Rosarno, dopo l’incendio dell’ex cartiera più disumana la condizione degli immigrati
ROSARNO (RC) – Continuano a vivere in condizioni disumane gli africani della Piana di Gioia Tauro. Sparpagliati tra i comuni di Rosarno, San Ferdinando e Rizziconi, dormono in ricoveri di fortuna o in vecchi casolari abbandonati, con un tetto di lamiera quando va bene, un sacco o un telo di plastica in altri casi. Non hanno acqua, né corrente elettrica, né servizi igienici. Sono arrivati tutti con gli sbarchi a Lampedusa, dopo un viaggio durato spesso due o tre anni, passando dal deserto e dalle torture nelle carceri libiche. Oggi abitano in mezzo a discariche di rifiuti, la doccia è una bottiglia d’acqua dietro un paravento improvvisato. Al momento sono circa un centinaio le persone in questa situazione, ma è difficile fare stime esatte. Dopo l’incendio, avvenuto due mesi fa, del capannone industriale in disuso in cui dormiva la maggior parte di loro, chiamato ‘la fabbrica’ dagli occupanti e noto alle cronache come ‘la cartiera’, gli immigrati africani rimasti a Rosarno si sono spostati in un altro stabile abbandonato vicino all’inceneritore e nella zona industriale, dove dormono in 15 in una casetta minuscola a un piano.
Altrettanto degradanti sono la ‘Rognetta’ e la ‘Collina’, rispettivamente a San Ferdinando e a Rizziconi. Il primo è un ex stabilimento di trasformazione del succo d’arancia all’interno del nucleo urbano, mentre l’altra località indica due casolari con il tetto sfondato in mezzo a campi di ulivi. Ovunque, in questa speciale ‘mappa’ dell’inferno della Piana, si passa la notte su materassi vecchi e lerci buttati a terra, tra mosche e cumuli di spazzatura. In questi luoghi si è seduta un’umanità calpestata. Ma non piegata. "Non c’è rispetto dei diritti umani”, dice Steve, 25 anni, arrivato dal Ghana. Lui c’era quando lo scorso dicembre, gli africani della Cartiera decisero di marciare sul municipio di Rosarno. La protesta scoppiò dopo il tentato omicidio di due di loro, raggiunti da diversi colpi di arma da fuoco mentre camminavano a piedi per la strada. Per questo episodio sono stati arrestati due giovani della zona, di cui uno condannato a maggio in primo grado a 16 anni di carcere.
“Siamo andati al comune a chiedere protezione, rispetto”, dice Steve in un discreto italiano. Gli sembra giusto, naturale. Ma qui siamo nella Piana, dove dominano le ‘ndrine dei Pesce, dei Piromalli, dei Molè , dove gli agguati e gli attentati sono all’ordine del giorno, dove gli immigrati hanno dato una lezione di civiltà all’Italia. In un territorio in cui le maglie della legge sono così larghe da non riuscire a vederle, i ‘sans papiers’ arrivano ogni anno da tutt’Italia a ottobre per la raccolta degli agrumi, sfruttando la carenza di controlli. Gli africani fanno girare l’economia locale dei piccoli produttori, che li assoldano in nero, alla ‘giornata’, prelevandoli direttamente sulle strade che portano ai campi. Lavorano per circa 25 euro al giorno. A loro volta comprano da mangiare nei supermercati e nei discount di Rosarno. È evidente l’indotto che ruota attorno a questo fenomeno, tollerato dalle autorità almeno fin dal 2003, quando, sgomberati da villa Fazzari se ne andarono con le coperte davanti al municipio. All’epoca qualcuno gli suggerì di trasferirsi alla ‘Cartiera’, dove sono stati fino all’incendio della notte del 20 luglio, in cui hanno perso tutti i loro averi e alcuni sono rimasti feriti. Il fenomeno degli irregolari che arrivano nella Piana per il lavoro stagionale nei campi coinvolge di solito almeno 1500 persone. Chi è rimasto anche in estate lo ha fatto per la paura di spostarsi senza permesso di soggiorno.
Non si può prevedere cosa succederà tra poco a Rosarno, quando inizierà di nuovo la raccolta dei mandarini. Ora che anche la vecchia ‘Cartiera’ con il suo tetto d’amianto è stata chiusa dalle autorità dopo l’incendio. A maggio tre noti imprenditori della zona sono stati arrestati con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù. Intanto ghanesi, ivoriani, burkinabè e maliani aspettano. Seduti tra i detriti, davanti alle loro ‘case’ senza tetto. Davanti agli occhi di tutti, con i rosarnesi che oscillano tra l’indifferenza e la pietà. “Dovrebbero essere tutelati dalla legge”, dice una signora al supermercato più frequentato dagli africani. “Ci riguarda tutti perché può essere un problema per la salute pubblica”, continua. Ma sono in pochissimi a impegnarsi per portare aiuti. I ragazzi dell’Osservatorio migranti, la Caritas diocesana, l’associazione delle vedove. Non ci sono programmi di assistenza a lungo termine, né soluzioni in vista. Sembra proprio che senza permesso di soggiorno non si possa vivere da esseri umani. (rc)






