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Sequestrano il fratello del sindaco

GIOIA TAURO – Torna all’ attacco l’ anonima sequestri nel Vibonese. Nel comune di Soriano è stato rapito, in circostanze ancora poco chiare, un imprenditore agricolo la cui famiglia, però, risiede a Melicucco, grosso paese della piana di Gioia Tauro. In mano ai malviventi è caduto Ottaviano Pronestì, trent’ anni, fratello del sindaco democristiano di Melicucco, Furio Orlando, medico, (anche il padre Michele negli anni scorsi è stato sindaco per la Democrazia cristiana).

A dare l’ allarme è stato un colono dei Pronestì, Rocco Luzza, che al momento del sequestro si trovava assieme al giovane Ottaviano. L’ uomo, che era stato legato ed è riuscito a liberarsi dopo diverse ore, intorno alle 17.30 è arrivato in auto a casa di Michele Pronestì, in contrada San Fili di Melicucco e gli ha raccontato quanto era accaduto.

Nel primo pomeriggio tre banditi armati e mascherati sono arrivati nell’ azienda agricola di proprietà dei Pronestì (un agrumeto e un allevamento di animali) nella parte bassa del comune di Soriano, verso la valle del Mesima, vicino all’ autostrada Salerno-Reggio Calabria. I malviventi hanno bloccato dapprima il colono, lo hanno imbavagliato e legato, quindi hanno preso di peso Ottaviano Pronestì e lo hanno caricato sull’ auto con la quale erano arrivati sul posto e si sono dileguati.

Altri dettagli, per il momento, sulle modalità del rapimento non ce ne sono, anche perché il colono dei Pronestì è apparso molto confuso, quasi shockato per quanto gli era accaduto. L’ allarme è scattato comunque immediatamente. I Pronestì hanno telefonato ai carabinieri di Soriano che a loro volta hanno informato il comando della compagnia di Serra San Bruno. E’ scattata una caccia all’ uomo, con pochi indizi in mano e il buio della sera incombente.

Anche i carabinieri di Gioia Tauro hanno avviato le loro indagini, specialmente per tentare di capire se il commando dell’ anonima sequestri sia potuto partire dal Reggino e nel tentativo di interdire un eventuale trasferimento dell’ ostaggio sul vicino Aspromonte, dove già si trovano diversi prigionieri dell’ anonima sequestri. C’ è però un fatto che gli inquirenti fin dalle prime ore del rapimento non hanno sottovalutato: che l’ anonima possa avere già una base sulle Serre o comunque nella zona (la scoperta di una prigione calda avvenuta la settimana scorsa nei pressi dello svincolo autostradale di Pizzo, spingerebbe a credere a questa seconda ipotesi).

E allora, in questa prospettiva, si sono messi all’ opera anche gli uomini della compagnia speciale di Vibo Valentia, tentando così di stringere il cerchio attorno ai sequestratori e all’ ostaggio. Ma gli stessi investigatori affermano che l’ impresa è difficile: dal momento del sequestro al momento in cui è scattato l’ allarme è passato parecchio tempo, durante il quale tranquillamente i rapitori e l’ ostaggio hanno potuto raggiungere la prima prigione.

A Melicucco, intanto, la gente si chiede come mai i Pronestì possano essere finiti nel mirino dell’ anonima. Si tratta, per quanto è stato possibile apprendere, di una famiglia benestante molto in vista, di gente affabile e disponibile, ma sicuramente non in grado di poter pagare grandi cifre per il riscatto.

Salgono così a due gli ostaggi calabresi in mano alle cosche. All’ inizio di ottobre a Cinquefrondi, paese a due chilometri da Melicucco, è stata sequestrata la professoressa Maria Graziella Belcastro e la trattativa per la sua liberazione va avanti con difficoltà. Nelle prigioni dell’ anonima calabrese ci sarebbero poi, quasi certamente, il giovane vicentino Carlo Celadon la cui liberazione dovrebbe essere imminente (il riscatto di 5 miliardi è stato pagato), e lo studente di Pavia Cesare Casella, per il quale la madre ha invocato la liberazione recandosi in diversi paesi della provincia di Reggio Calabria.