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Fascismo, il confino politico in Calabria


(AGI) –
Limbadi (Vibo Valentia) – Sono state circa 2 mila e 500 le persone
sottoposte al confino politico che il fascismo mandò in Calabria, di cui circa
400 donne. Il fenomeno ha interessato 80 comuni. I provvedimenti di confino
assegnati ai calabresi sono stati 426. Si è concluso con queste eloquenti e
drammatiche cifre e con la proiezione del film "La villeggiatura" di
Marco Leto, il convegno "Il confino politico in Calabria" che si è
svolto nella sala convegni del Palazzo municipale alla presenza dello stesso
regista, e sul quale si sono confrontati diversi storici. Non erano certo dei
"villeggianti", i confinati politici durante la dittatura fascista e
dal quale è nata l’idea di questo convegno tra il professor Ferdinando Cordova
(Università "La Sapienza" di Roma) e il sindaco di Limbadi Pantaleone
Sergi. Quello dei confinati in Calabria è un tema politico attuale come ha
spiegato Cordova: "Nonostante la Calabria abbia ospitato un cospicuo
numero di confinati, alcuni illustri (basti pensare a Cesare Pavese)
l’argomento è stato trattato finora solo marginalmente dalla storiografia col
rischio quindi che venisse persa la memoria di una parte così rilevante della
storia recente del nostro Paese".
I dati emersi sono emblematici della variegata e a volte drammatica condizione
nella quale sono stati costretti a vivere le persone soggette al confino, un
istituto di prevenzione, di repressione e di controllo sociale applicato con
sistematicità dal regime di Mussolini. Un fenomeno che se da una parte è stato
uno strumento del totalitarismo, per il quale lo Stato così come riconosce
l’esistenza degli individui, può anche toglierla con ogni mezzo; ma che ha
determinato un effetto boumerang per il regime, in quanto – come è stato
ribadito – in molti casi ha alimentato l’antifascismo locale. In questo quadro
la scelta come sede di confino di Limbadi è emblematica, (anche se entrò tardi,
nel ’34), come ha sottolineato Sergi, con circa 40 confinati, i quali per
motivi diversi furono vittime di questo strumento repressivo, ma che hanno
stretto con la popolazione un legame dai risvolti umani, e diversi confinati
sono tornati negli anni 50. Tra i tanti casi Sergi ha citato quello di Lucia
Sacchetta, una donna di 60 anni quasi cieca.
Molti e importanti i contributi di docenti e studiosi. Hanno relazionato: Paola
Carucci "Il confino fascista: storia e normativa"; Amedeo Osti e
Paola Salvatori "Geografia del confino in Calabria; Antonella Picchiotti
"Le donne al confino in Calabria"; Rocco Lentini "Il confino
politico a Cittanova; Pantaleone Sergi "Confinati politici a
Limbadi"; Katia Massara "Confinati politici calabresi"; Giuseppe
Neri "Cesare Pavese al confino di Brancaleone"; Pasquale Iaccio
"Il confino nel cinema".
Nella due giorni del convegno organizzato dall’Amministrazione comunale di
Limbadi e dall’ateneo romano, hanno presieduto, oltre al prof. Cordova anche il
professor Fausto Cozzetto (docente di Storia moderna all’Università della
Calabria). Il simposio inoltre è stato patrocinato dal Consiglio regionale
della Calabria, dall’Amministrazione provinciale di Vibo Valentia, dalla
Deputazione di Storia patria della Calabria, dall’Istituo "Ugo
Arcuri" di Cittanova (RC), dal Credito cooperativo di San Calogero (VV),
dalla Banca Popolare di Bari e dalla fondazione Carical. L’assessore alla
Cultura della Provincia di Vibo Valentia Giuseppe Ceravolo, intervenuto alla
cerimonia inaugurale ha annunciato la pubblicazione degli atti, ritenendoli un
contributo essenziale per la ricostruzione della storia di quegli anni in
Calabria.