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Nicola “Cocò” Campolongo

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gennaio 21, 2014   Commenti disabilitati su Nicola “Cocò” Campolongo

Luca Cristello

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Mariangela Ansalone

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gennaio 20, 2014   Commenti disabilitati su Mariangela Ansalone

“Lo Stato mi permetta di resistere”

Sono Tiberio Bentivoglio, 34 anni fa, insieme a mia moglie ho avviato una attività commerciale, il cui fatturato sin dall’inizio è stato ottimo permettendomi di assumere diversi dipendenti e di ingrandire più volte la superfice di vendita, la mia era una fiorente attività conosciuta e apprezzata in tutta la provincia, ma tutto questo viene interrotto quando circa 20 anni fa si sono presentati i mafiosi a pretendere i miei sacrifici, mi sono opposto con determinazione e senza mai pentirmi ed è proprio per questo motivo, che sono stato più volte punito.
Furti, incendi, bombe e distruzione di automezzi, hanno messo in crisi la mia piccola ma sana azienda. Tutti gli attentati di evidente provenienza estorsiva e intimidatoria, sono stati da me sempre denunciati, ho infatti fornito e continuo a farlo, ampia collaborazione alle autorità inquirenti, ma nonostante aver scelto lo Stato come alleato, oggi sto per chiudere la mia attività perché ogni evento delittuoso ed ogni minaccia ricevuta hanno comportato un esponenziale indebitamento ed uno svilimento della mia attività commerciale.
I miei numerosi clienti di un tempo non ci sono più, forse per la paura di farsi vedere con me nel mio locale, mentre i pochi coraggiosi che continuano a frequentarlo, si ritrovano spesso costretti, loro malgrado, ad acquistare altrove, in quanto non sono economicamente in grado a rifornire di merce la mia sanitaria.
Questa di certo non è la mia volontà imprenditoriale. Questa è una delle tante conseguenze per aver denunciato i miei estortori. Ma questa purtroppo è anche una conseguenza delle lungaggini burocratiche del nostro Stato. Non si può e non si deve aspettare tre o quattro anni prima di ricevere i risarcimenti previsti dalla legge, che nel mio caso non sono stati sufficienti né a risanare i debiti contratti né a mantenere in vita l’attività. La Sanitaria S. Elia è per me e la mia famiglia l’unica fonte di sostentamento.
Nonostante l’agonia della mia attività, non ho mai pensato di trovare strade alternative come quella dell’usura, ma ho continuato, come ho sempre fatto a presentarmi nelle aule dei Tribunali per testimoniare contro i mafiosi e contro chi tenta di favorirli con la falsa testimonianza.
Persone che in tutti i modi cercano di ostacolare la mia scelta di vita, la mia voglia di libertà di verità e di giustizia. Oltre la denuncia mi sono anche costituito parte civile nei miei processi. E tre anni fa, a seguito alla condanna dei malavitosi da me accusati, sono rimasto vittima di un tentato omicidio, solo il caso ha voluto che il proiettile, probabilmente quello fatale, si è fermasse nel marsupio di cuoio, che quel giorno portavo a tracolla sulle spalle. Gli autori, del tentato omicidio ad oggi restano ignoti, mentre io continuo a trascinarmi su una sola gamba in quanto l’altra ha riportato lesioni permanenti causati dai proiettili. Ma oltre al danno materiale subito, da quel giorno vivo e faccio vivere mia moglie e i miei figli in continuo stato di allerta, di angoscia e di tensione, essi sono cresciuti con l’odore acre dei prodotti bruciati, con i boati delle bombe, con la paura di perdere un padre.

