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Quei cassetti della memoria

Centinaia di foto, di documenti, di testi, migliaia e migliaia di pagine di storia, quella della ‘ndrangheta e soprattutto quella dell’anti-‘ndrangheta. Filmati e documentari, articoli di giornale e libri ormai caduti nel dimenticatoio. Interi archivi impolverati, riflessioni e interventi preziosi che nessuno ha modo di leggere.

La memoria calabrese è un vecchio collage dai pezzi scollati. Ma la memoria deve essere condivisa, per rivivere. La memoria è di tutti. È questo un imperativo dal molteplice significato. Occorre ricostruire i pezzi, con pazienza certosina, con metodo e impegno. Con passione. Occorre dare ai calabresi, e soprattutto ai giovani calabresi, la possibilità di riscoprire radici e identità. E per farlo è necessario uno sforzo interpretativo, una ricostruzione attiva e consapevole.

Quello che bisogna fare è seguire l’esempio di Francesco Modafferi, il grande sindaco di Gioiosa Ionica e dei primati antimafia, scomparso lo scorso 7 aprile. Per più di 70 anni, Ciccio Modafferi ha archiviato ogni cosa riguardasse la ‘ndrangheta, l’anti-‘ndrangheta e le battaglie per i diritti e per la giustizia: volantini e sentenze, articoli di giornale e foto. Ogni cosa. Tutto in un rigoroso ordine. Per dare alla memoria calabrese quella dignità che le spetta.

Stopndrangheta.it vuole seguire l’esempio di Modafferi, raccogliere il testimone. Ma con una novità rivoluzionaria: internet offre oggi l’opportunità di rendere fruibile lo sterminato patrimonio di conoscenze e di sapere, la nostra memoria, la nostra identità, le nostre vere radici anti-‘ndrangheta. Con un clic le informazioni sono accessibili a chiunque, e in tutto il mondo.

Mappe interpretative e condivisione sono i criteri guida. Per condurre il lettore lungo gli sterminati scaffali dell’archivio web multimediale e rendere leggibili documenti incomprensibili ai profani e indigesti ai più. Ma anche per scardinare quei cassetti della memoria dove finiscono pezzi importanti della storia calabrese. Quei cassetti della dimenticanza, dell’oblio, a volte della presunzione e dell’arroganza. Per eliminare quelle rendite di posizione che fanno, a volte, di quella memoria mascherata una pericolosa arma.

La memoria deve essere invece condivisa. Non imposta dall’alto. E non bollata di ufficialità. Ma vissuta e ricostruita pezzo per pezzo. Deve resistere alla prova finale: la memoria è tale solo se creatrice di una identità coesa. Così non è stato, finora. In Calabria. Nel Meridione. La memoria deve essere credibile, certo. Deve essere credibile chi la predica. Ma un archivio documentato e puntuale porta con sé una credibilità oggettiva. Lasciamo parlare le carte, le storie, le vicende umane delle vittime della ‘ndrangheta. Sono loro, uomini e donne a cui ridiamo la parola, ad essere credibili anche per noi.

Siamo ripartiti dai nostri padri, da chi negli scorsi decenni ha scandagliato i fiumi carsici della memoria, ha scritto libri e ricostruito vicende. Storici e intellettuali, giornalisti e magistrati, ma anche registi e artisti. Un pezzo fondamentale, da recuperare, valorizzare e mettere a frutto. Anche coinvolgendo direttamente (con commenti, interviste, interventi) quei protagonisti per attualizzarne l’opera e il pensiero. A volte, quando la confusione sotto il cielo è davvero troppa, occorre rifugiarsi nel passato. Richiamare il passato per parlare al presente, che non si può raccontare.

E se la memoria è la linfa vitale, se la meglio gioventù delle nostre vittime è l’esempio, la creatività dei giovani è il vero antidoto alla ‘ndrangheta. Ecco perché Stopndrangheta.it è alla ricerca dei giovani talenti, degli attivisti e dei musicisti, di attori e registi, per mettere in piedi un network di arte&cultura contro le cosche.

Sono i giovani il futuro, e le scuole il riferimento principale di un archivio che si pone non come un contenitore statico, ma come un centro propulsore di ricerca e produzione culturale. Materia viva per gli studenti, da plasmare lungo un percorso di comprensione.

Inutile sottolineare che Stopndrangheta.it è un cantiere aperto a tutti, in continua evoluzione, assolutamente incompleto e incompletabile. In attesa dei doverosi e auspicati commenti, critiche, consigli, chiediamo venia per le inevitabili lacune. Non è l’oblio che ci ha vinti, ma il tempo tiranno, i mezzi di fortuna, i nostri limiti.

L’archivio è di tutti. Vivrà dell’apporto continuo dei suoi lettori. L’invito è a collaborare. Ai giornalisti, ai creativi e ai fotografi chiediamo di fornire all’archivio materiale audio, video, fotografico e giudiziario, utile a ricostruire la storia della ‘ndrangheta e dell’antimafia calabrese, e a proporre nuove idee da realizzare insieme. Agli editori chiediamo l’adesione al progetto, donando un abbonamento annuale alle testate e alle riviste o copia delle pubblicazioni sulla ‘ndrangheta. Alle scuole, alle associazioni, alle istituzioni, alla società civile chiediamo l’adesione e l’avvio di un confronto per la definizione di un percorso di attività comuni.

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Chiudiamo con un monito sciasciano, che è anche una viva speranza: "I nodi vengono al pettine, se c’è il pettine".