Laura C, da Becket al tritolo della ‘ndrangheta
Due uomini e una bacinella d’acqua, di fronte a loro si perde il mare. Siamo a Saline Joniche, in Calabria, dove la gente da troppo tempo resta immobile a guardare le atrocità che lo Stato non può o non vuole combattere, in una parola la “ndrangheta”. Il tempo si è fermato, l’aria desertica è sospesa in un’atmosfera di terrore e di speranza. I due protagonisti, Diego e Salvatore, animano questo silenzio con i propri sogni e aspettano qualcosa…
Come Wladimiro ed Estragone in Aspettando Godot di Samuel Beckett, i due fanno del palcoscenico uno spazio di azioni, dialoghi, movimenti, apparentemente fini a loro stessi perché questo qualcosa sembra non arrivare mai; in realtà dietro la storia raccontata nell’immobilità temporale si nasconde una verità sconcertante che i nostri eroi cercano di scoprire. Mentre Beckett non conosceva il suo Godot, Diego e Salvatore sanno con certezza cosa stanno aspettando ed è qui che cronaca e teatro diventa un binomio inscindibile. Ma qual è la storia realmente accaduta?
Laura C è una normalissima nave mercantile che durante la seconda guerra mondiale scompare per sempre nei fondali marini portando con sé alimenti, vestiario, armi e un quantitativo di tritolo incommensurabile destinato alle truppe nazi-fasciste che aspettavano i rifornimenti in Africa settentrionale. L’emergenza guerra ed una cattiva amministrazione degli affari della marina militare hanno occultato per sempre la scomparsa della nave e, soprattutto, ciò che essa trasportava.
Non a caso, nella piece, la Magistratura prenderà il posto del Bambino dell’Aspettando Godot per sottolineare la sua innocenza di fronte ad un sistema che permette complici, ma non intromissioni.
Proprio la Magistratura ha lasciato trapelare la notizia che tutto il tritolo trasportato dalla nostra Laura C sia stato utilizzato per atroci e noti delitti: il duplice omicidio Falcone-Borsellino, l’attentato a Roma in via Fauro e in Laterano, a Firenze in via dei Georgofili nel ’93, l’attentato al sindaco di Reggio Calabria Scoppellitti nel 2004 e il più recente attentato al giudice di Caltanissetta Ottavio Sferlazza nel 2005.
Allo stato attuale non è possibile dare certezze, o almeno questo è stato detto. La verità, in fondo, è un relitto celato negli abissi.
Il fatto di cronaca
La nave mercantile Laura C venne costruita in Italia nei cantieri navali dei fratelli Cosulich, nel 1923. È stata requisita dalla Marina Regia a Trieste nel 1940. Qualche tempo dopo, mentre il Laura C navigava a circa un miglio dalla costa calabrese, a distanza di pochi secondi l’uno dall’altro, due siluri squarciavano la fiancata sinistra del mercantile. Il carico del piroscafo, costituito da alimenti, vestiario e tonnellate di armi munizione ed esplosivo, era diretto in Africa a rifornire le truppe nazi-fasciste impegnate sul fronte settentrionale dell’Africa. Il recupero continuò per anni fino a quando un violento alluvione ingrossò la fiumara Molaro e trascinò completamente nei fondali il Laura C. L’atteggiamento delle istituzioni preposte al recupero del relitto fu quello di assoluto disinteresse, dovuto sia all’emergenza della guerra, che ad una cattiva amministrazione e gestione degli affari della marina militare.
A distanza di cinquanta anni, il relitto del Laura C sconvolge, nuovamente, l’opinione pubblica locale e nazionale poiché fonti della magistratura lasciano trapelare la notizia della possibilità che il tritolo del Laura C sia stato usato per numerosi attentati: quello in cui persero la vita i giudici Falcone e Borsellino, gli attentati di Roma in via Fauro e in Laterano, di Firenze in via dei Georgofili del ’93, gli attentati dell’11 marzo 2004 a Madrid, il fallito attentato al sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti ed in ultimo lo sventato attentato al giudice Ottavio Sferlazza di Caltanissetta.
