16 ottobre 2006, la ‘ndrangheta uccide Fortugno
È il 16 ottobre 2005 quando Franco Fortugno, vicepresidente del consiglio regionale della Calabria, viene ucciso da un sicario che esplode cinque colpi di pistola calibro 9×19 mentre esce da Palazzo Nieddu del Rio a Locri, dove aveva appena votato per le primarie del Partito Democratico. Medico di professione, sposato con Maria Grazia Laganà, figlia di un noto esponente politico reggino, aveva ottenuto poco più di 8.500 voti alle consultazioni elettorali regionali sotto il simbolo della Margherita. Stimato nel suo ambiente e inamovibile nelle decisioni, aveva avuto un coraggio estremo nel denunciare le «gestioni disinvolte in alcune Asl calabresi». «Presidente -aveva denunciato in un consiglio regionale- lancio un grido di giustizia perchè la Calabria non si lasci divorare, nel settore della sanità, da speculazioni e sprechi di piccoli politicanti ma sappia occuparsi seriamente della salute dei suoi cittadini». Ed è proprio nell’ambito della sanità che gli inquirenti pensano sia maturato il suo omicidio. Il 20 giugno 2006 il gip del Tribunale di Locri emette un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Alessandro e Giuseppe Marcianò.
I collaboratori di giustizia Bruno Piccolo e Domenico Novella indicano il primo (caposala all’ospedale di Locri) come mandante del delitto e il secondo come autista di Salvatore Ritorto (presunto esecutore materiale) il giorno dell’omicidio, inoltre circoscrivono l’ambiente in cui la decisione matura: la cosca Cordì di Locri. Successivamente, nel corso del dibattimento, Giuseppe Marcianò è risultato essere anche lui mandante. Aveva avuto un incarico nella struttura politica di Domenico Crea, primo dei non eletti nella stessa lista di Fortugno. «La mancata elezione di Crea -scrive il gip nella misura cautelare- ha sicuramente arrecato un danno alla famiglia Marcianò». Il movente dell’omicidio, dunque, secondo i magistrati è operare per «far posto» a Crea in consiglio regionale, in modo da trarne beneficio. Crea subentrò in effetti a Fortugno. Il politico tuttavia non è entrato nel processo, sebbene sia stato colpito da un’ordinanza di custodia cautelare nell’indagine ‘Onorata sanita« per appalti sanitari in cui si fa chiaro riferimento all’uccisione del vicepresidente del consiglio regionale. In quest’ultima misura cautelare ritornano le figure di Alessandro e Giuseppe Marcianò. «Esponenti -scriveva il gip- della famiglia mafiosa ‘Cordì, quali partecipi dell’associazione, col compito di procurare consensi elettorali a favore di Crea Domenico, in particolare nella zona di Locri e pianificare, successivamente all’esito della consultazione elettorale regionale calabrese del maggio ’05 che si concludeva con la sconfitta del candidato appoggiato dal sodalizio criminale, Crea Domenico, e con il successo del suo principale rivale personale e politico, Fortugno Francesco, risultato primo degli eletti e poi nominato vice-presidente del Consiglio Regionale, l’omicidio di quest’ultimo, al fine di permettere il subingresso nel principale organo rappresentativo regionale proprio del Crea, surrogato nella funzione in quanto primo dei non eletti per garantire comunque il soddisfacimento degli interessi dell’associazione mafiosa». Di Domenico Crea invece scriveva: «Principale protagonista ed elemento cardine del sistema di controllo e gestione degli appalti e dei servizi pubblici, con particolare riferimento al settore della sanità pubblica, in quanto il soggetto destinatario delle preferenze elettorali ricevute nel corso di varie consultazioni elettorali e con particolare riferimento a quelle del maggio ’05 per il Consiglio Regionale della Calabria, veicolate attraverso i consensi raccolti a suo favore dagli esponenti delle varie cosche territoriali e per ciò incaricato, una volta eletto, di soddisfare le promesse fatte nel corso della campagna elettorale mediante la collocazione in ruoli verticistici dirigenziali politico-amministrativi». «Oltre all’assunzione -proseguiva il gip- presso uffici ed enti pubblici e/o privati tra cui in particolare la struttura sanitaria Villa Anya, a lui riconducibile di soggetti appartenenti, contigui o comunque riconducibili al sodalizio criminale, nonchè di garantire gli interessi economici dell’associazione mediante la strumentalizzazione del ruolo istituzionale rivestito».