Questa è in sintesi la mia vita da venti anni a questa parte. Anche per quest’ultimo evento mi sono rivolto allo Stato, chiedendo attraverso la legge 44/99 di potermi supportare per continuare ancora una volta ad alzare, come ogni mattina, la saracinesca del mio negozio, ma ha risposto soltanto qualche giorno fa, dopo ben 3 anni di attesa e con immensa delusione, ho scoperto che vivere tutte le situazioni sopra descritte, ed in particolare il tentato omicidio, vale solo 16.000 euro.
Ma vale così poco la mia vita? Vale così poco la tranquillità della mia famiglia? Questa è la somma che lo Stato ritiene congrua ad una vittima che ha denunciato i propri estortori? Si può quantificare una vita ed un danno alla propria attività imprenditoriale legandolo, come prevede la legge 44, unicamente al reddito dichiarato negli anni precedenti?
Desidero delle risposte, ho bisogno di capire.
Quello che vi posso dire che il mio guadagno in questi ultimi anni è bassissimo, altrimenti avrei onorato l’erario, pagando puntualmente contributi, Iva, Canoni d’Affitto e stipendi dei dipendenti. In 10 anni il fatturato della mia attività è diminuito di oltre 2 milioni e mezzo di euro, e di conseguenza le dichiarazioni dei redditi sono irrisorie. I parametri usati per aiutare un cittadino e la sua azienda vessata e distrutta dai mafiosi, non possono e non devono essere basati sul benessere finanziario dell’impresa occorre per questi motivi rivedere le leggi vigenti con estrema urgenza, come più volte ho segnalato. I ritardi, dovuti al farraginoso iter burocratico, hanno determinato la completa paralisi della mia attività ed inoltre quando lo Stato, attraverso Equitalia, ha provveduto ad ipotecare la mia casa ha peggiorato definitivamente la mia situazione. Grazie a questo, le banche mi hanno detto di non essere più un cliente desiderato, togliendomi ogni affidamento e facendomi rientrare con urgenza dagli sconfini. Da qui anche i miei fornitori, temendo in un mio possibile fallimento, hanno deciso di rifornirmi solo con pagamenti anticipati.
A mio parere, i debiti che un commerciante si ritrova ad avere a causa dei suoi estortori devono essere sanati dagli stessi mafiosi attraverso le confische, condannandoli a risarcimenti considerevoli. Questi infatti, non sono debiti causati da una dissennata attività imprenditoriale ma sono conseguenza della voglia di legalità e di libertà, del vivere e lavorare onestamente nella propria terra
Ma la legge 44/99, ha ancora altri punti deboli, come per esempio l’articolo 20 che prevede il blocco dei provvedimenti esecutivi, ad esempio gli sfratti, ma il suo tempo di applicazione scade prima ancora d’aver ricevuto l’aiuto economico, altrimenti non saprei dare altra motivazione alla mia situazione, perché tra meno di un mese dovrò liberare i locali dove è ubicata la mia azienda, a causa di uno sfratto esecutivo. Da un momento all’altro anche la mia casa potrà essere venduta all’asta, e mi domando, chi la comprerà? Certamente i mafiosi che ho mandato in galera o i loro prestanome, ecco il paradosso, da un lato lo STATO confisca i beni ai malavitosi, dall’altro gli stessi si appropriano della casa di quel commerciante che li ha denunciati.
Da anni sono alla ricerca, finora vana, di un nuovo immobile da fittare per continuare la mia attività in un’area della città diversa da quella in cui mi è stata fatta terra bruciata attorno. Ma nessuno vuole concedere i propri locali a chi rischia di vedersi saltare in aria la propria attività per la quarta volta. Anche per questo motivo ho già presentato presso tutti gli uffici preposti una istanza per vedermi assegnato o concesso in fitto un adeguato bene confiscato o sequestrato dove poter trasferire la mia attività, una copia di tale richiesta l’ho inoltrata anche alla Prefettura di Reggio Calabria, che ha dimostrato grande apertura nei confronti di questa mia necessità. Se lo ritenete importante, come io spero, potete prenderne visione. Anche questo a mio avviso è un uso sociale dei beni confiscati. Vi è un diritto – dovere, in queste terre così difficili, quello della "resistenza" allo strapotere mafioso ed è per questo che chiedo allo Stato di permettermi di resistere e non morire, di poter continuare a dire a tutta la società e agli imprenditori denunciate perché "la libertà non ha pizzo".
Mi auguro che le mie urgenti necessità potranno essere discusse nelle sedi di competenza, per cui ho anche provveduto alcuni giorni fa a scrivere al Ministro degli Interni On Angelino Alfano per chiedere una Audizione Parlamentare, nel frattempo mi sono incontrato col Vice Ministro On Filippo Bubbico al quale ho lasciato dei documenti più dettagliati inerenti la mia storia. Voglio essere fiducioso nell’operato di questa Commissione e in particolare in quello del suo Presidente Rosy Bindi che ringrazio per avermi concesso di evidenziare le mie difficoltà, rimango pertanto a vostra completa disposizione qualora abbiate la necessità di risentirmi per una analisi più approfondita, anticipandovi che rapidamente produrrò alla vostra attenzione una esposizione più dettagliata delle mie vicissitudini evidenziando tutti gli impedimenti e le difficoltà che hanno determinato il mio fallimento.

