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Duisburg evitò una guerra

BERLINO, 19 AGO – La strage
di Duisburg, nel Ferragosto del 2007, non è stata una semplice faida tra cosche
calabresi in Germania ma una «necessità strategica» per «evitare una guerra»: è
la tesi rivelata al settimanale tedesco Der Spiegel da un boss della
‘Ndrangheta. «Duisburg era necessaria: dovevamo evitare una guerra», ha detto
l’uomo, identificato con lo pseudonimo di Don Fedele. Il massacro, in cui
persero la vita sei persone, non sarebbe stato compiuto quindi come «vendetta
di sangue per l’omicidio di Maria Strangio», la moglie del presunto boss
Giovanni Nirta uccisa a San Luca a Natale del 2006. Don Fedele non ha dubbi: la
strage è stata ordinata dai vertici di San Luca per arrestare un tentativo di
ascesa all’interno dell’organizzazione da parte di Marco Marmo, una delle
vittime di Duisburg e – secondo quanto emerge dall’intervista – l’esecutore
materiale dell’assassinio di Maria Strangio. Per una vendetta personale i boss
non avrebbero mai dato l’autorizzazione a procedere, ha detto Don Fedele. «Gli
omicidi di Duisburg sono stati una necessità strategica – ha proseguito -.
Duisburg non è stata una follia omicida, ma un’azione autorizzata della quale
tutti erano informati». Don Fedele, che secondo quanto riferisce lo Spiegel è
un ‘medaglionè – cioè un boss di alto livello della ‘Ndrangheta – in un paesino
sulla costa tirrenica della Calabria,fornisce quindi la sua versione sui fatti
che hanno portato a Duisburg. Dopo l’omicidio della Strangio, Marmo avrebbe da
un lato guadagnato potere all’interno della criminalità organizzata calabrese,
ma dall’altro avrebbe perso la sua reputazione a San Luca. «Una donna è sacra,
anche solo perchè ti può tradire in qualsiasi momento – ha spiegato Don Fedele
allo Spiegel -. Una donna è come una reliquia: nessuno uccide una donna».
Marmo, «un morto che cammina» secondo quanto scrive lo Spiegel, avrebbe deciso
di fondare una Società – ovvero un clan della ‘Ndrangheta – per prendere in
prima persona il potere a San Luca. Con il pretesto del diciottesimo compleanno
di Tommaso-Francesco Venturi, vittima anch’egli dell’agguato tedesco, Marmo si
sarebbe recato in Germania per organizzare l’ascesa al potere insieme a persone
a lui fedeli. Tra queste, ci sarebbe stato anche il comproprietario del
ristorante Da Bruno teatro della strage – Sebastiano Strangio (nessuna relazione
con il sospettato numero uno degli omicidi, Giovanni Strangio, ancora
latitante) – uno dei sei morti di Duisburg. A San Luca i boss calabresi,
racconta ancora Don Fedele, informati delle intenzioni di Marmo, avrebbero
reagito autorizzando la strage per «evitare ulteriori spargimenti di sangue,
riportare l’ordine e rendere ancora più potente la ‘Ndrangheta», come riporta
lo Spiegel. «Noi non facciamo errori – ha concluso il boss -. Per questo a San
Luca regna di nuovo la pace».(ANSA). 19-AGO-08