“Lo Stato ha il dovere di pagare il riscatto”
MELICUCCO – Finora nella lunga storia dei sequestri di persona non si era mai verificato che la famiglia di un rapito si rivolgesse direttamente allo Stato perché paghi il riscatto. E’ successo con il sequestro di Ottavio Pronestì che, rapito il 5 novembre dell’ anno scorso, si trova ancora nelle mani dei banditi che hanno chiesto un riscatto di cinque miliardi di lire.
Il padre di Ottavio Pronestì, Michele, per dieci anni sindaco di Melicucco, ieri ha fatto sapere che se lo Stato non accoglierà la richiesta di anticiparmi i cinque miliardi chiesti dai sequestratori di mio figlio, lo citerò in giudizio per danni. Pronestì è andato addirittura oltre ed ha detto che uno Stato che non è in grado di garantire la sicurezza dei cittadini non può definirsi democratico.
La richiesta d’ intervento statale è stata avanzata con una lettera al capo dello Stato, al presidente del Consiglio dei ministri, al ministro degli Interni, ai segretari dei partiti, al capo di Stato maggiore dell’ esercito e alla stampa. Una lettera piena di angoscia e di amarezza. Perché si domanda Pronestì lo Stato non anticipa i cinque miliardi richiesti come riscatto prendendo a garanzia tutte le proprietà del sottoscritto salvando quindi una vita umana?
Ieri il padre del rapito ha detto che la Costituzione italiana è fondata sulla libertà dei cittadini e chi deve garantire questa libertà è lo Stato. Se non si riesce a garantire l’ incolumità si capisce qual è la logica aberrante che provoca le faide: il cittadino è costretto a farsi giustizia da sé. Allo Stato ha detto ancora Pronestì manca la forza per proteggere la libertà dei suoi cittadini. A questo punto è suo dovere anticiparmi i cinque miliardi che mi sono stati richiesti.
L’ ex sindaco afferma che comunque non sarebbe in grado di pagare il riscatto. Signori uomini politici, persone con cariche dello Stato ha scritto mettetevi una mano sulla coscienza ed immedesimatevi nei panni del sottoscritto, pensando alle condizioni in cui può trovarsi Ottavio, e solo così potete giudicare lo stato d’ animo e di conseguenza il mio comportamento.
Pronestì ieri sera ha rivolto anche un appello ai rapitori del figlio invitandoli a riprendere i contatti e a fornirgli la prova che Ottavio sia ancora in vita. Al momento Ottavio Pronestì è l’ unico ostaggio calabrese in mano all’ Anonima sequestri. Fu rapito il 5 novembre scorso in una sua proprietà del Comune di Stefanaconi (Catanzaro). Due persone lo portarono via con la sua stessa automobile, una Alfetta, mentre lavorava con un colono che fu legato ed imbavagliato e che poi diede l’ allarme ai carabinieri.
La proprietà dei Pronestì si trova nei pressi dello svincolo delle Serre dell’ autostrada del Sole Salerno-Reggio Calabria, vicino al fiume Mesina. I Pronestì hanno inoltre proprietà nella zona di Laureana di Borrello, nella piana di Gioia Tauro, in provincia dunque di Reggio Calabria. Ottavio Pronestì è fratello dell’ attuale sindaco di Melicucco, Furio Orlando Pronestì, democristiano. Michele Pronestì è stato invece sindaco del paese dal 1972 al 1982.
Nelle mani dell’ Anonima sequestri calabrese ci sono inoltre Cesare Casella e Carlo Celadon, che proprio in questi giorni hanno compiuto un anno dal loro sequestro. I due giovani, entrambi di 19 anni, furono infatti rapiti il 18 gennaio dell’ anno scorso, Casella a Pavia e Celadon ad Arzignano, in provincia di Vicenza.






