Totò Speranza, ammazzato per 300mila lire
Morire per 300mila lire. Totò Speranza era un ragazzo come tanti altri, pieno di paradossi e di debolezze. Brillante e socievole. Fumava marijuana e non ha saldato il debito. Solo in Calabria si fanno i conti con la pistola. E così il 12 marzo del 1997 hanno ammazzato Totò, a 28 anni.
Un ragazzo cresciuto nella Locride, a Bovalino. In mezzo alle faide e ai sequestri, in un paese che non offriva e non offre nulla. Totò ha cercato la sua strada. A modo suo. Con un giubbotto di pelle, le borchie e la cresta è stato il primo punk della Locride. Isolato ma felice. A 17 anni, per gioco, ha preso in mano il basso, che non aveva mai suonato. E allora via all’avventura con il gruppo degli Invece, insieme agli amici di sempre, Salvatore Scoleri e Peppe De Luca. Suonavano una musica rivoluzionaria, il dialetto come mezzo di espressione. Nell’87.
C’era Totò Speranza quando hanno rapito Lollò Cartisano, nel ’93. Ed è stato uno dei protagonisti del movimento di protesta “Bovalino Libera”.
Ma a Bovalino è difficile trovare una strada. E allora via da emigrante, verso nuove avventure, Roma, l’estero, le andate e i ritorni. Gli errori e le ricadute. Perché Totò è passato anche nel tunnel della droga. Uscendo a testa alta. Pieno di umanità. Poi la voglia di riprovarci, a Bovalino. Ma qualcosa non ha funzionato.
Per l’omicidio di Totò è stato condannato a 17 anni Giancarlo Polifroni di Benestare, per anni latitante e coinvolto in un traffico internazionale di droga.
Ogni anno il gruppo degli Invece, che ha dedicato a Totò l’album “Ma comu si faci”, tiene un festival musicale a Bovalino. Totò è stato ricordato la scorsa estate durante la Lunga marcia della memoria. Stopndrangheta.it vuole ricordare Totò Speranza, vittima della ‘ndrangheta, con tutti i suoi errori e i suoi paradossi, la sua grande voglia di vivere. La sua grande umanità.






