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Tu devi uccidere – la scheda

"Il 17 aprile 1955 una vampata d’orrore salì dalla Calabria. A Presinaci, piccola frazione del comune di Rombiolo, nel cuore di una delle più desolate contrade della provincia di Catanzaro, un contadino di 34 anni aveva assassinato cinque persone e tentato di ucciderne altre; compiuta la strage, batteva ora le aspre balze del Poro a caccia di altre vittime. Serafino Castagna – era questo il suo nome – non aveva aperto il fuoco all’aimprovviso sulla folla, in una di quelle subitanee esplosioni d’odio per il resto dell’umanità. Al contrario. I suoi delitti erano stati compiuti freddamente, secondo un piano preordinato, quasi che obbedissero a una loro imperscrutabile logica. (…) Una belva, il mostro di Presinaci, dunque, come sveltamente lo definirono i giornali. La molla tuttavia esisteva. Gli stessi giudici che comminarono a Serafino Castagna tre ergastoli e più di un secolo di reclusione dovettere tenerne conto. Nell’aula della Corte d’Assise comparvero, nell’estate del 1957, altre sessantaquattro persone. Tutte, come il "mostro", facevano parte di una cosiddetta "onorata società" (…). A questa mafia, ai suoi rituali foschi e ingenui, alle sue regole obbedienti a necessità proprie del mondo agro-pastorale, alla sua morale così al di fuori del costume della moderna civiltà industriale, alle sue leggi spietate, Serafino Castagna ha dedicato le sue memorie, scritte in cella con grossa grafia da zappaterra e con toccante sincerità"*.

* Dall’introduzione di Antonio Perria