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“In Assise la prima pentita cosentina”

COSENZA – Una "pentita". Per la prima volta nel panorama criminale cittadino compare nella veste di collaboratore di giustizia una donna. Si chiama Annatonia Bevilacqua, 45 anni, e vive sottoprotezione da qualche mese. La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro la ritiene «pienamente affidabile». La Bevilacqua ha sul groppone una condanna passata in giudicato per traffico di sostanze stupefacenti inflittale dalla magistratura leccese. I giudici pugliesi la ritennero coinvolta nell’associazione capeggiata dal fratello, Francesco, 42 anni, inteso come "Franco I Mafarda", per alcuni anni incontrastato boss della criminalità nomade. Il quarantaduenne, tra l’altro, era a capo di una delle fazioni della Sacra corona Unita attive in provincia di Lecce. Bevilacqua collabora con la procura antimafia del capoluogo di regione dal gennaio del 2001 e risulta imputato davanti al tribunale cittadino per associazione per delinquere finalizzata alle rapine. Secondo il pm Antonio Criscuolo Gaito avrebbe infatti diretto un sodalizio delinquenziale specializzato nell’assalto ai furgoni blindati portavalori. La sorella, Annatonia, conosce molti "segreti" della malavita per aver condiviso insieme con il germano molte imprese criminali. La donna sarebbe già stata a lungo interrogata dal pm antimafia Eugenio Facciolla e dagli investigatori della Dia, diretti dal colonnello Luigi Marra. Le confessioni rese agli inquirenti le hanno consentito di accedere allo speciale programma di benefici e protezione accordato ai pentiti. Annatonia Bevilacqua esordirà per la prima volta nella sua nuova veste di "collaboratrice" nel maxiprocesso "Luce", dove è stata chiamata a deporre dalla pubblica accusa. Parlerà dei rapporti intessuti con alcuni esponenti delle forze dell’ordine. Naturalmente non sarà fisicamente presente in aula ma collegata in videoconferenza da una località segreta. La pentita – secondo le indiscrezioni filtrate nelle ultime settimane – nel recente passato sarebbe stata destinataria di gravi minacce. A novembre è scomparso nel nulla un suo parente indiretto, Sestino Bevilacqua, lavoratore socialmente utile dipendente di una cooperativa sociale. L’uomo, poche settimane prima di sparire, era stato sottoposto a un confronto all’americana proprio con "Franco i Mafarda". Annatonia, nel periodo antecedente alla collaborazione, è stata reclusa in varie carceri femminili della Penisola. L’ultimo domicilio detentivo conosciuto è stato un penitenziario romano. Le dichiarazioni dell’ex malavitosa potrebbero determinare un vero e proprio terremoto negli ambienti della criminalità nomade. Ambienti in cui, per molteplici ragioni, le forze dell’ordine hanno sempre avuto difficoltà a penetrare. La pentita e il fratello potrebbero aver fornito una sorta di "mappa" del mondo delinquenziale degli "zingari". Sulle inchieste avviate a seguito delle loro confessioni, tuttavia, vige un riserbo impenetrabile.