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“Il Contagio”, per capire il virus della ‘ndrangheta

REGGIO CALABRIA – Un’inchiesta complessa e articolata che ha permesso di ratificare una consapevolezza che strisciava da anni nelle riflessioni degli addetti ai lavori: la ‘ndrangheta è una. Con le indagini del procedimento "Crimine-Infinito" i magistrati di Reggio Calabria e i colleghi di Milano hanno ratificato un passaggio fondamentale nella storia della lotta alla ‘ndrangheta, segnando una svolta tanto nella conoscenza dell’organizzazione criminale calabrese quanto nell’analisi della sua evoluzione storica e organizzativa. Accantonata la convinzione, per la verità assai dura a morire, che si trattasse di un fenomeno frammentato e arcaico, la ‘ndrangheta si è rivelata invece una delle organizzazioni criminali più organizzate e strutturate d’Europa, nonché la più pericolosa fra di esse. Dai sequestri degli anni Settanta ed Ottanta la ”ndrangheta si è lanciata nel mondo trasformandosi in una struttura tentacolare che ha azzardato con successo la scalata al cielo criminale, insinuandosi dove sarebbe stato impensabile sia perché il fenomeno veniva considerato una pura espressione "folkloristica" meridionale, sia per più spicce motivazioni geografiche. Eppure si è scoperto che per quanto il cuore e la mente siano rimasti nei più rocciosi e duri paesi calabresi, le braccia, le gambe e la pancia della ‘ndrangheta si sono spostati al nord, nella culla dell’economia, nel ventre prosperoso e ricco del Paese. Con la sua mole di intercettazioni e filmati Crimine ha sbattuto in faccia al mondo anche una seconda verità difficilmente digeribile e, infatti, ancora non del tutto digerita (anch’essa serpeggiante da tempo nel sottobosco dell’analisi fenomenologica della ‘ndrangheta): non si tratta più di un fenomeno esclusivamente calabrese. La ‘ndrangheta è viva a San Luca tanto quanto lo è a Milano, a Torino. Una SpA che mischia la tradizione più coriacea dei simboli e della ritualità dialettica alla rampante ascesa economica e politica. "Il Contagio" (Laterza, Roma-Bari 2012), saggio curato dal giornalista Gaetano Savattieri e proposto con la forma di intervista doppia all’attuale Procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e al Procuratore aggiunto presso la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria Michele Prestipino (nella foto, Prestipino e Pignatone) offre una panoramica profonda e allo stesso tempo semplificativa del lavoro necessario ad approdare alle rivelazioni di Crimine. Ma "Il Contagio" non è soltanto un importante compendio per la comprensione dei fatti. È soprattutto un interessante strumento per la comprensione del metodo. Pignatone e Prestipino appartengono alla generazione che si è fatta le ossa in Sicilia nell’escalation che va dalla scoperta dell’unitarietà di Cosa Nostra alle stragi di Capaci e Via d’Amelio, fino alla cattura di Totò Riina e Bernardo Provenzano. A Reggio Calabria hanno portato quell’esperienza, ma soprattutto hanno portato un approccio diverso alla metodologia investigativa. In Calabria la chiave di interpretazione delle vicende di ‘ndrangheta era quella della contrapposizione tra i due grandi schieramenti della guerra di mafia del 1986-1991 ed ogni singola cosca veniva vista ed investigata come una realtà a sé stante, distinta dalle altre. Rompere gli schemi con questo approccio ha significato creare una rete connettiva fondata sul dialogo tra tutte le forze di polizia e sul confronto costante tra le indagini della Direzione distrettuale antimafia reggina e quelle di altre città, soprattutto di Milano, così da avere a disposizione una mole enorme di dati da intrecciare per una lettura complessiva. Questo metodo di indagine e questo criterio di valutazione hanno permesso di trovare e comprendere le prove dell’unitarietà della ‘ndrangheta non soltanto nelle dimostrazioni esogene (il summit di Polsi o la riunione dei capi locale della Lombardia nel salone di Paderno Dugnano), ma soprattutto nel lavorio endogeno al sistema, nelle parole intercettate dei boss, nel costante riferimento ad una comune appartenenza "criminale" ("siamo tutti nella ‘ndrangheta"). Utile, chiaro e importante, Il Contagio si attesta nel solco di quel gruppo di libri necessari per capire quanta più strada di quella immaginata abbia percorso la ‘ndrangheta in Italia e nel mondo. Il vantaggio che concede, rispetto agli altri, è però duplice: offre senza orpelli dialettici una visione chiara ed esaustiva e, ancora più importante, lo fa dando la parola ai due magistrati che di Crimine hanno costituito l’anima e che nel libro forniscono una lettura supplementare dell’inchiesta, arricchita di retroscena e rivelazioni inedite.