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“Partirono un pomeriggio di fine agosto”

"…Partirono un pomeriggio della fine d’agosto. All’ora convenuta, dei razzi tirati in aria diedero il segnale della partenza; e i pellegrini si radunavano sulla strada maestra. C’erano i giovani coi vestiti di festa, alcuni armati di fucile, altri con chitarre e mandolini, i quali portavano nella comitiva una nota più schietta di vivacità e d’allegria; di solito erano sempre numerosi nei pellegrinaggi, perché era l’unica occasione, oltre le processioni, in cui gli uomini si ritrovavano insieme con le donne, e una delle rare occasioni per potersi divertire. Alcuni avevano un’aria fiera e raggiante, come se partissero per un’impresa rischiosa, di dove tornerebbero portando le spoglie dei vinti per offrirle alle belle lasciate nel villaggio… C’erano i vecchi che forse andavano per l’ultima volta a sciogliere l’ultimo voto; persone vigorose, o sofferenti sul dorso degli asini. Avevano tutti il viso illuminato da una letizia insolita; un sentimento comune, che in alcuni si manifestava in forme chiassose, in altri rimaneva chiuso in un contegno severo, li univa tutti in quel momento; quella piccola folla aveva l’aspetto di tutte le moltitudini che, lasciati i pensieri d’ogni giorno, dimenticati l’odio e l’amore, liberatesi da tutto ciò che incatena alla vita, si lasciano possedere da una sola idea e sono in uno stato di esaltazione che le rende capaci di prorompere in eccessi di ogni sorta. Tutta la gente delle baracche e anche molti del paese alto erano accorsi per vedere i parenti. … Prima che la comitiva si muovesse, furono esplosi alcuni petardi fra grida di gioia; poi tutti s’avviarono cantando. Vicino Anoia Superiore incontrarono una comitiva di Giffonesi; fra le due comitive si scambiarono saluti e voci, e i conoscenti si strinsero cordialmente la mano. A Cinquefrondi c’erano i Galatresi: polverosi, sudati, avevano fatto una breve sosta; d’un tratto furono tutti in piedi e si misero in cammino. Il sole ancora alto batteva sulla strada bianca e polverosa; ai lati della strada gli uliveti si stendevano a perdita d’occhio, immobili nella caldura; e le cicale cantavano, cantavano con una specie di frenesia. I pellegrini camminavano nel riverbero accecante, tra la polvere, incuranti della fatica; e cantavano. Quando le donne cessavano di cantare, incominciavano gli uomini, intonando canzoni vivaci e gioconde e accompagnandosi con le chitarre e i mandolini; qualcuno faceva anche gli sgambetti nella polvere. I canti delle donne erano lenti e monotoni, simile a nenie: erano per lo più canti in lode della Madonna. A tratti, i canti languivano nelle gole secche, s’interrompevano; allora per qualche momento non si udiva altro che il calpestio delle cavalcature, il rumore dei passi, lo sbattere delle gonnelle e qualche richiamo gittato da un capo all’altro della comitiva. Poi cominciavano i discorsi: quelli ch’erano già stati altre volte al Santuario raccontavano meraviglie della Madonna; e tutti li ascoltavano con un rispetto quasi religioso. Altri raccontavano casi straordinari, vicende torbide, in cui si trovavano mescolate la superstizione, l’ignoranza e la crudeltà, fermenti delle nature primitive. … Alcuni andavano al Santuario a sciogliere un voto fatto durante una grave malattia, o in altro frangente doloroso … portavano tutti nel cuore un voto per sé o per una persona lontana, una speranza, un desiderio ardente di vedere ascoltati i propri lamenti e esaudite le proprie preghiere. Si sentivano tutti uguali: buoni e cattivi, peccatori e innocenti …"