“Italia, basta uccidere i neri”
Non hanno accettato quanto accaduto a due di loro, gravemente feriti venerdì sera da killer rimasti ancora ignoti. Hanno pertanto deciso di uscire dall’inferno dell’ex cartiera, "un ignobile dormitorio-ghetto", in cui si trovano relegati, per gridare la loro rabbia, il loro malessere, la loro disperazione. In centinaia, tutti africani, hanno dato vita ad una dura manifestazione di protesta per le strade cittadine, sotto lo sguardo preoccupato della popolazione.
È la prima volta che la città, abituata fin dagli Anni 80, a promuovere ed ospitare epiche manifestazioni di lotta di braccianti e raccoglitrici di ulive, assiste ad un fenomeno del genere, che non ha eguali nella storia della Calabria. Centinaia di uomini di colore – una parte dei circa 5000 stagionali comunitari ed extra presenti nel territorio – senza diritti sociali, addirittura senza nome (se non quello comune a tutti di "clandestino"), hanno voluto gridare "basta" alla condizione in cui sono stati risucchiati.
Il raduno è avvenuto, a partire dalla 7 di ieri, al bivio della Madonnina, là dove la strada Jonio-Tirreno si innesta sulla 18. Traffico subito in tilt, in una zona caratterizzata dalla presenza di una scuola materna e del Liceo scientifico. I manifestanti si fanno subito sentire secondo le abitudini importate dalla terra d’origine, cantando e ballando al ritmo di improvvisati tamburi: i cassonetti della spazzatura fungono da ottima cassa di risonanza. Ma che non si tratti di una manifestazione folcloristica, lo lasciano intendere i cartelli agitati, espliciti atti d’accusa, e che penetrano nella coscienza di chi legge come una lama affilata. Uno tra gli altri recita: "Straniero non è animale. Stop killing black" (Basta agli omicidi neri). Semplici le loro richieste: «Siamo venuti qui per lavorare, non meritiamo di essere trattati come criminali. Vogliamo abitare in posti meno indecenti».
Che si tratti di una protesta molto, molto seria i cittadini lo comprendono dal consistente spiegamento di forze dell’ordine, polizia e carabinieri in assetto anti-sommossa, guidati rispettivamente dal vice questore Angela Costanzo e dal capitano Ivan Boracchia, coadiuvato dal tenente Stefano Santuccio.
Se la protesta si è potuta svolgere in maniera alquanto pacifica, lo si deve al comportamento responsabile ed all’alta professionalità dispiegata dai tutori dell’ordine, che sono riusciti a tenere sotto controllo i manifestanti, assicurando loro la libertà di esprimere la loro collera per quanto accaduto ai loro due compagni feriti dai sicari, nel rispetto comunque delle regole democratiche.
Verso le 8.30 i manifestanti decidono di indirizzarsi verso il centro cittadino. Attraverso via tenente Gangemi, giungono in piazza Valarioti, poi percorrono via Umberto, imboccano via S. Anna per ridiscendere sulla Nazionale, nella parte nord della città, nelle vicinanze dell’altro ghetto occupato da extracomunitari, quello dell’ex fabbrica Rognetta. Da qui, ritorno verso il centro, attraverso via Diaz e Crucicella. Lungo il tragitto canti e balli, ma anche il "rituale" del rovesciamento dei cassonetti incontrati. Tappa finale il Municipio, dove una delegazione di manifestanti è stata ricevuta dal prefetto Domenico Bagnato, componente della terna commissariale straordinaria. Bagnato ha bollato come «un atto di malvagità inaudita che va condannato aspramente quello compiuto ai danni dei due giovani immigrati» ed ha fornito assicurazioni circa gli interventi che il Comune intende attivare, nel segno della solidarietà umana e nel rispetto della vigente legislazione. Un intervento che, unito a quello dispiegato dagli uomini del vicequestore Costanzo e del capitano Boracchia, è servito a rasserenare gli animi dei manifestanti, che prima di mezzogiorno hanno posto fine alla protesta. Il commissario Bagnato ha potuto così raggiungere l’ospedale di Polistena, per portare la solidarietà dei rosarnesi ai due giovani extracomunitari là ricoverati, entrambi, si presume, di nazionalità ivoriana. I medici hanno confermato la gravità delle condizioni di Amoko Adjei, 21 anni, a causa dello spappolamento della milza, e per il quale la prognosi resta riservata; mentre meno grave è lo stato del ventenne Sada Ahebib.






