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“Calate a Polsi”

Cosa significano Polsi e le celebrazioni in onore della Madonna della Montagna per le cosche di ‘ndrangheta? Come può un’organizzazione criminale così potente, dal respiro internazionale, con un volume d’affari annuo di quasi 40 miliardi di euro, prestare attenzione ancora a cerimonie di affiliazione e santini bruciati? E’ bene partire da un presupposto: le ‘ndrine vivono grazie a riti piuttosto antichi, si rafforzano grazie a usanze, talvolta ancestrali. La ‘ndrangheta ruba riti e credenze. E questo le serve per accreditarsi nei confronti dei più giovani soprattutto, al fine di creare un’immagine affascinante di sé. Una spiegazione assai pregnante è data, in un’informativa di qualche anno fa, dal Raggruppamento Operativo Speciale dell’Arma dei Carabinieri: "Il rito e il suo linguaggio permettono la condivisione di potere, attribuiscono il senso di sicurezza e di protezione e rappresentano, in un contesto di degrado culturale ed economico, la rivalsa dall’umile condizione e l’emancipazione della società criminale calabrese".

Il luogo che più di ogni cosa racchiude l’anima moderna e quella arcaica della ‘ndrangheta è Polsi, nel cuore dell’Aspromonte. Per le cosche Polsi, nei primi giorni di settembre, è molto più di un semplice punto di ritrovo. E’ un luogo in cui ci si reca, con una strana forma di pellegrinaggio, per affidarsi alla Madonna della Montagna, ma anche per discutere di affari, di denaro, delle nuove cariche in seno all’organizzazione e per svolgere cerimonie di affiliazione nelle quiete dei boschi aspromontani. Si entra nell’Onorata Società venendo punti sul dito. E’ così che si diventa "punciuti", è così che si diventa "fratelli di sangue". Bruciano i santini di San Michele Arcangelo, il Santo patrono della ‘ndrangheta e, ironia della sorte, della Polizia di Stato. Sono bagnati da una goccia di sangue del nuovo affiliato: "Come il fuoco brucia questa immagine, così brucerete voi se vi macchiate d’infamità" dice, con tono minaccioso, il capobastone. E negli anni i personaggi da invocare cambiano: ai cavalieri spagnoli Osso, Mastrosso e Carcagnosso, che leggenda vuole abbiano "fondato" le organizzazioni criminali in Italia, si sostituiscono, con l’evoluzione della ‘ndrangheta, la "Santa", i massoni Garibaldi, Mazzini e La Marmora. E, sullo sfondo, restano sempre più che latenti figure religiose: l’Arcangelo Gabriele, per esempio, è, nella simbologia delle ‘ndrine, l’Angelo Giustiziere, ogni "locale" lo ha per simbolo.

Nicola Gratteri, Procuratore Aggiunto di Reggio Calabria, è forse il magistrato che più di tutti conosce la struttura delle cosche. Nel decreto di fermo dell’operazione "Il Crimine", che, nel luglio 2010 sull’asse Milano-Reggio Calabria, porta all’arresto di decine di accoscati, Gratteri definisce così i giorni di settembre, a Polsi: "Uno dei momenti più rilevanti per tale associazione, che sancisce l’investitura delle cariche apicali, definendo la composizione organica del vertice della ‘ndrangheta, indicato alternativamente con l’espressione Provincia o Crimine". Polsi è un luogo di riunioni segrete che, allo stesso tempo, sanciscono l’ufficialità delle scelte "decise nei giorni precedenti, il 19 agosto, ma formalizzate soltanto a Polsi con effetti dal mezzogiorno del 2 settembre ("le cariche il giorno dopo quella volta alla Madonna giorno 2 a mezzogiorno è entrata")". Accade proprio questo all’ottantenne Domenico Oppedisano, personaggio di Rosarno, pressoché sconosciuto alle cronache giudiziarie: elevato al grado di "Crimine" poco dopo la metà di agosto del 2009, si insedierà ufficialmente, alla presenza di altri affiliati della provincia reggina, solo due settimane dopo, a Polsi. Nelle carte processuali, negli interrogatori degli indagati, viene sottolineata "l’inderogabile esigenza del rispetto della tradizione in ordine al luogo dell’assemblea annuale, luogo che doveva continuare ad essere scelto nella zona del Santuario di Polsi". Ma, come detto, Polsi è anche un luogo in cui si fa il proprio ingresso all’interno della ‘ndrangheta: tutto dipende da San Luca. L’importante riferimento a San Luca deve spiegarsi con il fatto che la ‘ndrangheta ha il suo luogo principale proprio nel borgo aspromontano della Locride, il santuario-monastero della Madonna della Montagna ricade proprio nel comune di San Luca.
Insomma, Polsi è un luogo cruciale per le attività delle cosche di ‘ndrangheta: è in quell’occasione che vengono convocati dal capo società i vari capilocale "per stabilire influenze, ristabilire controlli territoriali, concordare nuove strategie, consolidare vecchie alleanze fra locali o famiglie, ma anche per appianare contrasti. E nelle riunioni che si tengono in occasione della festa della Madonna della montagna non può partecipare gente qualunque: ogni locale, infatti, manda a Polsi un proprio rappresentante che normalmente è il capolocale" come si legge nella sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria, riguardante il processo "Primavera". Del resto la ‘ndrangheta, in passato, ma anche nel presente, ama rispettare le tradizioni, lo abbiamo detto. Un ulteriore esempio lo si può cogliere da ciò che gli investigatori trovano nelle tasche di una delle cinque giovani vittime della strage di Duisburg, del Ferragosto 2007: nei pantaloni di Tommaso Venturi, che aveva compiuto quella sera diciotto anni, la polizia troverà un santino bruciacchiato. Forse, oltre alla maggiore età, Venturi stava festeggiando anche l’ingresso nell’Onorata Società.

