Andrea Bonforte, 15 anni, morto in guerra a Reggio Calabria
Morire a quindici anni, in guerra. Quella della ‘ndrangheta. Andrea Bonforte è stato ucciso il 2 gennaio del 1990 durante un agguato a Reggio Calabria. Era insieme al padre Giuseppe (50 anni) e al fratello Domenico (17 anni) nel forno di famiglia, nella frazione marina di Catona.
Al lavoro dall’alba, poi l’apertura del panificio e i colpi mortali. Hanno sparato in tre, appostati dietro un muretto. Un mitra, un fucile calibro 12 e una pistola calibro 7,65. Poi la fuga precipitosa, lasciandosi alle spalle le armi lunghe, con la solita matricola abrasa.
Andrea resta a terra, gli altri due sono feriti in modo grave – Giuseppe Bonforte morirà il successivo 23 gennaio, ricoverato agli Ospedali Riuniti del capoluogo dello Stretto – e poco più in là il fratello Giovanni, il vero obiettivo del commando. Giovanni Bonforte non ha nemmeno 22 anni, ma è già il killer della famigerata cosca Imerti, capeggiata da Nino Imerti detto "nano feroce". Aveva appena parcheggiato l’auto. Neanche un colpo l’ha sfiorato. Era lui che doveva morire, e per ucciderlo nessuno scrupolo.
Andrea è il primo morto del nuovo decennio. Una guerra sanguinosa che i cartelli ‘ndranghetisti degli Imerti-Serraino-Condello dei De Stefano-Libri-Tegano combattono dall’85. Una guerra per la supremazia criminale con un migliaio scarso di caduti durata fino al ’91. Nell’88 i morti erano stati 44, nell’89 invece 55. L’ultimo quello di Alberto Cafarelli, il 20 dicembre a Villa San Giovanni. Nella logica del colpo su colpo, l’agguato di Catona è l’anello successivo di quella catena di sangue.
Andrea respirava aria di ‘ndrangheta. Il fratello Giovanni era all’epoca imputato con altri 24. Arrestato nel marzo dell’89 e poi scarcerato per insufficienza di prove, finirà di nuovo dentro il 4 dicembre del ’90, insieme a 31 affiliati di tutte le cosche reggine. Si tratta dell’operazione Santa Barbara, che porterà alla sbarra i big della ‘ndrangheta dello Stretto e farà luce sugli omicidi del secondo grande conflitto. Giovanni è accusato di associazione mafiosa e di detenzione di armi da guerra. Con lui finisce in carcere il fratello Domenico, 18 anni. Una vita criminale che proseguirà. Andrea respirava aria di ‘ndrangheta. Stava sul piano inclinato che lo avrebbe spinto verso la vita da cosca. Ma è morto a 15 anni, e non ha avuto la possibilità di scegliere.






