Sentenza strategica, ma vinceremo solo con etica e civiltÃ
Reggio Calabria – Don Mico Oppedisano, alla guida di un impero criminale come quello della ‘ndrangheta non ce lo vedo. Quell’omino che guidava la motoape e vendeva basilico al mercatino non è per me il capo dei capi. O meglio non lo è per come è stato descritto dai cronisti della prima ora. Altro è dire che la ‘ndrangheta è unica e verticistica, almeno nel senso che do’ io a tale lettura. La ‘ndrangheta è unica perchè unico è il modo di agire, uniche sono le regole e unica è la cultura che sottende al suo governare nei territori. Credo che cercare un cabina di comando della ‘ndrangheta sia operazione inutile. Inutile e folle. Si è vero, esiste il Crimine, e il crimine era Oppedisano. Esistono i mandamenti e sono quelli che già erano stati delineati dall’operazione "Primavera". Ci sono le cosche della Jonica, della Tirrenica e della Città. Ma non esite un capo. Non può esistere. La ‘ndrangheta è tale in quanto padrona del proprio territorio, e su ogni paese, quartiere pezzo di terra c’è una cosca che comanda. E comanda lei e lei sola. Seguendo le regole che sono comuni, ma senza alcuna interferenza. Nelle carte che vado studiando da alcuni anni e l’esperienza che penso di avere messo assieme, mi dicono che per capire la struttura della ‘ndrangheta, bisogna ragionare su diversi livelli. Il primo livello è, appunto quello della territorialità. "A me casa cumandu sulu jeu". Il secondo livello è quello della territorialità allargata, con cui si gestiscono i rapporti di buon vicinato. Il terzo livello è quello degli affari, ossia ognuno sul suo territorio fa gli affari che vuole. Il quarto è quello degli affari comuni, secondo cui più gruppi possono lavorare assieme per uno o più scopi, anche su territori non propri a patto che ne diano conto e soddisfazione ai padroni locali. La maglia che tiene assieme il tutto non è una rete in senso stretto. Ma è un’articolazione su tre dimensioni. La lunghezza è costituita dal clan in quanto tale. La larghezza dall’autorevolezza che lo stesso clan, o gruppi di clan hanno nel panorama mafioso. E la profondità è costituita dalla cultura mafiosa. Ossia un misto di regole. Leggi scritte, come quelle che vengono usate per conferire cariche e doti. E leggi non scritte, che sono la cosuetudine dell’agire mafioso.
Ecco in quest’ultimo senso ha un ruolo Mico Oppedisano. Don Mico e il gruppo ristretto di persone che costituiscono la Provincia altri non sono che il tribunale delle regole da una parte, e la memoria delle consuetudini dall’altra. In base a queste decidono se e come si può aprire un locale di ‘ndrangheta nel nord Italia o nel resto del mondo. E sugli stessi principi somministrano "consigli" e indirizzi su come redimenere controversie e tensioni. In questo è unitaria la ‘ndrangheta. Fuori dalle regole e dalle consuetudini della "Provincia", non è ‘ndrangheta, ma criminalità organizzata. Fuori da quel mantello tridimensionale non si è uomini d’onore e non si può aspirare all’accesso ai sistemi che la ‘ndrangheta garantisce. All’esterno non c’è l’obbligo del sostegno reciproco, non c’è la solidarietà ideologica e sostanziale. Fuori sei solo. Fuori sei un’altra cosa, sei organizzazione criminale e basta, che con la ‘ndrangheta si può scontrare o trovare accordi, ma su un piano diverso.
A quanti mi chiedono come finirà il processo Crimine rispondo senza ombra di dubbio i giudici saranno durissimi. Che le condanne fioccheranno pesanti su quasi tutti gli imputati. A quanti mi chiedono se la ‘ndrangheta sarà sconfitta dico che ciò non avverrà né con processo Crimine né con altri simili. Per una ragione molto semblice: gli uomini resteranno sepolti da decine e decine di anni di carcere ma regole e le consuetudini resteranno tali. La memoria non si arresta, la cultura neppure. La ‘ndrangheta, o meglio i clan della ‘ndrangheta possono essere sconfitti sul piano militare o economico. Già oggi si vedono i risultati di inchieste importantissime da questo punto di vista. Ma la cultura mafiosa, la mafiosità, che rigenera e lega i clan va affrontata su un altro livello. La sentenza Crimine sarà fondamentale dal punto di vista strategico. Dimostrare l’unicità della ‘ndrangheta risulterà determinante in futuro per continuare a colpire le cosche. Sarà certo un colpo durissimo, almeno quanto lo fu la sentenza del maxi processo di Palermo. Ma il resto è ancora tutto da costruire sul piano delle regole etiche e delle consuetudini civili. Quando etica e civiltà copriranno regole e consuetudini della ‘ndrangheta sarà un giorno importante. Avremo vinto.