La ‘ndrangheta ama le tradizioni, ma ama anche le grandi riunioni. Una prerogativa che la avvicina, almeno all’apparenza, non alla holding economico-criminale che è, ma a una vera e propria tribù. E l’Aspromonte è, da sempre, un terreno assai congeniale per chi vuole nascondersi: è capitato nella stagione dei sequestri di persona, è capitato, forse, anche per le brutte storie dei rifiuti radioattivi. Capita il 26 ottobre del 1969, una domenica. Serro Juncari, frazione di Montalto, nel cuore dell’Aspromonte: ci sono circa centocinquanta uomini, tra cui Peppe Zappia, ‘Ntoni Macrì, Mico Tripodo, il gotha della ‘ndrangheta. Una riunione delle ‘ndrine, quella che passerà alla storia come il "summit di Montalto". Quella mattina, però, qualcosa cambia: sono solo ventiquattro i membri delle forze dell’ordine che avanzano nel silenzio, osservano ogni movimento di quegli uomini intenti a trovare un accordo. La ‘ndrangheta prova a organizzarsi proprio mentre un manipolo di uomini, comandati dal commissario Alberto Sabatino la scopre. Sì, quella mattina Alberto Sabatino "scopre" la ‘ndrangheta. Oltre quarant’anni sono passati dal blitz di Montalto. Ma le usanze, tanto della ‘ndrangheta, quanto delle forze dell’ordine, sembrano essere le stesse. Le cosche scelgono ancora luoghi ameni, isolati, spesso in concomitanza di appassionate e partecipate feste religiose, gli investigatori stanno lì, mimetizzati, osservano, tanto a Montalto, nel 1969, quanto a Polsi, nel 2009. Ogni anno si ritrovano lì, salgono per una via sterrata, parcheggiano i Suv, i 4×4 e si confondono tra la folla, si cercano si guardano, sanno che, al momento giusto si troveranno. E’ quasi un gioco, Polsi serve anche a questo: si prendono decisioni, ma, soprattutto, si alimenta la passione delle giovani leve, la ‘ndrangheta è una malattia, va fatta crescere, altrimenti svanisce. E anche le cosche hanno bisogno delle nuove leve, del ricambio generazionale.

Poi ci sono gli omicidi, le sanguinose faide (di San Luca, di Seminara, dei "viperari", per citarne alcune), i grandi traffici, di droga, di armi, di esplosivi, di rifiuti, ci sono i grandi appalti, nell’edilizia, nelle grandi opere, nella sanità. C’è la ‘ndrangheta imprenditoriale, quella che dà del tu al politico, al banchiere e al manager. Ma l’impressione è che tutte queste cose si poggino sulle usanze, arcaiche e, per certi versi, comiche, delle ‘ndrine: le fondamenta, solidissime, sono le formule d’iniziazione, i santini bruciati durante i riti di affiliazione, il sangue che sgorga dalle dita. "Calate a Polsi" dice un affiliato in una conversazione telefonica intercettata. Alla base di tutto ci sono eventi come quello che ogni anno si tiene in occasione della festa della Madonna della montagna. Sì, senza Polsi, senza tutto quello che gira attorno a Polsi e che, almeno concettualmente con essa ha a che fare, sicuramente la ‘ndrangheta sarebbe meno "affascinante". E così, forse, anche meno potente.