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Gli ivoriani puniti per avere detto no al pizzo

Non un atto di discriminazione razziale ma un messaggio chiaro all’intera comunità straniera su quali fossero le "leggi" da rispettare. È questo il significato che gli inquirenti hanno attribuito alla pioggia di proiettili riversata una settimana fa su alcuni africani a Rosarno. La mano da cui quei colpi sarebbero partiti è stata riconosciuta in tempo record in quella di Andrea Fortugno, 24 anni, già noto alle forze dell’ordine per reati inerenti gli stupefacenti, arrestato ieri mattina davanti la propria abitazione in via Tintoretto a Rosarno.
L’ordinanza di custodia cautelare, richiesta lo scorso sabato e firmata giovedì dal gip Domenico Santoro, contempla, oltre al quadruplice tentato omicidio anche il reato di rapina aggravata e mette insieme due diversi filoni di indagine, condotti uno dai carabinieri di Gioia Tauro coordinati dal capitano Ivan Borracchia, e uno dal Commissariato di Ps di Gioia diretto dal commissario capo Fabio Amore e dal vicequestore Angela Costanzo e affiancato dalla sezione criminalità organizzata della Squadra mobile, diretta dal vicequestore Renato Cortese affiancato dai vice Renato Panvino e Francesco Stampacchia.
«La sinergia tra le varie forze dell’ordine e la possibilità di vedere intersecati questi due filoni d’indagine, una tentata estorsione e un’ipotesi di rapina aggravata da un lato e una tentata estorsione e il quadruplice tentato omicidio dall’altro – ha spiegato il sostituto procuratore Stefano Musolino durante la conferenza stampa di ieri pomeriggio -, ci ha spinto subito a escludere una prova causale di tipo razziale».
Nonostante il gip Santoro non abbia ammesso nell’ordinanza di custodia cautelare le due estorsioni per assenza di gravi indizi di colpevolezza, la ricostruzione offerta dagli inquirenti tende a mettere in luce una situazione generale d’intimidazione alla quale probabilmente la comunità africana si sarebbe ribellata causando la spedizione punitiva di due venerdì fa. La sparatoria sarebbe stata dunque l’ultima di una serie d’intimidazioni perpetrate dal giovane Fortugno, assieme a un complice ancora non identificato, per piegare il gruppo straniero alle leggi del "pizzo".
Tutti concordi in conferenza stampa, a cui ha partecipato anche il ten. Gianluca Ceccagnoli, a sottolineare la grande collaborazione offerta dalle vittime della sparatoria e dai membri della comunità che hanno assistito all’aggressione. «La comunità nigeriana di Rosarno ci ha offerto in questa situazione un insegnamento relativo ai valori della dignità umana – ha rimarcato il dott. Musolino -. Sin da subito ci siamo resi conto di poter lavorare con una prova dichiarativa raccolta con estrema facilità».
La reazione degli oltre 700 immigrati di colore, che vivono e lavorano come braccianti agricoli a Rosarno, non si è concretizzata solo in una manifestazione di piazza ma anche nel concedere agli inquirenti una quantità notevole di informazioni.
«Proprio grazie alle descrizioni raccolte – ha aggiunto il capitano Borracchia -, è stato possibile ricostruire con un certa velocità la dinamica dell’aggressione e individuare la presenza di due persone sull’utilitaria di colore chiaro che, venerdì 12 dicembre, fece incursione nel ghetto della comunità straniera per sparare alcuni colpi di pistola nel mucchio».
La possibilità di dare una risposta efficace a un fatto di straordinaria gravità che aveva sollevato una protesta della comunità africana «è anche dovuta – ha precisato telefonicamente il vicequestore Renato Panvino – alla capacità delle forze impegnate sul campo di riuscire a investigare in condizioni difficili e di porsi come interlocutori di fiducia nei confronti dei tanti stranieri».
Sulla probabile implicazione nella vicenda dalla famiglia Pesce non si sono sbilanciati né il commissario capo Amore né il capitano Ivan Boracchia. In passato Andrea Fortugno ha gravitato nell’area d’influenza della potente famiglia rosarnese. Nel dicembre 2006 era stato arrestato assieme al ventiduenne Francesco Pesce e condannato in primo grado con rito abbreviato per detenzione e spaccio di droga. Fino a ieri aveva solo l’obbligo di firma presso i carabinieri della stazione di Rosarno.