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Il dramma di Edoardo Annichiarico tenne col fiato sospeso tutta l’Italia

Il sequestro dei tre giorni e dei tre balordi. In meno di settantadue ore forze dell’ordine e Procura risolsero il giallo legato al sequestro di Eduardo Annichiarico, appena diciassette anni, rapito una sera di novembre dei primi anni Ottanta nel centro di Castrovillari.

L’adolescente, figlio d’una nota e stimata famiglia di gioiellieri, era su corso Garibaldi assieme a un’amica quando un giovane, in paese noto come il "professorino", lo invitò a salire in auto assieme a lui perché doveva parlargli. Invece era una trappola per rapirlo. Il sequestro fu appurato già poche ore dopo, quando una telefonata in casa Annichiarico chiese una grossa somma quale riscatto per la liberazione di Eduardo. Scattarono le indagini dei carabinieri e non fu difficile individuare il "professorino" come l’ultima persona vista assieme al diciassettenne. Il criminale crollò dinanzi alle domande incalzanti degli inquirenti.

Troppi occhi avevano visto l’adolescente salire in macchina con lui. D’altronde la temperatura non era ancora troppo fredda e a quell’ora il corso principale di Castrovillari era colmo di gente. Agire lì, di sera, non è stato proprio una scelta da professionisti. Infatti i tre non lo erano, come dimostrarono una serie di errori commessi uno dopo l’altro già nei primi momenti dopo il rapimento. A cominciare dall’uccisione del prigioniero, barbaramente freddato a coltellate quasi sicuramente poche ore dopo il sequestro.

Quando il "professorino" cominciò a narrare cos’era successo quella dannata sera, e a fare i nomi dei complici, raccontò che il corpo di Eduardo era stato abbandonato sull’autostrada. Carabinieri e polizia setacciarono l’intero tratto calabrese della Salerno-Reggio Calabria, che fu anche parzialmente chiuso al traffico, sino a quando appuntarono la loro attenzione sullo spezzone che lega Castrovillari con Cosenza. Al termine del terzo giorno successivo alla telefonata dei rapitori, il cadavere di Eduardo venne trovato in avanzato stato di decomposizione, nell’erba, ai bordi d’una piazzola si sosta sulla corsia nord dell’A3, poco dopo la galleria di Tarsia. Fu recuperato e trasferito all’obitorio dell’ospedale di Lungro, dove venne sottoposto all’autopsia anzitutto per risalire al momento della morte.

Non molto lontano dal luogo del ritrovamento, sulla Statale 19 che corre parallela all’A3, esisteva una vecchia casetta che gli investigatori sospettarono fosse il luogo in cui il giovane Annichiarico venne tenuto prigioniero prima della drammatica morte.

Il "professorino" e i suoi due complici sono stati condannati con sentenza successivamente passata in giudicato. A uno dei tre la Corte d’assise riconobbe la parziale infermità mentale, riuscendo così a ottenere un sostanzioso sconto della pena.