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Crimine, una sentenza complessa

Una sentenza complessa
quella di oggi nel processo Crimine. La cui lettura va e deve andare ben al di là del dato
processuale. In pochi altri come in questo caso, il deposito delle motivazioni da parte del Gup
Giuseppe Minutoli saranno rilevanti per
comprendere come siano state valutate dall’organo giudicante la miriade di
elementi ed il corpus investigativo fatto transitare dalla Procura di Reggio
Calabria nel decreto di fermo degli indiziati di delitto che ha portato agli
arresti dell’estate del 2010.

Circa 30 le assoluzioni, alcune con formula piena. Ma a
colpire è soprattutto l’entità delle pene comminate, di gran lunga inferiori
rispetto a quelle richieste dalla pubblica accusa. Il perché potrebbe rinvenirsi
nel mancato riconoscimento dell’aggravante della transnazionalità
dell’organizzazione che era stata contestata a tutti gli imputati accusati di
416bis. Circostanza che, se verrà confermata, allo stato rimane inspiegabile, data la rilevanza e la
completezza degli elementi probatori che dimostrano l’esistenza di una
‘ndrangheta internazionale capace di essere presente attivamente in Italia,
Australia, Canada, Germania e Svizzera.

Ma un dato è certo ed assodato, ora anche processualmente.
La ‘ndrangheta non solo esiste, ma lo è con caratteristiche verticistiche
agendo attraverso capi riconosciuti tali a livello provinciale e non solo
locale. Al Capo Crimine Mico Oppedisano la condanna a 10 anni di
reclusione. Potrebbe sembrare poca cosa rispetto
ai decenni di pena che sono stati comminati in altri processi. Ma
non è proprio così.
Queste condanne hanno un peso maggiore, molto più ampio di
quello che la matematica potrebbe far credere.

Crimine è un processo che ha fatto e fa paura. Continuiamo a
chiederci perché. Lo dimostra il clima teso in aula questa mattina. Lo
dimostrano le decine di esponenti delle forze dell’ordine schierati a garantire
l’ordine pubblico. Lo dimostrano le urla di gioia dei parenti degli assolti ed
i visi sprezzanti dietro le sbarre. Lo dimostra la ritrosia a dare alla lettura
del dispositivo maggiore pubblicità di quella che la presenza in aula ha
garantito.

Crimine è un processo complesso, che viene dopo decenni di
silenzio. Che è stato costruito con cura e dedizione e che, nel complesso, ha
retto all’indolenza delle aule reggine.

Ma la sentenza di oggi, lo diciamo, lo abbiamo detto, è solo
un passaggio di un’operazione più complessa. Scuoterci e scuotere le menti di tutti. Non abbiamo le
condanne esemplari che molti auspicavano. Ma il resto non si ferma. Anzi è una
strada tutta da iniziare a coltivare. I vertici di questa organizzazione sono
stati riconosciuti tali. La sua natura tanto pericolosa, quanto negata, lo è
stata. Ora tocca a noi.

Far cadere Crimine nel dimenticatoio, alimentare o
consentire le demistificazioni ed i tentativi di attacco che verranno,
costituirà una vera sconfitta del movimento di pensiero e di azione che "Una e
‘ndrina" ha avviato.

Cosa sia la ‘ndrangheta lo abbiamo potuto verificare tutti
con i nostri occhi e le nostre orecchie. Sono i boss a parlare di loro
stessi. In Calabria, ma ormai in tutta
Italia, lo verifichiamo ogni giorno. E
per combatterla, oltre che non smettere di parlarne, serve conoscerne i
meccanismi esistenziali, i nodi che costituiscono e sostengono la "forza di
intimidazione del vincolo associativo".

Se la ‘ndrangheta è una ed una sola, chi decide di starne
fuori siamo molti di più. Continuiamo a
dimostrarlo.