Il progetto scenico
Il percorso di lavoro nasce da un’esigenza principale: restituire un fatto di cronaca utilizzando una commistione di linguaggi teatrali contemporanei. La messa in scena utilizza tecniche di teatro fisico, in cui il corpo dell’attore è scomposto e la creazione avviene seguendo una partitura di azioni fisiche. A questo si aggiunge la narrazione, accenni di tecniche circensi e acrobatiche, sketch di cabaret, così come le feste, i balli tradizionali irrompono in un clima immobile per restituire quelle relazioni umane che la ‘ndrangheta reinventa, ricostruisce ed immobilizza in una struttura che si mantiene ben salda e si presenta come sostituto di uno stato invisibile. Il ritmo, arricchito da gag e lazzi rubati dall’avanspettacolo e dal nuovo circo, viene contenuto da una colonna sonora infinita, a volte presente a volte invisibile, che attraverso un’unica traccia musicale montata ad arte con le azioni e le parole degli attori diventa la goccia d’acqua che segna il tempo infinito e sempre uguale a se stesso. La colonna sonora è composta da voci di radio e tv, che raccontano con fatti di cronaca un Italia che dal dopoguerra ai giorni nostri si ricostruisce, si trasforma, mantenendo all’interno delle componenti immobili, delle contraddizioni inafferrabili e degli eventi tragici che segnano il tempo; dai negozi che saltano alle fabbriche che non possono aprire alle guerre di mafia e giù di lì fino agli assassini di Falcone e Borsellino. Una trasformazione apparente di un sistema che non riesce a rinnegare se stesso, trasformandosi dal di dentro.
L’ironia, il tono farsesco e qualche accenno di cinismo sono la chiave di rappresentazione di uno spettacolo che descrive una situazione tragica.
Note drammaturgiche di Pasquale Marino
Leggendo “Aspettando Godot” ho trovato la cornice della mia storia. Passavo le estati in Calabria, in quel mare scrigno di un mistero. Questo spettacolo vuole dar voce a quelle bocche, si dipinge a cartolina di un territorio; colora paesaggi, volti e drammi quotidiani difficili da svelare a chi è lontano da quella realtà. Laura C racconta della nave nascosta nelle acque di Saline Joniche, “la santa Barbara della ‘Ndrangheta” supermercato di tritolo che fino al ’95 ha rifornito le cosche reggine.
Beckett diceva che se avesse saputo chi fosse Godot, di certo non avrebbe scritto l’opera; io conosco il mio Godot e so dove mi trovo ad aspettarlo. E’ una liberazione.
Liberamente tratto da “Aspettando Godot” di S. Beckett
Testo di Francesco Beltrani e Pasquale Marino
Regia di Gregorio Amicuzi
Con Michele Rispoli, Pasquale Marino, Gregorio Amicuzi
Musiche di A. D’Ntoni
Allestimento e disegno luci di Ignazio Abbatepaolo
Costumista: Margherita Pansini
Sarta: Annamaria Ciliberti
Grafica: Gennaro Lusito Rispoli
Ricerca documentaria
Ministero per i Beni e le Attività Culturali Archivio di Stato di Trieste – Trieste
Ministero delle Comunicazioni Biblioteca – Centro di Documentazione – Roma.
Ufficio Storico della Marina Militare Navi Mercantili Perdute – 3° Edizione Roma 1997 – Roma.
Archivio Centrale dello Stato – Roma
Ufficio Storico della Marina Militare – Roma
Capitaneria di Porto di Reggio Calabria – Reggio Calabria
Inchieste giornalistiche
Gianfranco Manfredi – Il Messaggero 30 aprile 1995
Lidia Barone – Il Manifesto 30 aprile 1995
Paolo Pollichieni – Gazzetta del Sud 10 maggio 1995
Tonio Licordari – Gazzetta del Sud 8 maggio 1995
Giuseppe Malara – Gazzetta del Sud 11 maggio 1995
Antonio Prestifilippo – Il mattino 8 maggio 2004






