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E prima della rivolta tutto pronto per la coppa d’Africa

07/01/2010
15.47

Piana di Gioia Tauro, 2 mila kit igienici distribuiti da Msf nelle bidonville
Il commissario di Rosarno, Domenico Bagnato: “Entro un mese sette container-bagno con servizi e doccia”. Per acquistarli sono stati spesi in extremis i 200 mila euro stanziati un anno fa dal ministro dell’Interno Maroni

ROSARNO (Rc) – Novantanove centesimi per un chilogrammo di clementine calabresi. Sui banconi della frutta nei negozi delle città italiane i cartelli richiamano all’acquisto dei famosi agrumi profumati e senza semi. Uno dei luoghi classici di produzione è la Piana di Gioia Tauro, teatro ormai da alcuni anni, del più grave fenomeno di sfruttamento della manodopera agricola immigrata nel meridione italiano. Una situazione allarmante per le condizioni di vita dei braccianti africani, senza documenti e senza diritti. Circa duemila persone provenienti da tutta l’Africa Subsahariana, dal Mali alla Costa d’Avorio al Ghana al Burkina Faso e anche alcuni maghrebini, dormono in vecchie fabbriche abbandonate, casolari senza tetto e perfino all’interno dei silos del vecchio oleificio “Opera Sila”, ex Arrssa di Gioia Tauro. Hanno tutti tra i venti e i trent’anni di età e sono pagati circa 25 euro al giorno per lavorare nelle campagne dall’alba al tramonto. Rimangono sul territorio da ottobre a marzo per la stagione delle clementine, ma quest’inverno, a causa della crisi, anche il lavoro nei campi scarseggia.

Medici Senza Frontiere segue da vicino la situazione con una clinica mobile allestita da una squadra di operatori umanitari: un medico, un mediatore culturale, un logista e un coordinatore. A ridosso del Natale, sono stati distribuiti da Msf circa 2 mila kit di materiali igienico-sanitari nei siti ormai noti di raccolta degli immigrati: l’ex stabilimento di trasformazione del succo d’arancia “La Rognetta” a Rosarno, l’oleificio dismesso Arrssa a Gioia Tauro e i casolari nella campagne di Rizziconi, chiamati “Collina e Collina2”. Ogni kit comprendeva una coperta, un secchio, una tanica, un sapone e alcuni preservativi. Sono stati circa una ventina i volontari di Msf impegnati nella distribuzione e coadiuvati da altre onlus locali, come l’Osservatorio Migranti Africalabria, gli scout di Rosarno e l’associazione “Il mio amico Jonathan” di Gioia Tauro.
Intanto, la maggior parte dei 200 mila euro stanziati l’anno scorso dal ministro dell’Interno Roberto Maroni sono stati destinati entro il termine ultimo di scadenza per il loro utilizzo (fissato al 31 dicembre 2009) per acquistare 7 moduli container con servizi igienici e doccia, collegati alla rete idrica e fognaria dei comuni di Rosarno e Gioia Tauro. “Ognuno di questi container ha al suo interno altri 7-8 servizi igienici – spiega il commissario straordinario di Rosarno, Domenico Bagnato – nel frattempo abbiamo installato bagni chimici, uno ogni 25 persone”. I container-bagno dovrebbero essere operativi, almeno uno per ogni sito, entro un mese. La mancanza di acqua corrente e di elettricità, le condizioni igieniche generali, sono il problema più grave per gli africani della Piana. I lavoratori sono costretti a lavarsi al freddo e all’aperto con taniche e bottiglie d’acqua, dietro paraventi improvvisati, fatti di lamiera o di plastica. Si prevede che l’emergenza duri fino a marzo, quando si conclude la stagione della raccolta e gli immigrati lasciano la Piana alla volta di altre campagne stagionali in Puglia o in Sicilia. Secondo le stime del commissario Bagnato ” attualmente ci sono 700 africani a Gioia Tauro, 400 a Rosarno e 500 a Rizziconi”. (rc)

