La potenza dell’impresa mafiosa, tra gestione diretta ed estorsioni
Reggio Calabria – I numeri, come al solito, sono spietati. "Secondo l’Eurispes nel 2007 il volume d’affari della ‘ndrangheta era pari a 44 miliardi di euro mentre il Pil della Calabria era 9 miliardi di euro". Il colonnello Alberto Reda si trova a suo agio con cifre e statistiche. Anche quando svelano fenomeni strani, come quelli in cui è incappato da quando è comandante provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria: "La Calabria è al primo posto per la differenza tra i redditi ufficiali e la spesa sostenuta dai cittadini: la spesa supera dell’80% i redditi dichiarati". Accogliendo l’invito di "Reggionontace", il colonnello Reda ha incontrato i cittadini di Reggio Calabria il 4 marzo 2010 presso l’auditorium San Paolo, con il compito di illustrare le caratteristiche dell’impresa mafiosa in una provincia che vanta circa 75 famiglie ‘ndranghetiste sulle 130 presenti in Calabria.
Imprese mafiose. "La ‘ndrangheta può insinuarsi nell’economia imprenditoriale in tre modi. La prima è la gestione diretta. La Guardia di Finanza ha sequestrato circa un migliaio di aziende per un valore economico che va oltre il miliardo di euro. Intimidazione, violenza, ricatto sono le modalità con cui l’impresa mafiosa opera normalmente, mentre sono vari i campi d’azione: grande distribuzione, edilizia, gioco e scommesse, ma anche la contraffazione. A Reggio Calabria abbiamo sequestrato un camion di scarpe cinesi con un contenuto di cromo esavalente, sostanza cancerogena pari a 100 in più al livello consentito. In questi casi, gli interessi della criminalità italiana si fondono con quella straniera e in particolare quella cinese".
Imprese a partecipazione mafiosa. "La seconda modalità d’azione è la gestione indiretta attraverso l’uso di prestanome collegati alle imprese definite ‘a partecipazione mafiosa’. Questo passaggio avviene solitamente quando le aziende "pulite" entrano nel giro dell’usura o sono sottoposte al racket. Su questo fronte, però, ci sono segnali importanti. Nel dicembre 2008 un imprenditore dell’area sud della provincia reggina ha avuto la forza e il coraggio di denunciare il suo estorsore e le attività svolte hanno portato all’individuazione di due soggetti appartenenti alla criminalità organizzata".
Le cosche e i fondi pubblici. "Infine, l’impresa mafiosa agisce in ambito economico diventando contraente pubblico, utilizzando la violenza e le frodi per controllare appalti pubblici o finanziamenti (agricoltura, sviluppo nazionali o comunitari). Su questo fronte la Guardia di Finanza ha lavorato per verificare la possibilità che soggetti condannati per gravi reati avessero beneficiato direttamente di finanziamenti pubblici. Abbiamo cosi segnalato 113 milioni di euro concessi a 217 soggetti condannati per reati gravissimi di cui alcuni di stampo mafioso. Non solo. In questo sistema abbiamo riscontrato la presenza di professionisti compiacenti che si sono prestati allo scopo di far pervenire finanziamenti non dovuti o di far acquisire appalti in maniera non corretta".
I conti che non tornano. "Siamo un paese in cui, secondo la dichiarazione dei redditi del 2007, dei 41 milioni d contribuenti solo 0,18 cioè 75.000 hanno dichiarato più di 200.000 di redditi mentre ogni anno si acquistano 300.000 vetture suv o d lusso. Anche i dati sull’universo imprenditoriale presentano un’anomalia: in Italia ci sono 6 milioni di partite Iva mentre in Germania e Francia ce ne sono la metà. Se vogliamo crescere come società dobbiamo renderci conto che questi atteggiamenti vanno combattuti perché parliamo di risorse e di sprechi, ma dobbiamo anche giovarci di risorse adeguate, per poter potenziare l’azione delle forze di polizia".






