata. Tra le forze dell’ ordine la tensione è palpapile. "E’ un massacro, è un massacro", ripete con gli occhi lucidi il colonnello Massimo Cetola, comandante provinciale dell’Arma. La ‘ndrangheta, che prepara attentati a magistrati, che ha subitto numerosi rovesci con decine e decine di arresti e, soprattutto, sequestri di beni, reagisce come una bestia ferita, tentando la via dell’attacco terroristico. L’attacco è avvenuto poco prima delle 23. Da diversi giorni, dopo il ritrovamento, avvenuto proprio a qualche centinaio di metri dalla strage di ieri notte, di un vero e proprio arsenale di armi, tra cui una mitragliatrice Mg 34 che doveva servire, secondo i pentiti, per attentare alla vita del procuratore di Napoli Agostino Cordova, questo tratto di autostrada era stato messo sotto controllo dalle forze dell’ordine. Anche ieri notte pattuglie di carabinieri si trovavano la zona. Si sapeva che le cosche reggine stavano per compiere un attentato che doveva essere eclatante, tanto che per stamattina a Reggio era già in programma una riunione del comitato provinciale per l’ ordine e la sicurezza pubblica, alla presenza del vice presidente del CSM, Giovanni Galloni, del procuratore nazionale antimafia, Bruno Siclari, del capo della polizia Vincenzo Parisi, che doveva occuparsi dei progettati attentati ai magistrati e più in generale della allarmante situazione dell’ ordine pubblico in provincia, per i numerosi segnali di ripresa dell’ attività terroristico-mafiosa, anche in considerazione del fatto che forse in queste ore dovrebbero concludersi alcune inchieste sugli intrecci da mafia e potenti vari. Negli ultimi anni è stato grave il prezzo pagato dall’Arma dei carabinieri nella lotta contro la sanguinaria ‘Ndrangheta calabrese. Ad incominciare dall’assassinio del brigadiere Carmine Tripodi, assassinato sulla strada per San Luca, in Aspromonte, per seguire con le due vittime (un brigadiere e un appuntato) eliminati sull’autostrada nei pressi di Gioia Tauro, e ancora con la brutale esecuzione del brigadiere Antonio Marino, il quale era stato in servizio a Platì, ucciso durante una festa patronale, nell’estate di tre anni fa a Bovalino Superiore.