07/01/2010
16.41

Piana di Gioia Tauro: tv e parabole per vedere la Coppa d’Africa nelle bidonville degli stagionali
Mobilitazione su internet dell’Osservatorio migranti “AfriCalabria” per regalare ai lavoratori stagionali le partite di calcio delle loro nazionali. Volontariato e l’azione di Msf le uniche forme di assistenza

ROSARNO (Rc) – Difronte alla totale indigenza dei duemila lavoratori agricoli africani della Piana di Gioia Tauro, le uniche forme di assistenza, oltre al presidio sanitario di Medici senza Frontiere, sono state le piccole iniziative di alcune associazioni locali di volontariato. Una goccia nel mare, rispetto alle esigenze si pura sussistenza di così tante persone. Tuttavia, si tratta dell’unico sostegno reale in una zona della Calabria a forte presenza della ‘ndrangheta e in cui i diritti umani degli immigrati impegnati nella raccolta degli agrumi sono costantemente negati. L’ultima in ordine di tempo è quella dell’Osservatorio migranti AfriCalabria, un gruppo di giovani che da anni segue le vicende dei ragazzi africani con momenti di solidarietà e di amicizia. L’Osservatorio ha lanciato una mobilitazione attraverso il gruppo su Facebook “Gli Africani salveranno Rosarno”, dal titolo di un volume curato da Antonello Mangano sulla rivolta del dicembre 2008 dei lavoratori stagionali stranieri contro la ‘ndrangheta.

Obiettivo dell’appello è riuscire a trasmettere la Coppa d’Africa di calcio anche alla Rognetta, alla Collina e all’Arrssa, i ricoveri di fortuna in cui gli africani alloggiano senza corrente elettrica. “I ragazzi vanno letteralmente matti per il calcio e tra qualche giorno inizia la Coppa d’Africa – scrive Giuseppe Pugliese, volontario dell’Osservatorio – vedere la partite sarebbe per loro una gioia immensa e allora abbiamo pensato ad un bel regalo: dar loro la possibilità di guardare le partite in tv”. Per raggiungere questo scopo, sono state già raccolte alcune piccole somme grazie a dei benefattori. Quello che serve sono sei generatori di corrente elettrica, alcuni televisori, parabole e ricevitori satellitari. Un appello alla generosità del territorio in vista di Angola – Mali che il 10 gennaio alle 20.00 darà il via al torneo. “Uno degli ultimi casolari diroccati occupato è chiamato dai ragazzi ‘al ponte dei vetrini’ – racconta Pugliese – perché si trova sotto il ponte dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria. Gli hanno dato questo nome per il plexiglas delle barriere. Nel casolare vivono 40 senegalesi e burkinabè che parlano con accento bergamasco e trevigiano. Erano integrati al nord ma hanno perso il lavoro e sono arrivati a Rosarno”.

Regalare ai ragazzi africani della Piana qualche momento di serenità è quello che ha cercato di fare anche l’associazione Mammalucco Onlus di Taurianova, che ha consegnato tre jambee. I volontari hanno anche distribuito a fine dicembre 900 zuppe calde e bottiglie d’acqua ai lavoratori stranieri che vivono nell’ex oleificio abbandonato “Opera Sila”, dove alcuni giovani sono costretti a dormire nei silos dell’olio, unico rifugio per la notte. I pasti sono stati forniti grazia anche alla diocesi e Caritas diocesana di Oppido mamertina e Palmi. Una raccolta di generi di prima necessità è stata organizzata per sabato 9 gennaio dalla protezione civile del comune di San Ferdinando, con l’associazione “San Ferdinando in movimento”. Servono scarpe pesanti e stivali da lavoro, cerate, giubotti, vestiario invernale e intimo, coperte, materassi, reti, sacchi a pelo, torce. L’appuntamento per la raccolta è sulla piazza del paese per tutta la giornata di sabato. (rc)