Aiutare gli imprenditori vittime del racket è un dovere delle Istituzioni, queste in sintesi delle semplici modifiche di legge che potrebbero aiutarci concretamente:
1) Cancellazione delle ipoteche dai beni immobili.
2) Abbattimento dei debiti prodotti per causa dei mafiosi.
3) La possibilità di gestire un adeguato bene immobile confiscato per il proseguo dell’attività.
4) Nel caso di fallimento dell’attività commerciale la possibilità dell’assunzione nella pubblica amministrazione del titolare dell’imprese o dei figli a carico, come previsto dalla legge 407/98 ss.mm
5) Agevolazioni fiscali, come ad esempio il credito d’imposta per i dipendenti
6) Detassazione
7) Modifica dei parametri per il riconoscimento economico delle vittime di estorsione legge 44/99
8) Equiparazione alle vittime della criminalità organizzata per il riconoscimento per ogni punto percentuale di invalidità riconosciuto dalla Commissione Medica Ospedaliera competente per territorio, L. n° 302/1990 ss.mm.
9) Esenzione dal pagamento delle imposte e dei tributi per un periodo congruo

Permettetemi di aggiungere concludendo, che la lotta dichiarata alle mafie, sarà vinta, non solo mettendo insieme tutte le forze, non solo facendo leggi più adeguate, ma anche costruendo gli ospedali da campo, dove vanno curate e sanate le vittime in modo da poterle rimandare al fronte a combattere. Io ho fatto questa scelta, per questo che vi chiedo di sostenermi. Io voglio vincere, per poter gridare a tutti i miei colleghi che denunciare conviene.

dicembre 10, 2013   Commenti disabilitati su “Lo Stato mi permetta di resistere”

Fiamme al Museo dello Strumento Musicale

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novembre 14, 2013   Commenti disabilitati su Fiamme al Museo dello Strumento Musicale

Dal porto al lido, tra degrado e abusivismo

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novembre 14, 2013   Commenti disabilitati su Dal porto al lido, tra degrado e abusivismo

I tesori del Mustrumu risorgono dalle ceneri

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novembre 10, 2013   Commenti disabilitati su I tesori del Mustrumu risorgono dalle ceneri

Dormono sulla collina – il dossier

Reggio Calabria – Un’umanità meschina, per indole, passioni e morte. E una collina, quella del cimitero reggino di Condera, da cui si levano i suoi autoepitaffi intrisi di amara ironia. E’ una Spoon river tragicomica, proliferata all’ombra o nel ventre della ‘ndrangheta, quella che Dario Nunnari ha composto sul modello della celebre Antologia di Edgard Lee Masters, e dell’altrettanto famosa traduzione musicale di Fabrizio De Andrè ("Non al denaro, non all’amore né al cielo",1971).

La sua "Antologia ru cimiteru ‘i Cundera", curata da Stopndrangheta.it (progetto grafico di Rossana Melito) e qui pubblicata, è il cuore di una più ampia riflessione dedicata alle potenzialità del riso, come strumento di contrasto ad ogni sistema di potere ed autorità. Compreso quello ‘ndranghetista. "Il riso si insinua nelle crepe di un potere che ama presentarsi come assoluto e monolitico e lo decostruisce pezzo per pezzo, evidenziandone limiti e contraddizioni e mettendone in discussione gli stessi fondamenti", ci ricorda Chiara Tommasello nella sua analisi dedicata alle varie teorie sul comico ("Una risata per seppellire la ‘ndrangheta"). La sfida è chiara: se il potere mafioso è anche questione di immaginario, è sul quel campo che tocca scendere con tutte le armi della cultura, smontando la rappresentazione "epica" alimentata dalla stessa ‘ndrangheta e mostrando, attraverso la risata, che il boss è nudo e al camposanto ci va ormai accompagnato solo dagli odiati "sbirri" (Cristina Riso, Boss e funerali, questione di potere).

Poesia, fotografia (la galleria firmata da Romina Arena), ricostruzioni giornalistiche, analisi. Come sempre abbiamo utilizzato molti "linguaggi" per parlare con più forza. E, come sempre, abbiamo scelto di puntare sulla creatività e sull’arte, affidandoci ai versi del reggino Dario Nunnari, un professore-poeta con il vizio dell’ironia (intervista di Patrizia Riso) che, con l’Antologia ru cimiteru i’ Cundera e per noi di Stopndrangheta.it, oggi fa uscire per la prima volta dai cassetti i suoi componimenti in dialetto calabrese. Una scelta di cui, siamo certi, gli saranno grati in tanti.

Antologia ru cimiteru i’ Cundera di Dario Nunnari

Un professore-poeta con il vizio dell’ironia di Patrizia Riso

Una risata per seppellire la ‘ndrangheta di Chiara Tommasello

Boss e funerali, questione di "potere" di Cristina Riso

Antologia ru cimiteru i’ Cundera (le foto) di Romina Arena

novembre 2, 2013   Commenti disabilitati su Dormono sulla collina – il dossier

Antologia ru cimiteru ‘i Cundera (le foto)

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ottobre 28, 2013   Commenti disabilitati su Antologia ru cimiteru ‘i Cundera (le foto)

Sui sentieri della Memoria

agosto 28, 2013   Commenti disabilitati su Sui sentieri della Memoria