Polistena, tutti al fianco del sindaco Tripodi
A volte capita, anche nella Calabria profonda abituata alla
rassegnazione. A volte succede, anche al centro della Piana di Gioia Tauro,
dove i flussi di potere ‘ndranghetistico si incrociano e si sentono protetti.
Ma in realtà a Polistena succede da decenni e Michele Tripodi il sindaco di
questa città che, a suo modo, sta segnando la storia calabrese, lo vuole
ricordare. Perché l’antimafia a Polistena è dai tempi dell’eroico sindaco Mommo
Tripodi che sanno cosa sia. E lo fa la sera dell’11 gennaio 2012, in una sala
consiliare stracolma davanti a decine di sindaci, rappresentanti dei partiti,
dei sindacati, dell’associazionismo che l’antindrangheta la fa sul campo. Come
Libera Piana il cui rappresentante, don Pino De Masi, usa, come di consueto,
parole chiare e dure contro la ‘ndrangheta. Anche quella presente nella sala. "Perché
l’antimafia a Polistena la si fa ogni giorno alzandosi la mattina e decidendo
di fare piccole e grandi scelte. Perché non dobbiamo dimenticare che anche l’area
grigia può avere tante variegate tonalità" tuona Don Pino.
Michele Tripodi non ha alcuna intenzione di cedere nemmeno
un centimetro di territorio alla ‘ndrangheta. Quel territorio difeso a caro
prezzo da decenni. Sa di non essere solo perché la città da anni è dalla sua
parte, ma non accetta "la solidarietà condizionata" da parte del resto del
mondo istituzionale. Sa che le intimidazioni ricevute nel periodo natalizio non
sono "furti di macchinette" ma sono dei chiari messaggi dei clan che tentano
una nuova "strategia della tensione". Ma la strada di quello che molti in sala
definiscono "un comune scomodo per la ‘ndrangheta" non è la lotta solitaria. Ma
la battaglia culturale. Che passa dalla costituzione di parte civile nel
procedimento "Scacco Matto" (la cui ordinanza di custodia cautelare è stata
eseguita il 15 marzo 2011 contro 34 esponenti della cosca Longo di Polistena)
in rete con il Comune di Rosarno. Perché è inaccettabile consentire che un
vecchio boss definisca "accanimento" la strategia della presenza processuale segnata
da Peppino Lavorato e seguita da anni dal sindaco Elisabetta Tripodi. Perché i
processi sono importanti secondo il sindaco di Polistena, soprattutto quando
hanno una portata rivoluzionaria come "Crimine", la cui sentenza potrebbe rappresentare
per le cosche calabresi una sconfitta pari a quella subita dai clan siciliani
con i maxiprocessi degli anni ’80. Ma le strategie e le vittorie giudiziarie
non possono bastare, lo sa bene il sindaco Michele Tripodi che ogni giorno fa
passare la lotta alla ‘ndrangheta da scelte politiche come una gestione
coraggiosa dei beni confiscati che veda l’amministrazione presente sulle ex
proprietà dei boss e da una programmazione urbanistica "armonica e
sostenibile".
Polistena ci crede e non si piega. Prima o poi la
‘ndrangheta potrà disperare di non fare più paura. Un po’ come il vecchio
fantasma di Canterville di Oscar Wilde.






